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Sognando per vivere.

Quando tutto è contro, quando tutto manca, non si può fare altro che sognare!

Lo sa bene il protagonista Mino,  di questo romanzo:

“Avevo solo venticinque anni, i miei genitori erano saliti troppo presto in cielo, sette tra fratelli e sorelle tutti più grandi, sposati e con figli, perdendo i genitori, lentamente si persero pure i contatti, ero sballottato da uno e da un altro, non ce la facevo più, terminata la scuola alberghiera, misi tutto in un borsone, il primo treno ad alta velocità, ed eccomi qui a mille chilometri di distanza, mandai un messaggio, nessuno mi rispose.

Avranno tirato un sospiro di sollievo? Non lo so!”

Mille chilometri lo dividono dal luogo dove è nato, quasi una “barriera”, per allontanare l’infanzia e i ricordi, ma…c’è sempre un ma, il destino per lui riserva delle sorprese:

“Mi aveva dato la carica, mi ero ripreso dal grigiore del mattino!

Avevo diviso la città in quattro rettangoli, il modo di operare era sempre lo stesso, cercavo lavoro nella ristorazione, era l’unica cosa che sapessi fare, ma quella mattina, decisi di fermarmi in ogni negozio, era l’ultimo rettangolo, dovevo trovare  assolutamente qualcosa.

Ero determinato, quelle porte sbattute in faccia non mi demoralizzarono, all’ora di pranzo, iniziai con i ristoranti, kebabberie, osterie, trattorie, pizzerie e fui fortunato!

“Osteria  da Davide” trattoria tipica.

Entrai nel locale gremito di persone, ne contai una cinquantina e vidi questo giovane con i capelli racchiusi in una coda di cavallo che si faceva largo tra i tavoli, carrozzine e sedie, portando dei piatti fumanti, chi lo chiamava, chi chiedeva dell’acqua, invece di stare ad aspettare alla cassa come facevo di solito con il mio foglio e il curriculum, mi avvicinai appena fu ad un passo da me

  • Ti serve una mano?

Non ci pensò due volte, mi squadrò

  • Certo!

Tanto mi bastava!”

Avere la curiosità e la voglia di lavorare, questi sono i suoi punti principali, mai arrendersi, arriva sempre il momento:

“Eravamo agli inizi di novembre, fuori c’era il gelo, quindi ci anticipavamo a turno per far trovare accogliente il locale, così accadde quel giorno che mi avrebbe cambiato la vita!

Mi anticipai per il pranzo, Davide mi aveva dato da tempo  le chiavi del locale, ero contento, si fidavano di me, questo mi inorgogliva, dopo aver acceso il camino e le stufe a gas, aggiustato i tavoli andai in cucina, volevo fare qualcosa di sfizioso, avevo notato che gli ospiti nell’attesa di quello che avevano ordinato, diventavano qualche volta intolleranti.

Aprii la porta della dispensa e li vidi, due sacchi di polenta da un chilo, il pensiero corse immediatamente a mio nonno, aveva un mulino e il ricordo di quella piccole porzioni di polenta, calde, fumanti, mi riempiva di gioia.

Fu un tutt’uno, misi subito il pentolone, poi come mi aveva insegnato mia nonna la preparai dosando la giusta quantità d’acqua e di sale, nell’attesa che si raffreddasse dopo aver pulito e igienizzato, versai tutto su una lastra di marmo, accesi sotto l’olio della friggitrice.

Arrivò Amelia, ma non me accorsi, poi Davide e gli altri, fischiettavo e lavoravo, feci tanti tocchetti fritti, una montagna

  • Ma bravo!”

Poi un angelo:

“Sentii una mano calda toccare la fronte, poi delle coperte, e mi assopii.

Nel dormiveglia

“Ma è proprio lui?”

“Si”

“Ma che è successo?”

“Colpo di freddo!”

“Tu pensi?”

“No, ne sono certa”

Null’altro.

Erano circa le quattro di mattina, mi svegliai avevo ancora dei dolori, ma i crampi erano spariti, ma tutto scomparve, quando incredibilmente vidi ai piedi del letto raggomitolata c’era lei, Aura.”

