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Sogni.

Oscar Wilde ha detto:

“E’ importante avere dei sogni abbastanza grandi da non perderli di vista mentre si perseguono…”

San Valentino: Ansia di prestazione.

Ricordi di “Gocce di vita vissuta”, la dura verità!

Mini-racconto.

Primo step.

Nella vita c’è sempre una prima volta, in queste ore di “vacanza” dei giornali cartacei, la maggior parte delle trasmissioni radiofoniche e televisive stanno dissertando sulla “prima volta” nel 2017 di una persona “regale” non di sangue blu, che è stata invitata alla corte di un paese monarchico, al cospetto della Regina!
Analizzano tutte le più piccole sfaccettature della sua presenza a tavola e della sua presenza in Cattedrale per la funzione religiosa del Natale, non c’è stato un centimetro della sua persona che non sia stato posto sotto la lente di ingrandimento , ad esclusione (… si spera …) dell’intimo!
Di certo non è stata la sola a dover affrontare un’esperienza simile, chissà in quante famiglie , per la prima volta, si viene invitati a Natale per conoscere la famiglia del fidanzato o della fidanzata; l’ansia non sarà così grande come quella che si prova nell’essere presentati ad una famiglia blasonata, ma di certo è un’emozione che fa battere il cuore all’impazzata!
E visto che nelle “famiglie normali” tutti parlano al femminile, come se lo scoglio maggiore sia far conoscere la fidanzata alla tanta vituperata “suocera”, desidero spezzare una lancia a favore di tutti i fidanzati (esclusi i cinici e i menefreghisti) che per la prima volta conoscono la famiglia della propria amata ed entrano nel panico dell’”ansia da prestazione”!
Lui proveniente da famiglia medio borghese di modeste condizioni CONTRO la famiglia alto borghese di lei; dopo l’esaltazione per essere stato invitato al “tribunale” familiare, si passa all’esame della situazione ricorrendo ai sapienti consigli della fidanzata. I capi d’abbigliamento scelti dal ragazzo non sono graditi a lei, non bisogna essere né troppo casual né troppo “ingessati” quindi.. il guardaroba è tutto da rifare ad iniziare dai calzini!
Sistemata la “ vestizione” si passa a curare gli altri particolari…

Secondo step.

 

