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29 luglio 2021 – Diario di un “sognatore” – “Il Castello”– Settima parte

Uno spiacevole incidente e …

da pag.51 a pag.54

“…Eravamo quasi arrivati, che strano, c’erano delle persone, una trentina,  all’ingresso e stavano leggendo un biglietto sulla porta, posai l’auto e con il Maestro ci avviammo per raggiungerli, avevo visto la macchina di Riccardo parcheggiata, segno che era andato a prendere Isa e gli altri, ma non li vedevo.

Ci avvicinammo, mi avvicinai all’ingresso e lessi:

“Spiacenti ma a causa di un incidente oggi il Centro Ippico rimarrà chiuso”

Le persone e non erano poche, avevano prenotato da diversi giorni, per festeggiare l’anniversario dei loro genitori, erano amareggiati, ma anche preoccupati, evidentemente erano del luogo e conoscevano Irene.

Non c’è cosa peggiore, che l’attesa per una giornata particolare, e poi vederla sfumare così velocemente.

Leggevo sui loro volti, il dispiacere, ma cosa fare? Presi il cellulare e chiamai Isa:

– Pronto

– Si Rino

– Ma che è successo? Qui fuori ci sono delle persone, dov’è Irene? E mamma Ida?

Silenzio, no buono:

-Allora?

– Un’ora fa circa,eravamo appena arrivati, Irene stava facendo scuola di equitazione a delle persone, un improvviso scarto del cavallo che montava, dovuto ad un passaggio veloce di uno scoiattolo l’ha fatta cadere, mamma Ida che era in cucina, l’ha vista da lontano e si è sentita male. Adesso siamo nell’appartamento di Irene, Riccardo sta prestando le cure per lei e mamma Ida, per fortuna non si è rotta il braccio destro, ma è una brutta slogatura. Mamma Ida ha una tachicardia e non se la sente di aprire il ristorante.

Azz!!

– Sono dispiaciuto! Passami Irene.

– Cosa?

– Fai come ti dico amore mio,prima che queste persone si allontanino.

Dopo trenta secondi, una voce flebile:

– Dimmi Rino

– Mi dispiace per quello che è vi è successo,qui fuori ci sono una trentina di persone e stanno per arrivare altre persone, se permetti apriamo noi la cucina e il ristorante, io e il Maestro.

Il Maestro che aveva sentito tutto, approvò immediatamente, e si avvio a fermare le persone prima che si allontanassero:

– Allora?

– Ma non posso accettare.

– Ascoltami Irene, queste persone sono venute per passare delle ore liete, perché rovinare loro la giornata, ci pensiamo noi.

Fai presto a rispondere!

– Accetto! Non so come farete! La chiave la trovi, sulla finestra di sinistra in alto, dov’è la mimosa, grazie.

Ecco un segno positivo!

– A più tardi, riguardatevi.

Feci un cenno al Maestro di tutto bene, andai alla finestra e presi la chiave, ci scusammo per l’attesa, raccontammo in breve quello che era accaduto e ci presentammo:

– Saremo noi che vi serviremo, benvenuti.

Un applauso liberatorio dei convenuti, sciolse la tensione, li facemmo accomodare.

Eravamo “in pista” io e il Maestro, e vai!!

I tavoli erano già pronti, mentre loro si accomodavano:

– Maestro, ve la sentite?

– Alla grande.

Ci cambiammo rapidamente, io in sala e il Maestro ai fornelli, cosa avrei dato di essere con lui in cucina, non perché mi spaventasse essere in sala, l’avevo fatto centinaia di volte, ma per carpire qualche segreto del suo cucinare.

Prima di tutto, dovetti memorizzare i luoghi del locale, attivai i condizionatori a umidificatori, misi in funzione lo stereo con un audio moderato, poi andai a prendere del prosecco da offrire nell’attesa che il Maestro si organizzasse.

Già, ero preoccupato, ogni cuoco ama la sua di cucina ma in quella degli altri è un’altra cosa, dopo aver servito il prosecco, feci una capatina in cucina:

– Che ne dite?

Era straimpegnato, aveva trovato il menu per la festa dell’anniversario, aveva saggiato le basi e misi in funzione i fornelli, i forni e la salamandra.

Ma come cavolo aveva fatto?

Erano solo dieci minuti e sembrava il padrone della cucina:

– Sei tu, allora quanti coperti abbiamo.

Sorrisi, non perdeva tempo:

– trentadue tavolo 1, anniversario – quattro tavoli da quattro, 2,3,4,5, a la carte più due tavolo 6, a la carte.

Fece un rapido calcolo, lesse i menu della giornata:

– Bene, 50 persone, allora menu unico avverti in sala, eccezionalmente solo per oggi.

Era chiaro, il tempo stringeva non aveva aiuto in cucina, era solo, poteva dedicarsi ad un solo menu per fare le cose ben fatte come voleva lui, con me in sala stava tranquillo.

Con molta discrezione andai in sala, e feci veicolare il messaggio, aggiungendo:

– Il nostro pluridecorato Chef, sostituisce eccezionalmente la proprietaria e in questo caso propone questo menu per tutti in omaggio al festeggiamento in questo luogo di un Anniversario di matrimonio.

Riservai un tavolo per i nostri parenti da 6.