Un notaio/giardiniere, il roseto, una bimba impertinente, un segreto e un insieme di gioia, dolore, amore, rispetto e ricordi, condiscono la storia:

“Mi girai, c’era un uomo sulla settantina, vestito di tutto punto con la cravatta, sulla giacca aveva messo un grembiule da giardiniere, aveva i guanti e una cesoia in mano

– Sono Mino, quello che da poco ha telefonato per il posto di cuoco.

L’uomo si rilassò, anzi mi parve che sorridesse

– Sono il Notaio Di Gigi.

Un notaio era il giardiniere?

Ero un libro aperto per lui, sorrise

– Non ci faccia caso, curo queste rose da diversi anni, da quando Anna la proprietaria è morta.

Così dicendo, si disfò del grembiule, posò le cesoie e mi strinse la mano

– Vuole vedere la struttura?

In effetti avrei voluto, ma quella domanda era sulla punta della lingua

– Scusi l’impertinenza, ma lei notaio come mai cura le rose e non le fa curare?

Pensai di aver fatto una cavolata, invece si era illuminato in viso

– Non dovrei rispondere alla sua domanda, ma lo faccio perché è anche una risposta a quello che mi aveva chiesto per telefono. Vede, sono l’esecutore testamentario dei coniugi che hanno creato questo luogo, erano miei amici dal tempo dell’infanzia e ho seguito tutte le loro vicissitudini fino alla morte della mia amica Anna. Fra tre mesi si compie il loro volere per testamento, se non dovesse accadere nulla, la struttura che lei ha visto solo dall’esterno, verrà messa all’asta e da qui, la necessità di avere un cuoco che la curi fino al termine dei tre mesi.”

Ed è solo l’inizio dell’avventura!

Buona lettura.

 

La forza e la disperazione.

Nella vita è sempre così.puoi fare cento cose buone, ne sbagli una e tutto crolla, in un attimo, il passato non conta, conta sempre e solo,  il presente!

E’ quello che accade al nostro protagonista:

” Vari riconoscimenti in dieci anni nella carriera di ufficiale non hanno impedito che mi comminassero una sanzione disciplinare grave per un’azione condotta male e con madornali errori non dipendenti dalla mia volontà, ed è per questo che sono stato spostato dall’ufficio operativo della narcotici dei carabinieri ad un reparto amministrativo in un’altra caserma da sei mesi.

Ma quello che è peggio, mi tengono inattivo, sono in questa stanzetta da sei mesi senza avere un incarico amministrativo, semplicemente mi ignorano!

Rispetto ai non orari che avevo prima, fare dalle 8 alle 14.00, mi pesa più di tutte le notti che sono stato operativo in pedinamento o appostamenti.

E la centesima volta che apro quest’armadio e lo rimetto a posto, pratiche dell’anno 2016, nessuno mi ha dato l’incarico di farlo, ma qualcosa dovrò pur fare, passo il tempo mortificandomi sempre giorno per giorno.

E’ un braccio di ferro tra me e loro.

Chi sono loro?

Sono i miei colleghi i topi da scrivania che non hanno mai fatto parte di un’azione operativa, sono “ dei senza pistola”, pure quella mi hanno ritirato, quando il capo ufficio mi ricevette, disse che ero stato fortunato che non mi avessero sbattuto fuori dall’arma dei carabinieri.

Non devo dare soddisfazione!”

Ma come dice un  vecchio detto “non tutti i mali vengono per nuocere”!

Un’occasione, un’incarico speciale sotto copertura, l’aiuto di un “diversamente giovane”, una donna dal carattere forte, un nemico/amico, una partita di droga in arrivo, una non prostituta:

” Dopo aver servito altri tavoli mi avvicinai

– Desiderate?

Si guardarono intorno

– Devi andar via!

Mi abbassai come se volessi pulire il tavolo

– Perché?

– Ci ha mandato il colonnello, ha fatto delle indagini, negli ultimi sei mesi sono sparite sei persone da qui.

Come? Che significa?

– Si vi porto subito qualcosa.

E partii per andare in cucina, come sono sparite sei persone e perché nessuno me l’ha detto?

Passai la comanda che mi ero inventato a Lana e rientrai

– Ecco!

Poi bisbigliando

– Isabella che storia è questa?

Non mi rispose lei, lo fece Enzo

– Quando ha confrontato la tua richiesta, ha chiesto spiegazioni ai gialli, c’è stata una discussione accesa, poi alla fine hanno dovuto ammettere che ne erano a conoscenza ma non avevano detto nulla.