“Mi raccomando”, queste due parole sono l’intercalare più frequente prima del “day after”. Primo step: fiori per la mamma; secondo step: scelta della cravatta (deve essere sobria ,invisibile); terzo step:non tenermi per mano che si ingelosisce mio padre; quarto step: quando arriviamo di certo andremo nel salone sul divano tieni le gambe unite e le mani sulle ginocchia, sii eretto nella postura; quinto step: complimentati per il vestito di mia madre e rispondi alle domande di mio padre guardandolo negli occhi, non sfregare le mani mentre parli e “mi raccomando” a tavola, non iniziare mai a mangiare per primo, aspetta che tutti si siano seduti e non ti abbassare verso il piatto, non parlare di politica o di sport, rispondi solo se sei “interrogato” e conta fino a dieci prima di parlare, “mi raccomando”!
Arriva il giorno fatidico, quello della ”esecuzione capitale”!
Il fidanzato è vestito di tutto punto, il nodo della cravatta stringe il collo all’altezza del pomo di Adamo, sale solo su e sembra non scendere (frutto dell’emozione), prima di entrare in macchina toglie la giacca per non sgualcirla; passa dal fioraio, senza giacca, nel riporre i fiori sul sedile posteriore dell’auto, un’ antera macchia la camicia all’altezza del torace, panico … nel tentativo di neutralizzarne la presenza la macchia si allarga , pazienza, la giacca non verrà aperta, mai!
Davanti al campanello ,dopo vari tentennamenti e dopo aver asciugato il sudore della fronte ( strano siamo a dicembre, ma che caldo che fa!!!), con i fiori nella mano destra come la torcia olimpica, si decide a bussare!
Apre un signore con l’aria truce che contrasta con la cravatta rossa, con l’immagine di un Babbo Natale, alla vista mi verrebbe spontanea una risata, ma si gela vedendo la signora alle sue spalle, in abito lungo argentato con una collana a palline rosse e argento. Si intravede in fondo (lontanissima…) l’amata che corre in soccorso, più veloce del 118, bianca come un capo appena lavato e attentissima a restare a debita distanza dalla mano che la cerca per avere un conforto.
I fiori passano goffamente dalla mano destra alla sinistra per salutare il padre, il quale con una stretta micidiale, della serie “ti spezzo in due se voglio”, sibila “benvenuto”; la “torcia fiorata” passa dalla mano sinistra alla destra per essere porta all’ “albero di Natale” (…ops la mamma), ma in tutto questo vari petali strapazzati invadono l’ingresso.
Si passa nel salone, nel sederci veniamo “risucchiati” nella parte posteriore del divano, le gambe vanno all’aria, le mani cercano qualcosa a cui aggrapparsi, per errore viene “arpionata” la cintura del vestito della fidanzata prontamente sganciata, in questa posizione precaria si cerca di rispondere alle domande di “rito” : Cosa fai? Di cosa ti occupi? E la tua famiglia?. L’incubo cresce, il bottone della giacca ha tenuto, ma la cravatta è andata e con essa il bottone della camicia.
L’amata da bianca è diventata rossa, paonazza, cerca di togliermi dall’imbarazzo, rispondendo come un “ventriloquo” alle domande del padre , sempre più rosso e prossimo all’infarto ( Gli sarà piaciuto lui?)…

 

Terzo step – Fine –

 

Si passa alla sala da pranzo e il primo pensiero è “Mai viste tante posate alla postazione”;il secondo pensiero è una nota positiva, un candelabro al centro della tavola nasconde l’imbarazzo e, in parte, la vista del “truce” genitore. Dopo aver “espletato” il rito dei complimenti per il “vestito” (…omettendo “natalizio”…) alla padrona di casa, lei scompare per poi ” riemergere” dalla cucina con una zuppiera in mano, seguita in processione dalla figlia con un vassoio con degli utensili per versare la minestra nei piatti.
Da “onnivoro” se c’è una cosa che lui non gradisce, il primo posto è occupato dal brodo di pollo, esattamente il contenuto della zuppiera con dei tortelli ricotta e spinaci che, la padrona di casa spiega, rappresenta una tradizione familiare per aprire il pranzo di Natale.
In qualità di ospite la porzione è abbondante, ma solo quell’odore paralizzano le mani e non solo; essendo cosciente che tutti hanno iniziato a mangiare, la “paralisi” momentanea sta per diventare definitiva, ma complice una gomitata per nulla femminile dell’amata, viene risvegliata la mobilità prensile, e con un sacrificio immane, deglutito il contenuto del piatto otturando i cinque sensi .
Morale della favola! L’avventura è stata intensa, ma breve!
Al termine della “minestra” e delle altre “squisite pietanze” il bottone recalcitrante della giacca è saltato mettendo in mostra non solo la macchia violacea dei fiori e, dopo una corsa alla toilette degna di un centometrista per “ espellere” tutto ,anche le tonsille, destinandole alle fogne pubbliche, con una forte cefalea, dopo mille scuse tra il sogghigno dell’augusto genitore, imbocca la strada della “liberazione”!
Mai presentazione/addio fu più veloce!
L’”ansia da prestazione” come si vede non è solo appannaggio “dell’”altra metà del Cielo”, ma anche di quelli che dicono di appartenere al sesso forte!
FINE

Gennaro Caparco

 

Sogni.

“Proprio come un fiore sboccia dopo aver sopportato il rigido freddo invernale, un sogno può avverarsi solo se si è preparati a sopportare i tormenti che ne accompagnano la realizzazione e a compiere tutti gli sforzi necessari!”