E si inizia la giostra:

– Rino, questo campanello, suonerà appena pronti gli antipasti, mamma Ida aveva preparato le basi, ora ci sarà il mio tocco.

E che tocco!

Trillo il campanello nel frattempo che prendevo l’ordinazione delle bibite, mi sarebbero serviti dei pattini a rotelle in quel momento, ma non li avevo, con tutta la velocità possibile, passai a servire l’antipasto tagliata di salumi e formaggi, diavolo di un Maestro, aveva aggiunto il miele in piccoli contenitori.

Portai le bibite, tagliai il pane, cestini pronti.

Ai tavoli!

Nel frattempo che gustavano l’antipasto, sul tavolo rettangolare in cucina, posizionai i piatti di portata vuoti:

– Vai in sala, dammi il tempo , per la fine dell’antipasto….”

A domani.

Araldo Gennaro Caparco

28 luglio 2021 – Diario di un “sognatore” – “Il Castello”– Sesta parte

Primo colpo di scena.

da pag.40 a pag.42

“…Inutile dire che tutti noi sapevamo il perché, ma per fortuna prima che arrivassero delle domande scomode da parte di Riccardo, arrivarono le pietanze. Mentre la signorina le stava servendo, per una maledetta storta, stava per cadere un piatto, me ne accorsi e feci giusto in tempo a fermare la caduta di lei, afferrandola con la mano destra alla vita. Lei stupita, di quello che stava accadendo, cinse con la sua la mia mano, per aggrapparsi, e fu allora che vide l’anello:

– Ma allora è lei il figlio dello sceicco?

Tutto accadde in pochi secondi, il Maestro stava per bere, gli cadde il bicchiere da mano sulla tovaglia e poi per terra, Isa che stava per portare una forchettata di spaghetti alla bocca,versò letteralmente tutto il suo contenuto sulla tovaglia, e Riccardo che si apprestava a versarsi un bicchiere di prosecco, gli cadde la bottiglia da mano, e in coro:

– Cosaaaaaaaaaaaaaa?

Avevo raddrizzato la signorina, alla vista di quello sfacelo, non sapevo se ridere o piangere, cercai di tamponare prima l’uno poi l’altro:

– Non è come credete voi, ora vi racconto tutto.

E come ciliegina sulla torta, la signorina svenne, lesto fu Riccardo a prenderla prima che cadesse a terra sbattendo la testa, la prese in braccio e la depositò su un divano poco distante, Isa si alzò, prese una boccetta di profumo che portava con se e la fece rianimare:

– Non volevo scusami, non volevo.

– Stai tranquilla adesso, ti riprenderai subito, respira profondamente, avanti.

Così fece e in pochi minuti riacquistò le forze, si erano avvicinati tutti anche la signora che era in cucina, fu la prima, ma il Maestro la fermò un attimo prima che arrivasse alla poltrona:

– Non si preoccupi mio figlio è un medico.

Si bloccò e attese che si riprendesse:

– Tutto Bene?

– Si mamma Ida tutto bene.

Ristabilita la calma, ci spostammo in un altro tavolo,  tutti mi guardavano incuriositi, andai alla macchina e presi la valigetta che mi aveva regalato lo sceicco:

– Ora in attesa di iniziare il pranzo interrotto così bruscamente, vi racconto tutto.

E così feci, fummo interrotti solo una volta dalla signorina che ci portò da bere e si scuso per l’accaduto:

– Non ti devi preoccupare, stai bene?

– Si grazie, è merito del signore che mi ha raccolto mentre cadevo.

Isa, senti dolcezza in quelle parole e prese la palla al balzo:

– Mio fratello si chiama Riccardo, io sono Isa questo è mio marito Rino e lui è il capostipite mio padre, saremmo onorati se ci trattassi come persone di famiglia.

Arrossi, che più non poteva, un peperone rosso era anemico nei suoi confronti:

– Grazie, grazie io sono Irene e in cucina c’è mamma Ida. Tra poco sarà tutto pronto….”

A domani.

Araldo Gennaro Caparco

27 luglio 2021 – Diario di un “sognatore” – “Il Castello”– Quinta parte

Il mio diario, piccoli spunti tratti dal romanzo “Il Castello”. Buona lettura.

Una nuova novità, il Centro Ippico “Il castagno”…e una dolce proprietaria, Irene:

da pag. 35 a pag.37

“…

Azz!

Ero senza parole!

Il Maestro e Riccardo si erano fermati sulla terrazza, feci quello che avrebbe fatto un fratello, andai verso di lui, lo abbracciai forte forte:

– Ce la faremo, vedrai!

Mi guardò, con quello sguardo spento, ma una scintilla scoccò e rimanemmo in silenzio abbracciati.

Ecco perché Isa prudentemente aveva allontanato i bambini, e mia madre complice l’aveva ascoltata. Voleva dare il tempo al fratello di sfogarsi con noi della famiglia.

Isa ci raggiunse:

– Sarebbe ora di pranzo, ma visto che nulla abbiamo preparato, andremo al Centro Ippico, dove abbiamo preso un bungalow per Riccardo e pranzeremo li, ho chiamato e ci aspettano.

Centro Ippico? Altra novità!