– Il colonnello è preoccupato e ha mandato noi a prelevarti.

Disse Isabella

Posai i piatti e le bibite e senza dire una parola, passai ad un altro tavolo.

Si, certo era facile, potevo andarmene, ma poi?”

Nessuno l’ammette, ma si sa le donne hanno un sesto senso:

“Prendemmo il tram, faceva molto freddo, per riscaldarmi le mani, lei le prese tra le sue (fu un gesto spontaneo e non mi azzardai a ribellarmi, mi piaceva)  e così arrivammo al paese, facemmo una passeggiata quasi in silenzio, poi intirizziti dal freddo entrammo in un pub, era bello e riscaldato, ordinammo dei panini, mentre attendevamo

– Sai che questa è la prima volta da tre anni che metto piede in paese.

Non dissi nulla

– Si, ero con un ragazzo, molto geloso e non gli piaceva passeggiare come abbiamo fatto noi, quando gli proponevo un’uscita trovava sempre il modo dissuadermi, quando te l’ho proposto, non mi aspettavo che accettassi ma sono stata felice che l’hai fatto.

Era il mio turno

– Sono soli pochi giorni che ti conosco, ma ho imparato ad apprezzare i tuoi silenzi e ti posso assicurare che sono più rumorosi delle tue parole.

Abbassò la testa, schernendosi

– Era da tanto che desideravo uscire con una persona speciale, e tu lo sei.

Sbigottita, ero stato sincero

– Smettila! Mi fai arrossire.

– E perché? Adesso sto dicendo la verità!

Lei seria, mi guardò fisso negli occhi, ma come fanno? le donne! dico a capire quando c’è qualcosa che non va?

– Tu mi nascondi qualcosa!”

Ma come sempre accade, quando si incontra l’amore,  tutto si modifica, il destino ha ancora delle prove da fargli superare:

“Non vedevo l’ora di stare in ufficio da solo, appena ci riuscii,  mentre stavo fotocopiando le foto dei bigliettini, sentii fuori un fracasso, mi stavo alzando quando venne il mio vice

– Comandante, non vorrei disturbare, ma c’è una donna che chiede del comandante a gran voce, vuole sporgere denuncia.

Sorpreso

– Ma c’è l’ufficio denunce?

– Si, glielo ho detto, ma vuole parlare con il comandante.

Ero seccato, proprio in quel momento, non volevo, ma non potevo dire di no

– La faccia entrare.

Grande fu lo stupore di entrambi, quando vidi di chi si trattava, era Lana!

– Ma tu!

Sbiancò!

 Era rimasta a bocca aperta, mi alzai di scatto e la feci sedere, poi mi misi di fronte a lei

– Si, io Lana sono il nuovo comandante della stazione dei carabinieri, da oggi. Perché sei venuta?

Non rispondeva, strapazzava la borsa in mano, girava lo sguardo da un’altra parte, no, non poteva sapere quello che sentivo, dentro di me c’era un misto di rabbia e d’amore

– Ripeto, perché sei venuta?

Stavolta le avevo preso il viso e la stavo guardando negli occhi, non poteva abbassare lo sguardo

– Sono venuta per denunciare una persona di stalking.

Senza nessun stupore

– E chi sarebbe?

Lei mi guardò negli occhi

– Sei tu!

– Io?”

Ma non finisce qui!

Buona lettura

La finzione diventa realtà!

Una falsa identità, un lavoro certosino, un agente dell’FBI in incognito, un soggetto da contattare:

Prima parte – La finzione

(Promemoria sotto copertura – nome: Sara)

Il mio nome sarà Sara, da sette anni responsabile in un negozio di informatica progettazione e sviluppo, 32 anni, single, non per necessità ma per scelta almeno per il momento.

E già, per scelta!

Ma oggi, inizio ad avere dei dubbi, vivo da sola, fotografa paesaggistica per passione, lavoro con quattro uomini, due sposati, due single, uno troppo anziano e uno troppo giovane.

Spesso, mi capita di essere chiamata da amici e parenti, a fare delle foto per qualche evento, mi diverto molto, e non nascondo che ogni volta, penso inconsciamente  “forse questa è l’occasione giusta”, per conoscere qualcuno, che faccia al caso mio.

Esatto!