Daisaku  Ikeda

Emozioni/Riflessioni: Donna!

Non solo l’8 marzo! Mi anticipo, come sempre, ma per me è necessario farlo adesso, in questa nostra società “liquida” dove tutto scorre e va via, dove tutto non penetra e non “intacca” la nostra mente e dove non si da il vero valore a una figura, parte importante e necessaria della nostra Vita: la donna.

Nel Medioevo, tanto vituperato, si dava valore all’” amor cortese”, che collocava la donna su un podio, al di sopra dell’uomo, dove ella veniva venerata, come “fonte della vita” e “sognata”, dove l’unico appagamento era avere un segno di gioia per aver esaudito un suo  desiderio, un “vincolo amoroso” non necessariamente seguito da un “congiungimento fisico” e  il pensiero peccaminoso veniva accantonato per timore di “deturparla” e farle del male.

L’8 marzo,  tutti si ricordano della loro esistenza, già un antico  proverbio cinese recitava  “Le donne sostengono l’altra metà del cielo” poi ripreso da Mao e sintetizzato in  “Le donne sono l’altra metà del cielo”, ma di quale Cielo si parla, di quello terrestre, della Luna, di Marte , di Giove, di Saturno o dell’Universo intero?

Le donne sono un bene prezioso, sono le più coraggiose , le più intraprendenti, sono loro che danno tutto e non chiedono nulla in cambio, solo una cosa forse chiedono: essere amate!

L’ha detto chiaramente Papa Francesco, nel 2017, a braccio, salutato da un applauso scrosciante dei circa 6.000 fedeli presenti in aula Paolo VI: affermò «Le donne sono più coraggiose degli uomini».

Quanta verità, in queste parole!

Oggi più che mai sento l’esigenza di scrivere questa riflessione! In questi giorni sono avvenuti tre femminicidi, con modalità diverse ma con un unico denominatore: la “bestialità” di un “uomo” senza coraggio, di un essere immondo che dimentica di essere  venuto al mondo da una donna e arriva ad uccidere, a bruciare, un’altra  donna! Non è un uomo è solo un “granello putrido” di mondo, nato immeritatamente!

Tutti noi, dovremmo riscoprire “l’amor cortese”, certo non sono più quei tempi, ma la cortesia verso le donne dovremmo attualizzarla. La storia ci insegna che sono tante le donne che hanno contribuito a rendere migliore  il mondo che abbiamo, che hanno avuto la forza di scardinare abitudini negative millenarie, che hanno avuto il coraggio di richiedere pari dignità,  mai hanno chiesto di essere bistrattate da quell’uomo a cui dedicano attenzione e amore!

“Dietro un grande uomo c’é sempre una grande donna” alcuni attribuiscono questa frase alla nota scrittrice Virginia Woolf, altri abbia origini più antiche, pare che abbia radici nell’epoca dei latini, poiché un loro proverbio recitava: “Dotata animi mulier virum regit”, cioè “Una donna provvista di coraggio (di spirito) sostiene e consiglia il marito”, meditate, “uomini” e siate “cortesi” con le vostre donne!

Gennaro Caparco

Accetto tutto!

Accetto tutto!

Le critiche sono sempre utili e i consigli sempre ben accetti!

Si nei miei romanzi “spontanei” sono presenti degli errori:

  • punteggiatura non sempre attinente, qualche verbo non proprio ben declinato e altro!

I “puristi” della lingua hanno storto il naso e hanno ragione!!

Ma…

Non per nulla li definisco “romanzi spontanei” in tutto, più volte ho ripetuto, di non essere uno scrittore ma un “sognatore”racconto a mio modo di sogni, storie immaginarie di luoghi e personaggi e delle loro fragilità umane, storie che desidero far conoscere e non certo per lucro!!