Accettai di buon grado senza dire nulla, presi l’auto e ci avviammo. Non era proprio dietro casa, dopo una decina di chilometri, vidi l’indicazione

“Centro Ippico Il Castagno”

In effetti si trovava in un enorme castagneto, ed eccolo davanti a noi, il paddock, il campo per i principianti, le stalle ordinate in due file, poi il corpo centrale, che fungeva da direzione e agri ristorante. Fermai l’auto, nel parcheggio, Riccardo chiese di andare a fare una doccia che poi ci avrebbe raggiunto. Il Maestro non volle lasciarlo da solo, disse qualcosa a Isa, e noi due ci avviammo alla sala.

Dopo l’entrata, notammo una decina di tavoli, perfettamente pronti, c’erano una decina di persone, ad un tavolo che forse festeggiavano qualcosa, Isa decise di usare un tavolo leggermente distante, per poter parlare in pace. Notai, la pulizia e il profumo del pulito, dalle tovaglie alle tende, i bicchieri a tavola erano lucenti, le posate erano nascoste sotto dei copri tovaglioli, un profumo di legna proveniva dalle travi a tutto sesto in alto, era confortevole e caldo.

Ci accomodammo:

– Rino papà ha detto di chiamare Ada.

– Ada?

– Si, vuole vedere se le è possibile raggiungerci nei prossimi giorni.

Aveva ragione, come sempre il Maestro, con le due sorelle vicine, i nipoti e noi tutti, avrebbe avuto di sicuro un giovamento:

– Certo, ha ragione, vuoi che la chiamo io?

– No, ora vado fuori e la chiamo.

Rimasi solo, respiravo aria di cucina, guardai ancora meglio il locale, in fondo sulla sinistra, c’era un vetro e dietro vidi una signora che stava ai fornelli, mi è sempre piaciuta l’idea della cucina a vista, anche al Casolare volevo fare la stessa cosa, poi la vidi, una ragazza stava venendo verso di me, alta, con i capelli neri racchiusi in una cuffia, una camicetta bianca e una gonna a quadroni, con un sorriso:

– Buongiorno, vogliono ordinare.

Quel sorriso incantava, era contenta, erano entrati altri clienti e non si faceva remore a farlo capire, mi destai:

– Buongiorno, si certo. Solo un attimo che arrivano tutti, se vuole può dirmi il menu e io lo trasmetto agli altri. E complimenti per la sala perfettamente arredata e pulita.

Se avesse potuto avrebbe sorriso ancora di più, in quel momento entrò Isa:

– Mia moglie.

– Buongiorno.

– Buongiorno, ma lei non era venuta prima con un altro uomo?

Isa, divertita dalla mia faccia, le sorrise:

– Si, sono venuta con mio fratello, lei è la proprietaria del Centro.

– Si, scusatemi, non volevo.

Mi piaceva questo duetto, era ovvio che Isa si era accorta che la ragazza mi aveva colpito e quindi volle mettere subito in chiaro le cose. Nel frattempo io avevo avuto la possibilità di scrutarla senza farmene accorgere, volto pulito, 28 anni circa, un’ombra di rossetto sulle labbra e un corpo da amazzone. Non c’era nulla da dire era proprio una bella ragazza, mediterranea.

– Allora vi dico il menu, per primo spaghetti al limone o ravioloni castagne e ricotta con sugo semplice, per secondo carne arrostita con contorno di insalata o salciccia e patate al forno.

Semplice, semplice:

– Grazie, aspettiamo gli altri, allora.

– Vi porto qualcosa da bere nel frattempo.

Accettammo di buon grado e se ne andò, silenziosamente come se fosse in una sfilata, la stavo guardando.

Isa mi diede una gomitata:….”

A domani.

Araldo Gennaro Caparco

 

26 luglio 2021 – Diario di un “sognatore” – “Il Castello”– Quarta parte

L’arrivo del fratello di Isa Riccardo dagli Stati uniti e la scoperta inspiegabile delle sue condizioni di salute:

da pag.26 a pag.28

“…

Casa nostra non distava molto da Castellamare, ma l’ingresso era dal lato opposto, arrivammo quasi in contemporanea, l’abbraccio tra padre e figlio fu una cosa emozionante, poi ci salutammo:

– Rino, come stai?

– Io bene , ma tu?

Avevo ben ragione di chiederlo, l’ultima volta era completamente diverso, ora era magro, un pallore notevole, la mano che tremava, c’era qualcosa che non andava, ma non volli approfondire, anche per non turbare il Maestro, e spezzare quella felicità, ma gli occhi di Riccardo erano tristi.

Su due piedi decisi di modificare il programma:

– Maestro , Riccardo sarà stanco dal viaggio da Boston, facciamo così, voi ve ne andate a casa e io vi raggiungo, faccio una commissione e ci vediamo più tardi.

– Andiamo Riccardo, abbiamo tante cose da dirci, ha ragione Rino, ci vediamo dopo.

Appena furono partiti, chiamai Isa:

– Amore

– Dimmi

– Stanno venendo Riccardo e tuo padre, io vado a procurarmi il numero di telefono dello sceicco e vengo.

– Ma…

– Non ti preoccupare, volevo solo dirti una cosa, tuo fratello ha qualche problema, lo vedrai da sola, cerca di capire che cosa è successo.

Allarmata:

– Sul serio.

– Sul serio, ti ho voluto avvertire prima, è dimagrito oltremodo e ha un pallore che non mi piace.

– Grazie, ti farò sapere, stai attento dallo sceicco.

