Trilogia – Se devi sognare, esagera! – Secondo capitolo “Il Castello”

Trilogia – Se devi sognare, esagera! – Secondo capitolo “Il Castello”

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Trilogia – Se devi sognare, esagera! – Primo capitolo “Il Maestro”

Il Castello

Eravamo quasi arrivati, la strada era quella ne ero certo, alla fine della discesa dalla collina, il Maestro mi fece notare, degli uomini armati.

Già che ci facevano li in mezzo al nulla?

La mercedes, filò veloce e la macchina di scorta a ruota, terminammo la discesa, ci portammo sulla statale, dopo il capanno di vimini, c’era una stradina seminascosta, con una sbarra, si alzò immediatamente per poi richiudersi velocemente.

Tenevo la mano di Isa stretta nella mia, era completamente rapita dal panorama, ma non diceva nulla, la maternità dei gemelli, l’aveva resa ancora più bella, i lineamenti si erano rassodati un poco, ma lentamente stava ritornando come prima.

Aveva un completo bianco di pantaloni e camicetta, mettevano ancora più in risalto i capelli biondi che scherzavano sul suo petto ad ogni fruscio d’aria.

.-  Ohhhhhh

Era Isa:

– Ma è uno splendore!

Eravamo quasi alla fine della strada e si intravedeva il Castello in fondo, anche il Maestro era incuriosito, l’unico non tranquillo ero io.

Non mi chiedete il perché, non c’era nessuna ragione apparente, ma non ero sereno.

Scendemmo tutti dalle auto, i quattro della scorta si posizionarono all’ingresso del Parco, n attesa c’era un signore dall’età direi sui settant’anni, ci aspettava:

– Benvenuti, lo Sceicco vi sta aspettando.

Ecco chi era uno sceicco!

Ma come ho fatto a non pensarci, il porto, la squadra a disposizione, la strada sulla collina, gli uomini armati.

Mentre venivamo accompagnati, verso l’ingresso del Castello, la persona ci illustrava le culture del corridoio centrale del viale:

– Qui alla mia destra c’è un limoneto, protetto dalla rupe di sopra e dai canneti, a sinistra, il giardino delle spezie, diviso in grandi rettangoli, protetti dalle piante mediterranea, fanno ombra quando il sole è alto, di seguito il roseto voluto dalla Signora dello Sceicco e di lato l’agrumeto con vari tipi di piante.

Era un posto da favola, non c’è che dire, colori a profusione, profumi inebrianti, tutto curato e ordinato, Isa si fermò ad ammirare dalla terrazza, vicino all’agrumeto, il mare sottostante, cristallino, da sopra si vedevano le rocce sommerse dall’acqua, poco distante c’era un grosso yacht, ormeggiato, segno del fondale molto alto.

Non so quanti di voi hanno letto David Copperfield di Charles John Huffam Dickens , ma quel signore mi aveva dato una brutta impressione, da quando l’avevo visto l’ho paragonato a Uriah Heep, il cattivo, il subdolo di quel bellissimo racconto, il modo di comportarsi, il parlare sommesso, la schiena incurvata in segno di umile servilismo, mi aveva dato fastidio.

Poi un’altra cosa mia aveva colpito, il Parco era stupendo, ma era come se non avesse un’anima, era come una cartolina che si acquista per mandare i saluti, l’una vale l’altra, non c’erano segni di utilizzo, era vuoto!

Un senso di smarrimento, ecco quello che sentivo!

Arrivammo all’ingresso, entrammo in un salone ampio e ricco di vasi, quadri, poltrone e divani, luminosissimo, il Fattore, perché così si definì quando terminammo la nostra passeggiata, fece un segno a dei camerieri di portarci delle bibite e fece segno di accomodarci.

Il Maestro aveva con se il cofanetto, in una borsa di pelle, l’appoggiò vicino e stava parlottando con Isa, nel frattempo la mia innata curiosità e quel senso di malessere, invece di sedermi con loro, mi portai verso una finestra dalla parte posteriore del salone, e vidi, anche li era presidiato da alcuni uomini armati.

Ero così preso, non mi accorsi di nulla, Isa con un colpo di tosse mi richiamò.

Era lo Sceicco, nel suo abito bianco immacolato, una cintura alla vita, portava uno stiletto di cui si vedeva l’elsa luccicante, con un turbante di vari colori, entrò con due persone, stavano ad un passo dietro, aveva si e no cinquant’anni:

-Benvenuti

Un sorriso ampio, sciolse la tensione di quel momento.

Il Maestro si alzò in segno di riverenza:

– Mi dispiace dell’increscioso errore.

E lui:

– Mi dispiace, di non potervi ospitare come dovrei, ma quando sono stato avvertito, ho sentito il desiderio di ringraziare la persona che così velocemente aveva rasserenato la mia esistenza.

Ci accomodammo dopo le presentazioni e ci fu servito del te, in un servizio di porcellana di una ricchezza incredibile.

Dopo questo rito, in perfetto silenzio, lo Sceicco fece un gesto e si avvicinò uno dei due entrati con lui, porgendo il plico al Maestro, lui fece lo stesso e consegno quello in suo possesso:

– Non guarda?

Era lo Sceicco.