Perché con l’età si iniziano ad avere dei dubbi, sulla persona che si vorrebbe vicino, certo, non mi sono mancate le occasioni di incontrare qualcuno, ma le motivazioni non erano quelle che canonicamente si conosce, conoscenza, innamoramento, fidanzamento e matrimonio!

Oggi ci si incontra, uno sguardo d’intesa, una parola, si passa la giornata, e poi, qualche ora a letto, per poi:

– Ci vediamo in giro, ciao!

– Ciao.

Solo e soltanto desiderio occasionale e ormonale!

Surrogato dell’amore!”

Tutto pur di raggiungere, un risultato, anche inventarsi un’Agenzia fantasma:

“Agenzia fantasma

– Sei single?

– Vorresti una vita coniugale, ma ti fa paura?

– Hai coraggio?

– Sei temeraria?

Chiamaci!!”

Cosa vuol dire?”

Ma non aveva fatto i conti con il destino:

” Tutto doveva andare così, continuare senza cambiare!

Ma non era destino e la verità venne a galla.

 Seconda parte – La realtà!

(La scoperta – Sara – copertura saltata)

Ognuno di noi vorrebbe una seconda identità, quella nascosta, quella che nessuno conosce, ma lei, da questo momento, inizia a prendere coscienza che oltre al lavoro, c’è altro, ma ancora non ha realizzato:

Era troppo, pure per me, ero talmente accecata da quel sentimento per lui, che non mi ero accorta di nulla.

 E perché piangeva? Voleva dire che provava per me quello che provavo per lui?

E’ arrivò… l’Amore!

” Ho pregato tanto che mi richiamasse, ma nulla, diminuii ulteriormente i passi, e niente, arrivai alla macchina, niente, diedi un ultimo sguardo, era scomparso, come era scomparsa Sara dalla sua vita, ingranai la retromarcia, la stessa che avrei voluto in questa storia, forse se ci fossimo conosciuti in altro modo, forse!

Piangevo finalmente, le lacrime mi avevano appannato gli occhi, mi ero fermata appena possibile e stavo sfogando tutta la disperazione che avevo in corpo, quando l’ultima goccia uscì, lasciai la valle e tornai in città.

Quel giorno stesso, mentre stavo raccogliendo i miei effetti in ufficio, telefonai a Sofia e le racconta tutto, era incredula!”

Tutto sembrava finito, ma si sa, nella Vita non si può mai dire! Mai dire mai!

Troverete il romanzo sull’Ebook Store a solo 9.90 euro.

Buona lettura

Alle volte bisogna farsi del male, per stare bene.

E già!

“Alle volte bisogna farsi del male, per stare bene.”

Non esiste gioia senza dolore, sacrificio, dedizione!

Il desiderio di migliorare è insito in ognuno di noi, poi… c’è chi lo mette in pratica e chi invece preferisce cullarsi sulle sue disgrazie, senza fare nulla.

Il protagonista di questo romanzo spontaneo, non è di questa seconda specie, la vita fino ad un certo punto è stata malevola nei suoi confronti, ma ha una certezza, un luogo, simbolo della sua memoria di bambino e:

“L’unica ancora, l’unica cosa che mi è rimasta e quello “il borgo del rumore del silenzio”, come lo chiamo io, l’ho amato fin dalla fanciullezza, poi lo stop, la morte di colui che me l’aveva fatto amare, senza parlare, mio nonno.

Avevo sedici anni!

Poi la vita ha fatto il suo corso, la scuola, il diploma, la mini laurea, e tante altre cose mi avevano allontanato, ma ora, disoccupato con un fardello negativo notevole sulle spalle, avevo perso le speranze in qualcosa.

Poi, la possibilità di liquidare gli altri per quella proprietà, mi aveva acceso una luce, piccola, ma pur sempre una luce, nel buio totale dove stavo ricadendo.

Con parte dei miei risparmi, liquidai gli aventi diritto, e mi trasferii.

Molti allora mi hanno dato del pazzo, senza mai dirmelo, lasciavo la città per un villaggio, ma francamente non mi importava nulla.

Che parlassero!

Alle volte bisogna farsi del male, per stare bene.”

Sceglie la strada più dura. l’allontanamento da tutto quello che aveva fino a quel momento, non saprà come andrà a finire, ma ha determinazione, volontà ed è sicuro dell’appoggio della provvidenza

“Cosa avevo?