Premurosa:

– Non ti preoccupare, ho l’anello!

Rise e terminammo la telefonata.

Mi misi in auto e presi la scorciatoia della collina per arrivare al castello, sulla sommità mi fermai ad ammirare il panorama, cielo e mare si fondevano, il sole picchiava duro, mi rimisi in auto e arrivai alla sbarra.

Non dovetti nemmeno bussare il citofono che si alzò, strano pensai, forse aspettavano qualcuno. Feci quei metri di ripida discesa e mi trovai all’ingresso del parco, qui il cancello era chiuso, uomini armati non ne avevo visto, segno che lo sceicco non c’era.

Posizionai l’auto, sotto una tettoia, mi avvicinai al citofono, ma notai che il fattore stava venendo verso di me:

– Buondì

Fece prima finta di non conoscermi, con una faccia interrogativa, poi abbozzo un sorriso alla Uriah Heep:

– Ma è lei

– Si, signor fattore sono quella persona che è venuta poche settimane fa dallo sceicco.

– Prego accomodatevi.

Rifacemmo il percorso del parco, poi all’ingresso:

– Come mai si trova qui?

Domanda legittima:

– Vorrei chiederle una cortesia, so che lo sceicco non c’è, perché non vedo la sua barca, avrei bisogno del numero di cellulare per fargli una richiesta.

Noi italiani abbiamo una pessima abitudine, di parlare e gesticolare nello stesso momento, vidi sbiancare il fattore, deglutì più volte, era ipnotizzato, guardava l’anello, cambiò subito espressione:

– Comandi, non posso darle il numero di cellulare, ma posso chiamarlo e se accetta passarvelo.

– Facciamo così.

– Prego entrate

Non mi fidavo e facevo bene:

– No, grazie non ho l’abitudine di entrare a casa d’altri se non c’è il proprietario, se non le dispiace, vado sulla panchina del terrazzo con gli agrumeti e aspetto.

Una mia impressione, ma era leggermente contrariato:

– Come vuole signore.

Lui si avviò all’interno, ed io mi recai nello stesso posto ammirato da Isa, mi sedetti e accesi una sigaretta.

Che posto! Un posto da re, una pace un silenzio, il mare solo faceva sentire il suo infrangersi sulle rocce, il profumo degli agrumi era al massimo, mi stavo beando di quella vista e non mi accorsi che il fattore stava sopraggiungendo:

– Signore

Mi risvegliò:

– Ditemi?…”

A domani.

Araldo Gennaro Caparco

 

25 luglio 2021 – Diario di un “sognatore” – “Il Castello”– Terza parte

E fu l’inizio di una nuova avventura.

da pag.16 a pag.18

“…

– Ci sto lavorando.

Risposi al Maestro.

Quella del Maestro non era una domanda, ma un’esortazione a muovermi. Aveva deciso con i figli di compartecipare con il premio dell’assicurazione israeliana di 250.000 euro per il ritrovamento del plico, ora aspettava che io decidessi.

Non fu solo lo sceicco a prendere una decisione, ma fui coinvolto anch’io, nei giorni successivi, mi misi in contatto con il geometra, il quale mi diede la sua valutazione, chiamai Enzo e anche lui, mi mandò un progetto di massima, entusiasta dell’idea.

La trattativa con l’ex farmacista fu molto veloce, e andammo io e Isa a fare l’atto notarile, il Maestro fece i calcoli per la ristrutturazione secondo i piani di Enzo, e decidemmo di prendere una villetta a Pimonte per seguire i lavori.

Oramai eravamo prossimi all’estate, in città si boccheggiava, e quindi l’idea di trasferirci momentaneamente in una località montana ma anche vicino al mare fu gradita anche da Isa e dai gemelli.

La villa che prendemmo in affitto era molto grande, e chiedemmo anche a mia madre di darci una mano, cosa che accettò con piacere, stando con i nipotini, avevamo anche una stanza per gli ospiti, e quindi ogni tanto potevamo anche ospitare la sua cara amica Anna Maria S..

Con l’aiuto del geometra, venni poi a conoscenza che era il fratello del sindaco in carica, prendemmo in esame alcune ditte per appaltare i lavori.

Quel giorno avrei dovuto esaminare la proposta di tre ditte locali, mi avviai presto per godere della frescura del mattino, e mio recai allo studio del geometra, fuori notai un signore con un turbante, pensando che era una persona in cerca di informazioni, mi avvicinai:

– Cerca qualcuno?

I suoi occhi mi colpirono, erano di un nero incredibile, i suoi vestiti odoravano di essenza, mi guardò:

– No grazie, sto aspettando il geometra.

Mi stupii del perfetto italiano, se ne accorse:

– Sono in Italia da venticinque anni e di età ne ho solo trenta.

– Ah ecco!! Se vuole si può accomodare ho le chiavi.

– No grazie, ho un appuntamento ma è per le 10.00, non voglio disturbare.

Strano pensai, sono le 8.00, deve essere una persona precisa:

-Come vuole, buona giornata.

-A lei.

Entrai, iniziai a studiare i documenti e le domande che avrei dovuto fare, nel frattempo arrivò il geometra, ci mettemmo subito al lavoro, alle 9.00 arrivò la prima ditta. Non mi fece una buona impressione, le sue risposte erano vaghe, i tempi di realizzazione pure, dissi che avremmo fatto sapere. Alle 9.30, la seconda ditta, il suo fare era un tantino presuntuoso, rispondeva quasi a tutte le mie domande, ma quando mi parlò “di protezione” lo liquidai.

