Archivio mensile gennaio 2020

Sogni.

“Qualunque fiore tu sia,
quando verrà il tuo tempo, sboccerai.
Prima di allora
una lunga e fredda notte potrà passare.
Anche dai sogni della notte trarrai forza e nutrimento.
Perciò sii paziente verso quanto ti accade
e curati e amati
senza paragonarti
o voler essere un altro fiore,
perché non esiste fiore migliore di quello
che si apre nella pienezza di ciò che è.
E quando ciò accadrà,
potrai scoprire
che andavi sognando
di essere un fiore
che aveva da fiorire.”

DAISAKU IKEDA

(scrittore, studioso (studioso del buddismo))

Sogni.

Sognare è un atto di pura immaginazione, che attesta in tutti gli uomini un potere creativo, che se fosse disponibile in veglia, farebbe di ogni uomo un Dante o Shakespeare.
(HF Hedge)

Sogni.

“…Se tu puoi sognare e non abbandonarti ai sogni;

se tu puoi pensare e non perderti nei pensieri…

Se riesci a occupare il minuto inesorabile dando valore a ogni istante che passa, tua è la terra e tutto ciò che è in essa…”

Rudyard Kipling

Sogni d’Oro.

Perché auguriamo “Sogni d’Oro”?

Perché si dice “sogni d’oro” prima di andare a dormire?

Ci sono diverse risposte alla domanda, ma ne abbiamo scelte due che ci sembravano le più sensate:

  • potrebbe essere la traduzione non proprio alla lettera di un modo di dire latino, che augurava di “fare sogni preziosi”;
  • altri ritengono sia invece un’usanza che arriva dall’Oriente, dalla Corea in particolare, dove i monaci auguravano “sogni d’oro” alle coppie appena sposate perché l’oro, simbolo di prosperità, potesse portare loro dei figli in salute.
  • Quel che è certo è che resta tuttora un augurio a trascorrere una notte serena, allietata da sogni piacevoli. In senso ironico, invece, “sogni d’oro!” si utilizza come esclamazione nei confronti di una persona distratta, lenta, con la testa… tra le nuvole.

Sogni.

Ho sognato di volare
tante volte in una
una volta in tante,
leggera sopra i tetti
con un sospiro di gioia nera
posandomi sui cornicioni
seduta in bilico su un comignolo
quanto quanto quanto
ho camminato sulle vie
ariose dell’orizzonte
fra nuvole salate e raggi di sole
un gabbiano dal becco aguzzo
un passero dalle piume amare
erano le sole compagnie
di una coscienza addormentata
vorrei sapere volare
ancora in sogno e ancora,
come una rondine,
da una tegola all’altra
e poi sputare sulle teste
dei passanti e ridere
della loro sorpresa, piove?
O sono lagrime di un dio ammalato?
volo ancora, ma nelle tregue del sonno
il piede non più leggero
scivola via, una mano si aggrappa
alla grondaia che scappa
vorrei volando volare
e riempire di allegrie
le spine del buio»

Dacia Maraini, “ho sognato di volare”, da “Notti e sogni”, in “Se amando troppo – Poesie”, Rizzoli, Piccola Biblioteca LA SCALA, 1998