Quattro stanze, una cucina, una stalla con un piccolo sotterraneo, due bagni e un giardino incolto.

Bello vero?

Mica tanto!

Le stanze erano dislocate distanti, due stanze sopra ad una scala e le altre a livello del cortile, i bagni pure uno sotto la scala e l’altro nella stalla, ed anche il giardino era dislocato distante, chiamai un giardiniere e feci pulire il giardino, poi passai alle stanze, l’incuria e la chiusura di anni avevano lasciato il segno, chiamai due operai che con me in pochi giorni, diedero una “lavata di faccia” alle mura interne e esterne, ridipingendole e imbiancandole.

La stanza migliore divenne la mia stanza da letto e quella attigua il ripostiglio momentaneo, era quella dislocata sulla scala, sotto c’era un bagnetto, ma bisognava scendere anche di notte per andarci, il riscaldamento non c’era e neanche un camino.

Le altre due stanze, quelle a livello del cortile, erano più fruibili, nella prima, c’era un camino, il lavandino, ed era la vecchia cucina dei nonni, e l’altra era una stanza spaziosa, con un balcone che affacciava sul giardino, le campagne e il paese, era la loro stanza da letto, e all’occorrenza venivo ospitato anch’io su un lettino,  quando arrivavo d’estate dopo la scuola.

Mangiavo una volta al giorno, quasi sempre pane con qualcosa, non era molto ma me lo facevo bastava, dovevo risparmiare per poter acquistare quello che mi serviva.”

Mai dire mai!

“Stavolta sentii perfettamente

– C’è nessuno?

Usci dalla stalla, ero buffo con l’ascia in mano, pieno di residui di legno, sudato come non mai

– Chi è?

Dissi dalla stalla, non ricevendo risposta, uscii fuori, scesi due gradini e mi trovai in cortile e li vidi, erano quattro persone, due ragazzi e due ragazze, stavano scattando delle foto, e davanti a me, una ragazza

– Non volevamo disturbare

E vidi lo sguardo rivolto all’ascia

– No, non disturbate, stavo tagliando la legna, un attimo.

Imbarazzato, riposi l’ascia sull’uscio della stalla, mi spolverai sommariamente il pantaloncino e la maglietta e tornai fuori, la ragazza che aveva parlato, aveva un vestitino a fiori a maniche corte, con una generosa scollatura che lasciava intravedere il reggiseno e per un gioco malizioso della luce del sole, si intravedevano le gambe fino all’inguine in trasparenza, si accorse del mio sguardo e chiuse le gambe

– Scusateci, siamo di passaggio!

– No, prego, in cosa posso esserle d’aiuto.”

Una donna, quattro giovani, all’improvviso, entrano nella sua vita, un vecchio ristoratore e sua moglie, un giornalista, un’altra donna che lo odia al punto di cercare di eliminarlo, l’amico d’infanzia ufficiale dei carabinieri, Robertino lo scemo del villaggio che l’aiuta, un lontano ricordo d’infanzia, un serpente e un sentiero, una bimba dolcissima e poi una scoperta, un Ordine oramai scomparso, la gratitudine…e tanto, tanto altro ancora.

Il luogo de “Il rumore del silenzio” esiste, la storia è inventata, ma sono certo che vi piacerà.

Buona lettura.

Rinascere, mettersi in gioco sempre!

Si può coltivare un sogno e poi perderlo all’improvviso?

Capita!

Ma non sempre quello che accade è negativo.

La rabbia, la tristezza, l’indifferenza toccano profondamente, ma la provvidenza decide per lui, ecco, cosa capita al nostro protagonista:

” Mentre stavo in treno per Padova, ricordai quei momenti tristi e felici, dopo anni di gavetta, finalmente avevo il mio locale, la mia pizzeria, furono mesi difficili all’inizio, poi con un duro lavoro, iniziai ad avere fortuna, volli condividere con il quartiere il successo e decisi di mettere un “contapizze” devolvevo un euro per ogni pizza che sfornavo all’oratorio della chiesa per contribuire alle spese per i ragazzi disagiati.

Dopo tre anni, la pizzeria cresceva sempre di più.

Iniziarono a venire le prime “chiamate” dalla delinquenza, volevano darmi “protezione” in cambio di una somma settimanale, rifiutai.

Tenni duro per due anni.

Poi… fu la fine!