Ero leggermente infastidito, chiesi di avere un caffè, poi limai le domande, per evitare parole inutili e risposte altrettanto inutili e passammo alla terza ditta.

Grande fu il mio stupore di vedere quella persona del mattino, accidenti l’aveva detto che aveva un appuntamento per le dieci, il geometra prima di farlo entrare mi disse che non aveva mai lavorato con questa ditta, ma un suo caro amico gliela aveva consigliata.

Lo salutai e lo invitai a sedersi, mi ringraziò, mi diede dei documenti, iniziai a fargli quelle domande sempre le stesse, quasi erano diventate una litania, se i dipendenti erano coperti da assicurazione, se era iscritto nella lista della Camera di Commercio, quali referenze aveva sul territorio, quanti erano i dipendenti, qual’era la paga oraria e se era disponibile da subito ad iniziare, a tutto rispose con una concisione e precisione, allora:

– Sig.Sachib, le passo a specificare di quale lavoro si tratta.

Così facendo, mi avvicinai alla sua sedia, srotolai il progetto, e con la mano destra iniziai a fargli vedere i lavori da effettuare.

Successe tutto in un attimo, non mi seguiva, non mi stava a sentire, era solo ipnotizzato, dal mio anello, quello che lo sceicco mi aveva regalato.

Cercai di attirare la sua attenzione, ma mi resi conto che all’improvviso aveva chiuso gli occhi e stava pregando, io e il geometra ci guardammo meravigliati, ma con rispetto rimanemmo muti per quei pochi minuti.

Poi come si fosse risvegliato, si alzò:

– Signore, accetto tutte le sue condizioni, da domani possiamo essere al lavoro, sarà per me un onore servirla.

– Ma…

– Lo ripeto, sarà per me un onore servirla, cercheremo di ridurre i tempi di lavorazione….

A domani…

Araldo Gennaro Caparco

24 luglio 2021 – Diario di un “sognatore” – “Il Castello”– Seconda parte

L’avevo fatta grossa e non riuscivo a capacitarmi, era meglio zittire e con quella domanda avevo messo indifficoltà tante persone.

Le gambe mi tremavano e non riuscivo a guardare in faccia le altre persone, ma nel momento di congedarci…

…un regalo inatteso:

da pag.6 a pag.7

“…

Mentre stavamo per salutarci, venne il mio turno, ero pallido e sentivo che le gambe non mi sostenevano, feci uno sforzo per raddrizzarmi, lo Sceicco, mi guardò e poi, rivolto al Maestro e a Isa:

-Avviatevi con il fattore, vorrei scambiare due parole con vostro genero.

Gli altri erano stupiti, ma come si fa a dirgli di no, si avviarono.

Eravamo rimasti solo io e lui, rientrammo, mi fece sedere e:

  • I tuoi occhi parlano, più del tuo corpo
  • Signore…
  • Ascoltami…

Mi guardava fisso:

-So che in questo momento non ti perdonerai mai per quello che hai fatto, so che aspetti una reazione anche dai tuoi familiari, ma so anche che è stato il destino che ha voluto farti arrivare qui.

Finalmente alzai la testa, era serio non stava scherzando:

  • Ma come?
  • Questo castello, anche se non è abitato è circondato da telecamere, dovunque mi trovo, posso vedere cosa accade qui e nelle vicinanze, ho visto nel filmato dei giorni scorsi che eri capitato qui per caso…

Ero sbalordito:

-Ho visto quando dal capanno qui sopra hai fatto delle fotografie e di certo non avresti mai immaginato di ritrovarti qui per altre cose. Quindi, questa è la seconda volta, di certo avevi in testa qualcosa quando l’altro giorno hai ammirato questo posto e ho visto quando stavate per arrivare nel salone, la tua aria ammirata e triste. Questo è stato che ti ha dato il coraggio di pormi una domanda, avevi altre aspettative e non avevi delle risposte.

Le sue parole avevano un effetto calmante, riacquistai colore, ma non riuscivo a capire che cosa voleva dire.

Evidentemente ero un libro aperto per lui, si alzò, apri un cassetto di una scrivania, e:

  • Questo è un regalo per te, prova che non ho nei tuoi riguardi nessuna remora, ti aiuterà ad andare avanti e se il destino vorrà, saprai cosa fare….”
  • A domani.

23 luglio 2021 – Diario di un “sognatore” – “Il Castello”– Prima parte

Il diario continua, con il secondo romanzo della Trilogia “Se devi sognare…esagera”…

“Il Castello

…dopo alterne vicende dei nostri protagonisti in Inghilterra,  dopo la fine del primo romanzo “Il Maestro”, si torna in Italia e qui…

da pag.2 a pag.3

“…

– Benvenuti, lo Sceicco vi sta aspettando.

Ecco chi era uno sceicco!

Ma come ho fatto a non pensarci, il porto, la squadra a disposizione, la strada sulla collina.