-Perché dovrei?

Rispose il Maestro, riponendo il plico nella borsa di pelle così come l’aveva ricevuto.

Si vide lo stupore sul viso dello sceicco, poi come se stesse seguendo il corso dei suoi pensieri, iniziò a parlare:

– Mancavo da qui da tre anni, devo ringraziarla non solo di avermi riportato il regalo che domani farò a mia moglie per il 28° anniversario di matrimonio, ma perché mi ha dato l’opportunità di ritornare qui.

Il Maestro, ascoltava rapito il suo perfetto italiano, fece cenno di non capire quello che voleva dire, ma lui:

– Alle volte ci sono luoghi dove non si vorrebbe più ritornare, ero a Capri ieri e per evitare di farle fare un viaggio lungo, ho deciso di venire qui. Sono sceso dalla barca, solo quando i miei uomini mi hanno avvertito via radio che eravate arrivati.

Non potevo, forse non dovevo!

Ma il suo tono si andava abbassando sempre di più, era quasi rotto in gola mi aveva colpito:

– Sono molto colpito dalle sue parole, forse sarò indiscreto, ma posso farle una domanda?

Mi guardò come se mi avesse visto per la prima volta, i suoi occhi si fissarono sui miei, poi quasi come un senso di liberazione:

– Mi dica giovane signore!

Non devo balbettare,  Isa mi guardava incredula, il Maestro era accigliato segno di preoccupazione, ed io:

– Ho ammirato il suo Parco, esplosione di colori e aromi, segno di gioia e di cura continua, ma nell’aria non ho sentito la stessa sensazione, è stata solo una mia impressione?

Lo Sceicco si alzò, imponente faceva quasi paura, ad un suo gesto, fece allontanare tutti dalla sala, poi si voltò verso il Parco e disse:

-Sono meravigliato della sua sensibilità, ammiro le persone che cercano di darsi delle risposte e hanno il coraggio di chiedere.

Mi aspettavo una stoccata, mi avrebbe di sicuro tramortito, ma così non fu:

– Lei ha ragione, quello che ha detto risponde a verità, non so come abbia fatto ma ha colto in pieno il mio pensiero. Si, è vero, non c’è anima, qui tre anni fa ho perso l’unica figlia che avevo…

Volevo morire!

Non era mia intenzione ferire nessuno, ma oramai la frittata l’avevo fatta:

– Signore…

Dissi io.

Lui si girò verso di me, non era arrabbiato, ma quasi sollevato:

– La mattina facemmo colazione in questa sala, eravamo una trentina di persone, erano quasi le 10.00, Yahra espresse il desiderio di fare un bagno prima dell’ora di pranzo, io è la madre acconsentimmo, insieme con le amiche, presero un motoscafo ormeggiato e si allontanarono verso il largo, aveva 21 anni. Stavo ancora guardandola dalla terrazza, quando dopo pochi minuti, ci fu l’esplosione.

Si accasciò sulla poltrona, Isa si alzò e verso dell’acqua in un bicchiere, la ringraziò con gli occhi.

– Giuro io non volevo, sono mortificato!

Lo ero veramente, non potevo credere a quello che stavo sentendo, cercavo un riparo , volevo scomparire all’istante, alle volte il silenzio è la cosa migliore da fare, ma come mi era venuto in mente:

– Non è colpa sua, lei non poteva sapere, però mi ha dato l’occasione di liberarmi di questo peso che porto da anni dentro il cuore, non sono arrabbiato con lei, si tranquillizzi.

Solo allora, Isa si accorse, stavo tremando come una foglia, mi venne vicino:

– Non volevi e ne sapevi, stai tranquillo.

Accompagnato da lei, mi sedetti anch’io, volevo piangere ma non potevo!

Come sempre venne in mio aiuto il Maestro:

– Dispiace per la sua grave perdita, mio genero è giovane, impulsivo ma di certo non voleva ferirla.

E lui

– Lo capisco, ed è proprio per quella sensazione che ha colpito suoi genero, e mi attanaglia da anni che ho deciso di vendere questa proprietà.

Poi rivolto a me:

– Grazie, lei mi ha dato il coraggio di parlare e di decidere!

Non alzai nemmeno la testa, mi sentivo male e non vedevo l’ora di andare via.

Lo Sceicco richiamò i suoi uomini e ci accompagnò all’ingresso, mentre stavamo per salutarci, venne il mio turno, ero pallido, sentivo le gambe non mi sostenevano, feci uno sforzo per raddrizzarmi, lo Sceicco, mi guardò e poi, rivolto al Maestro e a Isa:

– Avviatevi con il fattore, vorrei scambiare due parole con vostro genero.

Gli altri erano stupiti, ma come si fa a dire di no, si avviarono, eravamo rimasti solo io e lui, rientrammo, mi fece sedere e:

  • I tuoi occhi parlano, più del tuo corpo
  • Signore…
  • Ascoltami…

Mi guardava fisso:

–  So che in questo momento non ti perdonerai mai per quello che hai fatto, so che aspetti una reazione anche dai tuoi familiari, ma so anche che è stato il destino che ha voluto farti arrivare qui.

Finalmente alzai la testa, era serio non stava scherzando:

  • Ma come?

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