All’ennesima richiesta, con danni alla vetrina del locale, mi rivolsi alla polizia, concordammo un’azione per una finta “mazzetta” destinata a loro, e,  in quell’azione furono arrestati alcuni delinquenti, passarono tre giorni dall’arresto, l’incendio del locale e la fine del sottoscritto e della sua attività.”

Il matrimonio di un amico, l’incontro con una donna matura provata dalla perdita dell’unico figlio, la possibilità di riprendere la sua attività a migliaia di chilometri di distanza, un amore che non è amore, un delinquente inviato per eliminarlo, il tradimento di una donna, l’incontro con un bambino inglese solo per strada, sono alcune delle cose che la provvidenza userà per dargli, forza, fiducia nel futuro.

” Tedesco, di nome ma non di fatto, colpa di un preservativo scaduto, era frutto di un amore a pagamento, quando nacque la “mamma – prostituta” lo vide così biondo e lo chiamò Tedesco di nome, il cognome non aveva importanza, dopo cinque anni, fu trovata ammazzata in un bosco vicino Capodimonte.

Servizi sociali, riformatorio, furono le sue scuole, il destino era segnato, “carne di camorra”, fece di tutto fino a 25 anni, corriere, spacciatore, buttafuori e alla fine, edotto sull’uso delle armi, “recuperava crediti” per le tangenti della camorra.

Non aveva scelta, di indole buona, non conosceva altro che quell’ambiente, un giorno lo chiama il boss e gli da un incarico, ammazzare un uomo, non l’ha mai fatto, ma il boss gli promette un chiosco a Mergellina e la “libertà”, non può scegliere,  accetta, gli danno delle foto, dei soldi e un biglietto del treno, destinazione Ala (Trento).”

Il destino è grande!

Anime perse si incontrano, un padre rivede una figlia dopo vent’anni, le buone azioni alla fine, premiano.

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Buona lettura

La vita riserva sempre delle sorprese, basta attendere!

Non bisogna mai lasciarsi andare!

Spesso capita nella vita di avere dei momenti no, di rassegnarsi sulla propria esistenza in un certo modo, di non aspettarsi più nulla.

Ma non è così!

Ecco quello che accade a Vanni, in un giorno d’agosto:

” Era d’ agosto,

il caldo era notevole, ma alle prime ore della mattina era piacevole trovarsi per strada in auto tra le campagne, nell’aria un fiorire di colori e di profumi, quella mattina mi stavo recando alla stazione ferroviaria, dovevo ritirare dei giunti meccanici in arrivo da Arezzo.

I finestrini erano abbassati, la musica a tutto volume della radio mi facendo compagnia per quei sei chilometri di distanza dalla mia cittadina Alleria alla staziona ferroviaria.

Alleria, bel nome, vero?

Chi sa qual è l’origine del nome, ma ci stavo bene!

Dopo anni di “schiavitù” da partita Iva, una laurea in ingegneria meccanica messa definitivamente in bacheca all’ultimo esborso/pirata dello stato, ho detto basta e iniziato una nuova vita da cinque anni….”

Quel giorno cambierà tutta la sua vita e lui ancora non lo sa!

Ha cambiato la sua vita cinque anni prima, lasciato il mondo della rappresentanza di motori in qualità di ingegnere, si è trasformato in ristoratore, con un locale con poche pretese dove serve Solo Primi, ma le novità sono dietro la porta, una ragazza proveniente dall’Olanda, quattro anziani ospiti fissi, una donna mai dimenticato, un’olandese che lo odia e lo contrasta, un’altra donna spunterà dal nulla, cambieranno la sua vita.

E poi, c’è lei

la Madonna della Grotta

e le sue leggende:

“Si narrano due leggende su quel luogo:

– la prima racconta che due giovani pastori, un uomo e una donna, mentre si trovavano ai loro pascoli sul monte, furono presi un giorno alla sprovvista da un furioso temporale, erano con i loro ovini e caprini, impauriti trovarono riparo con le loro bestie nella grotta. La leggenda vuole che rimasero per una settimana, in attesa che il tempo migliorasse. Nel frattempo i giovani nel consolarsi a vicenda si innamorarono ed erano prossimi a congiungersi, quando due capre in un combattimento per la sovranità sul branco, fecero crollare una parte della grotta e venne scoperta una statua alta due metri, miracolosamente intatta che aveva due simboli in mano, sulla destra una colomba e sulla sinistra un similcuore. Nel vederla, furono così colpiti che non completarono la congiunzione carnale, la tempesta terminò all’improvviso, il cielo si illuminò con un sole splendente e i due corsero al villaggio per raccontare del ritrovamento della statua. Dalla cronaca orale e poi scritta nei secoli, vengono raccontate le nascite miracolose, frutto delle preghiere di donne che si rivolgevano a Lei per concepire un figlio;