Nel frattempo la persona che ci accompagnava, verso l’ingresso del Castello, ci illustrava quello che vedevamo ai lati del corridoio centrale che stavamo percorrendo:

– Qui alla mia destra c’è un limoneto, protetto dalla rupe di sopra e dai canneti, a sinistra, il giardino delle spezie, diviso in grandi rettangoli, protetti dalle piante mediterranea che fanno ombra quando il sole è alto, di seguito il roseto voluto dalla Signora dello Sceicco e di lato l’agrumeto con vari tipi di piante.

Era un posto da favola, non c’è che dire, colori a profusione, profumi che inebriavano, tutto curato e ordinato, Isa si fermò ad ammirare dalla terrazza, vicino all’agrumeto, il mare sottostante, cristallino, da sopra si vedevano le rocce sommerse dall’acqua, poco distante c’era un grosso yacht, ormeggiato, segno del fondale molto alto.

Non so quanti di voi hanno letto David Copperfield di Charles John Huffam Dickens , ma quel signore mi aveva dato una brutta impressione, da quando l’ho visto l’ho paragonato a Uriah Heep, il cattivo, il subdolo di quel bellissimo racconto, il modo di comportarsi, il parlare sommesso, la schiena incurvata in segno di umile servilismo, mi aveva dato fastidio.

Poi un’altra cosa mia aveva colpito, il Parco era stupendo, ma era come se non avesse un’anima, era come una cartolina che si acquista per mandare i saluti, l’una vale l’altra, non c’erano segni di utilizzo, era vuoto!

Arrivammo all’ingresso, entrammo in un salone ampio e ricco di vasi, quadri, poltrone e divani, luminosissimo, il Fattore, perché così si definì quando terminammo la nostra passeggiata, fece un segno a dei camerieri di portarci delle bibite e fece segno di accomodarci.

Il Maestro aveva con se il cofanetto, in una borsa di pelle, l’appoggiò vicino e stava parlottando con Isa, nel frattempo la mia innata curiosità e quel senso di malessere che sentivo ancora più forte, invece di sedermi con loro, mi portai verso una finestra che dava dalla parte posteriore del salone, anche li era presidiato da alcuni uomini armati.

Ero così preso, che non mi accorsi che qualcuno era entrato, Isa con un colpo di tosse mi richiamò….”

A domani.

Araldo Gennaro Caparco

 

22 luglio 2021 – Diario di un “sognatore” – “Il Maestro”– Ultima parte

Isa era sospettosa e guardinga, strabiliata che in quelle condizioni suo padre parlasse di un menu da approntare per la settimana successiva in Inghilterra per il Duca di York, senza nemmeno immaginare che il Maestro aveva parlato di una torta millefoglie per distrarla dal nostro discorso, indispettita volle accompagnarmi all’uscita:

da pag 113 a pag.114

“…Il maestro fece un cenno di assenso con la testa,

Ada:

– Non ti preoccupare ci sono io con lui, lo aiuto a finire di mangiare.

Ed io? Due volte sorpreso, uno perché Isa non aveva insistito con l’Inghilterra e due perché avevo il piacere di fare due passi con lei, questo mi bastava.

– A più tardi Maestro

– A più tardi.

E sorrise!! Che uomo!

Scendemmo le scale in silenzio, poi:

– Ma come è possibile?

– Cosa

– Ma l’hai sentito, no non ci posso credere, è testardo, invece di pensare a riprendersi, l’Inghilterra

Che le dico? La verità? Mai, almeno non adesso:

– Lo capisco

– Cosa

E si fermò:

– lo capisco, lui e la cucina sono una cosa. Stamattina ho letto su internet qualcosa su di lui, cose che tu conosci già.  Una persona come lui non può e non vuole allontanare mai il suo obbiettivo, poi non è da tutti essere inviatati dal figlio della Regina d’Inghilterra, il Duca di York, e lui comprende l’importanza della cosa.

Stava per parlare:

– Non mi aggredire, è una forma di autodifesa, chissà nella vita quante volte ha dovuto lavorare per affermarsi, ora che è all’apice della sua passione, che gli viene regalmente riconosciuto, non può e non vuole pensare ad un ostacolo che può inficiare questo invito, fosse anche la sua vita. Forse dopo si ricrederà, scenderà a patti, ma rinunciare, non penso che sia un suo pensiero. E questo lo fortifica, lo fa sentire vivo! Non so se sono riuscito ad esprimere quello che penso, ma lo penso sul serio, questa sua volontà di andare avanti, vedi dove l’ha portato. Ed è merito della sua testardaggini e bravura se oggi avete creato quel gioiello d’azienda.

Era colpita, non disse più una parola, stava elaborando di sicuro qualcosa. Andammo al bar dell’ospedale, le offrii un caffè che accetto volentieri, lo presi anch’io ne avevo proprio bisogno. Mentre lo stavamo sorseggiando:

– E la sera

– Cosa?

Sapevo perfettamente che cosa voleva dire, ma mi serviva tempo per elaborare una risposta. Non molla mai.

– Vedi

– Cosa?

– Tu hai in parte lo stesso carattere di tuo padre

– Perché?

Rise:

– Non molli mai!

Rise ancora di più:

– E la sera?

Una cosa sono i messaggi e un’altra cosa e guardarsi negli occhi e parlare:

– La sera, gli orari erano quasi sempre gli stessi, la ragazza vestita come la mattina, arrotolava la tenda da sole, raccoglieva i panni che aveva steso al mattino, innaffiava le piante…

– e si accomodava sulla poltrona di vimini a leggere un libro

La guardai:

– Si, ma solo d’estate!