Chi ha già letto, ha gradito con tutti i se e i ma delle imperfezioni,  ma sono andati al di la degli errori…

…hanno sognato!

Non tutti si possono permettere di pagare un editor, per la correzione!!

Ogni mio romanzo racconta qualcosa:

  • seguite i dettagli della storia, perchè sono i dettagli che rendono ogni cosa unica!!
  • sono degli E-Book economici che non hanno nessun altra pretesa, se non quella di far passare qualche ora, immaginando e sognando, di viverli!!

Grazie.

Gennaro Caparco

6 febbraio 2019

Sogni.

– E’ davvero necessario ricordare i sogni?

Non secondo Platone, che pensava che i sogni fossero il luogo in cui si realizzano i nostri desideri più imbarazzanti.

“In ognuno di noi risiedono dei pensieri orribili, selvaggi, sregolati e questo è messo in evidenza dai sogni” scrive nella Repubblica.

(Platone, nascita: 7 maggio 427 avanti Cristo)

(La Repubblica; è un’opera filosofica in forma di dialogo, scritta approssimativamente dal filosofo greco Platone, la quale ha avuto enorme influenza nel pensiero occidentale.)

 

Emozioni/riflessioni: Rassegnazione

Che cos’è la rassegnazione, oggi?

La rassegnazione è forse la cosa peggiore che possa capitare ad un individuo, non conta l’età, la condizione sociale, il luogo di nascita, tutti noi siamo soggetti “sensibili” portati dalla vita ad avere dei periodi di “rassegnazione”; certo, le modalità sono diverse, le cause sono diverse, ma il risultato è lo stesso:

– depressione, affaticamento a riposo, mal di testa ricorrenti, scarsa fiducia in se stessi, mancata disponibilità a dialogare con gli altri, desiderio di rinchiudersi.

Lentamente questa “condizione” diventa dominante, non riusciamo a farne a meno, ci crogioliamo in questa essenza, senza renderci conto di far del male a noi stessi e senza ascoltare gli altri.

Ovviamente il tutto non è riferito ad eventi traumatici o luttuosi!

In questi casi dipende da soggetto a soggetto l’elaborazione e la consequenziale accettazione, può essere lunga e dolorosa o restare presente per tutta la vita.

Per il “rassegnato” è difficile, ma non impossibile, non predisporre l’animo ad accettare tutto senza reagire; per uscirne è necessario “scavare” dentro di sè, cercare il “punto d’inizio”; conoscerne la causa può aiutare a far leva su se stessi e ad attingere alle proprie “energie interne” che spesso  ristagnano in un “sonno profondo”.

In tutti noi c’è sempre una risorsa in cui crediamo veramente, in essa è presente il “non molliamo” che  dà il coraggio di ricominciare a coltivare i propri sogni, di agganciarsi ad essi prepotentemente e tentare…!

Certo non è detto che le “delusioni” non si presentino, ma sarà sempre meglio aver tentato invece di “attendere abulicamente” situazioni favorevoli senza far nulla; certo è necessario predisporsi anche ad accettare quelle delusioni e superarle, ma per fare questo c’è bisogno di volontà e amore per la propria vita.

Non sempre le “crisi” sono negative, talvolta possono farci risvegliare da quel “letargo volontario” dove si è scivolati inconsciamente, basta ricordarsi che i “no” e le delusioni fanno parte della vita. Sempre!

Gennaro Caparco

 

Sogni.

Quanto più chiudo gli occhi, allora meglio vedono,
perché per tutto il giorno guardano cose indegne di nota;
ma quando dormo, essi nei sogni vedono te.

(William Shakespeare)

Sogni.

“La vita è breve come un sogno e consumarla tutta a fare ciò che non piace è pura follia”

(un samurai del 1700)

Sogni.

Il futuro appartiene a coloro che credono nella bellezza dei loro sogni.


(E. Roosvelt)