–  la seconda, invece, racconta che al tempo esisteva un uomo gigantesco che andava di villaggio in villaggio, alla ricerca delle vergini e con le maniere forti riusciva a deflorare quelle donne. Nel piccolo villaggio, solo una ragazza era in età da marito e quando seppe che l’uomo si stava dirigendo verso il villaggio, si nascose sulla grotta del monte. L’uomo riuscì con minacce e percosse a conoscere il suo rifugio e la trovò, stava per portare a termine il suo turpe desiderio dopo aver tramortito la giovane in una giornata di pioggia torrenziale, quando, un fulmine penetrò nella grotta colpendo una parte e mettendo in luce la statua. L’uomo fu colpito dalla luce e si fermò, fu talmente abbagliato dalla statua, diventò cieco e uscì urlando dalla grotta e nessuno più l’ha rivisto. Un pastore nelle vicinanze sentì le urla della giovane e corse soccorrendola e insieme portarono la notizia al villaggio della scoperta della Madonna.”

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Buona lettura

Sognare è diventato un lusso!

Oggi ci avviamo verso una società che pur avendo tutto o quasi, manca (del tutto) di fantasia e immaginazione, con il risultato che si sogna sempre di meno.

Sono certo che molti storceranno il naso, ma basta guardarsi attorno!

Non parlo solo degli adulti, i quali assillati dai pensieri quotidiani hanno quasi abdicato a sognare, ma i bambini, i giovani, sono quelli maggiormente colpiti, sono arroccati in “torri tecnologiche”, spesso con la “complicità” dei più grandi che forniscono i “mezzi tecnologici” (cellulari, tablet, televisione, DVD) onde tacitare le loro intemperanze.

Per i giovani il discorso è più complesso, anche il più riottoso si piega alla “partecipazione” volontaria “condividendo” incondizionatamente i social, pur di non restare “fuori” dal gruppo.

Non molto tempo fa, ci si divertiva con poco e con l’aiuto dell’immaginazione, si sognava qualcosa di irreale e fantastico.

Bastava un rocchetto di cotone di legno vuoto e si creava, un  carro armato, con un elastico, un bastoncino e un poco di sapone per lubrificare l’ingranaggio e così si svolgevano, delle battaglie senza feriti, oppure, due assi di legno, delle asticelle,  quattro rotelle raccolte dal meccanico, cilindretti in disuso di pochi millimetri di ingranaggio delle auto, per creare uno slittino a ruote, per poi sfidarsi a chi riusciva a correre più forte nelle discese, con uno spago che orientava il cammino, o, uno scatolo di cartone posto sul balcone, diventava una casa, dove nascondersi ed immaginarsi nella propria casa da grandi e nascondersi sotto la pioggia e godere di quei pochi momenti del rumore sul cartone, prima di essere scoperti e messi al sicuro.

Sono tanti, gli esempi che potrebbero essere riportati e sono gli stessi che aiutavano a sognare!

Lasciate che la fantasia venga coltivata, l’immaginazione farà il resto e i sogni vivranno.

 

Un “sogno” che è diventato…realtà!

Un “sogno” che è diventato… realtà!

Cari amici, ecco la piattaforma web, dove sarà possibile acquistare i miei “romanzi spontanei”.
I temi trattati sono di Amore, Cucina, Passione, Sentimenti, Avventura, potrebbero esserci degli errori di scrittura, ma perdonatemi, non sono uno scrittore ma un “sognatore” e questi sono il frutto dei miei sogni!
Sono emozionato e contento!!

Spesso mi sono fatto una domanda:
– Perchè qualcuno dovrebbe acquistare a scatola chiusa un ebook?

Per questo ho deciso di pubblicare per ogni romanzo, le prime pagine per far entrare il lettore/acquirente nel racconto e scegliere quello che più preferisce!

Buona lettura.