Era divertita e curiosa:

-E d’inverno?

– Ahimè, usciva pochissimo, molto probabilmente amava il sole e meno il freddo

– Esatto!…”

 

cari amici, il mio diario termina qui, se vi siete incuriositi, se desiderate conoscere la fine di questa storia del primo romanzo che forma la Trilogia “Se devi sognare esagera!”, potete acquistarlo per solo 15 euro dal mio sito www.isognidiaraldo.it…non ve ne pentirete!

Tanti i colpi di scena in Inghilterra, ma non anticipo nulla, dandovi l’opportunità di scegliere da soli.

L’intero romanzo è composto da 235 pagine.

Un abbraccio..

Araldo Gennaro Caparco

21 luglio 2021 – Diario di un “sognatore” – “Il Maestro”– Nona parte

Il Maestro combatteva come un leone, si stava riprendendo alla grande e dopo aver convinto le sorelle, Isa ed Ada, ad andare a casa, rimasi solo con lui.

Ero contento, ma per uno strano caso del destino, continuai a dire delle bugie bianche, ovvero era un mio sogno da giovane chef e volevo evitare di rivelare che ero in quel momento al telefono con suo figlio Riccardo che viveva negli Stati Uniti:

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“…

– Rino

Era il Maestro:

– Ti devo lasciare si è svegliato tuo padre.

– Ok, non dire nulla della mia telefonata.

– Ok, a presto, non dire nulla a Isa

– Ok e Ada?

– Penso che abbia capito qualcosa, se vuoi

– Certamente la mia sorella maggiore, avrà capito tutto.

Speriamo di no e entrai nella stanza:

– Eccomi Maestro, ero a fare una telefonata qui fuori.

Mi guardò, era sereno:

– Non ti ho visto e mi sono preoccupato, a chi telefonavi?

Piccola bugia:

– Avevo un appuntamento telefonico con una persona proprietaria di un locale che aveva messo in vendita.

Sembrava interessato:

– Quanto grande?

– Non eccessivo, tra cucina, ripostigli, toelette e sala 250 mq.

– Pochi!

– Per me è tanto, sono un’ottantina di posti, ma quello che mi ha più colpito e che il locale ha un’area esterna che si vende insieme, dove si potrebbe ipotizzare un’area di giochi per i bambini, tipo casetta di topolino con i giochi all’interno e all’esterno.

Mi guardò, mi stava trapassando con quegli occhi:

– Volete un poco d’acqua?

– Si grazie

Versai l’acqua, gli porsi il bicchiere, lo prese e notai che il diagramma del ritmo cardiaco, non si era minimamente alterato, quindi anche un piccolo sforzo poteva farlo. Bevve e:

– Ami i bambini?

Questa non me l’aspettavo:

– Si, portano gioia, allegria, cosa c’è di più bello di sentirli ridere, schiamazzare, stare sul prato a rotolarsi in un ambiente protetto. Sono certo che i genitori ne sarebbero contenti e potrebbero fare da passaparola per il locale.

– Hai le idee chiare

Cosa potevo rispondere, adesso non avevo più chiaro nulla nella mia testa, il locale è vero l’avevo visto, è vero che era come l’avevo descritto ma è altrettanto vero che era per il momento al di sopra delle mie possibilità, allora avevo preso tempo e per la fine del mese avrei dovuto sciogliere l’impegno con questa persona che era stata così gentile da aspettarmi fino alla fine del mese.

– Ci provo.

La risposta dovette piacergli:

– Sai io non ho ancora nipotini, Riccardo è sposato da poco e Ada sta cercando di averli ma sembra che Enzo abbia dei problemi e Isa…

Mi guardò, lo fece apposta, mi scrutava, voleva che dicessi qualcosa:

– Non mi faccio illusioni Maestro, Isa è Isa. Una donna forte, energica e …bella. Potrebbe avere chiunque, non mi faccio illusioni, ma proverò a conoscerla se Isa me lo permette. Alle volte si chiude a riccio, sento che anche una parola detta in quel momento, potrebbe infastidirla. Lo ha fatto anche stanotte. E’ inutile negare che sono attratto da lei, ma lei è attratta da me? Non lo so! Ma ora basta Maestro, dovrebbe mangiare qualcosa, non ha toccato nulla.

Mi guardavo, mentre prendevo il vassoio e mi avvicinavo:

– Solo un poco di brodo, è di carne lo sento dal profumo e non dovrebbe essere male.

Non disse nulla e iniziò a mangiare.

– E’ tosta ma ha il cuore di burro.

Disse all’improvviso:

– Lo so, è come una millefoglie, uno strato duro e uno morbido, austera nella sua forma ma delicata dentro.

– Chi è una millefoglie?

Ero talmente preso che non avevo sentito che erano entrate , eccole Isa e Ada….

– Ma voi da dove uscite? E da quando state qua fuori?…”

E la frittata era fatta!

A domani.

Araldo Gennaro Caparco

20 luglio 2021 – Diario di un “sognatore” – “Il Maestro”– Ottava parte

Con il trasferimento in reparto cardiologia, finalmente Isa iniziò a rilassarsi e aumentava la sua fiducia , ma c’era qualcosa che continuava ad essere nascosta, c’era dolcezza nei miei confronti, ma era misurata, controllata:

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“—

Gongolavo, lei iniziava a parlare di me anche ad altri, questo era un segno positivo, voleva dire che mi pensava, che ero presente e che le faceva piacere. Si apri la porta, era l’ora delle visite, posai il cellulare e mi avviai in corsia. Non conoscevo il numero della stanza e quindi feci capolino in tutte, erano tutte a due letti, il lato destro per gli uomini, il sinistro per le donne. Quanta umanità insieme!!

Ero arrivato alla fine, era l’ultima stanza, bussai ed entrai:

– Eccoti!

Il maestro mi accolse con un sorriso, la camera era quasi accogliente, c’era un bagno all’ingresso, sulla parete sinistra un televisore in alto e di fronte due lettini ospedalieri, uno era quello occupato, l’altro libero e sulla sponda stavano sedute le sorelle. Il Maestro era leggermente sollevato con due cuscini, aveva l’aria stanca ma non dimessa, mi guardava divertito mentre mi sedevo sull’unica sedia che era li vicino a lui:

– Come vi sentite?

– Sono stato meglio, mi sento stanco, ma mi sono ripreso raccontando quello che abbiamo passato al matrimonio io e te.

Guardai le sorelle, avevano un’aria divertita e non lo nascondevano, Isa:

– Io ho raccontato l’incontro con i doberman

– Ah ecco!

– Devo dire che in poche ore ne hai passate tante, eh Rino

Era Ada che aveva parlato, ora aveva un quadro quasi completo di me, tra quello che le avevo detto e quello che aveva saputo adesso, era completo. Se sapessero quante altre cose non ho detto, meglio non pensarci.

Sempre Ada:

– Ci ha telefonato Riccardo, ti ringrazia per i documenti che gli hai inviato.

Giuro che non sapevo cosa fare e cosa dire:

– Ho pensato che era opportuno, così anche lui si tranquillizzerà. Ora visto che avete parlato tanto di me e di certo vi sarete annoiate, perché non andate a casa e ci vediamo dopo?

Non se l’aspettavano:

– E tu?

– Isa, rimango con lui, di certo vorrà riposare, vi avverto se qualcosa non va.

Si guardarono, il Maestro:

– Si, andate, c’è lui con me

Si stavano preparando, quando:

– Ma noi siamo a piedi

Presi le chiavi dell’auto,

– Prendi Isa, l’ho parcheggiata proprio all’uscita del padiglione di cardiologia:

– Ma

– Niente ma, io non ne ho bisogno.

– Grazie, ma potevamo chiamare un taxi.

– Andate Ada, sarete più libere di tornare quando volete.

Finalmente si decisero, Isa prese le chiavi, salutarono il padre e le accompagnai alla porta, quando arrivammo li, Isa si girò:

– Grazie, ma non dovevi

– Mi fa piacere, lo sai

– A dopo

– Cerca di riposare

– Va bene.

Rientrai, il Maestro che si era tenuto fino ad allora sveglio per le figlie, finalmente si era assopito. Mi sedetti vicino a lui in silenzio….

 

Abbassai la suoneria del cellulare, gli rimboccai la copertina e abbassai il lettino ospedaliero. Era collegato con un macchina che in tempo reale, dava i valori della pressione e il ritmo cardiaco con il diagramma che si modificava ogni volta. Sembrava sereno:

– Ci sei?

Altro che assonnato, aveva solo chiusi gli occhi:

– Si Maestro.

– Ben fatto!!

– Grazie

– Voglio riposare un poco, ti scocci.

– Per nulla, io sto qui. State tranquillo.

Visto che il letto vicino era vuoto, mi appoggiai con il cellulare a portata di mano, avevo spostato il video del battito cardiaco, in modo che potevo visionarlo quando volevo.

Che strano, sentivo una pace dentro che da tanto tempo non avveniva. Comunque se mi avessero dovuto fare un elettrocardiogramma sotto sforzo, avrei superato brillantemente il test.

Cellulare, messaggio:

– “ora ho capito!”

Era Ada, quindi stavano parlando di me, chissà se era una cosa buona, ma ne parlavano.

Cellulare:

– Come sta mio padre?

Era Isa, stavano in due stanze diverse, evidentemente:

– Sta riposando

– E tu?

– Stavo pensando a te.

Silenzio, forse ero stato troppo sfacciato.

Silenzio:

– E perché?

– Ero preoccupato, pensavo che stavi riposando?

Meglio ribaltare la risposta:

– Cos’è questa storia che mi conosci da tanto tempo?

Ecco l’affondo, aveva parlato con Ada e voleva una risposta:

– Forse un giorno ti racconterò una storia, ora dovresti riposare.

Sono certo che sta sorridendo:

– Mi è passato il sonno

– Non ti credo, occhi celesti e chioma bionda

– stai dicendo che sono una bugiarda?

– Si

Stavolta ero io che stavo sorridendo:

– La curiosità è donna

– Mica è solo un vostro appannaggio, anche noi quando ci mettiamo…

Era stata proprio la mia curiosità che mi aveva portato a seguire in piena notte uno sconosciuto,  a stare in una stanza d’ospedale il sabato e conoscere Isa, ma questo almeno per il momento non potevo dirlo:

– E dai, solo un accenno.

Non molla, non molla. E ora?

– Solo un accenno

– Si…”

A domani.

Araldo Gennaro Caparco