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6 Aprile 2020 – Undicesima puntata: “Una seconda opportunità” di Araldo Gennaro Caparco

6 Aprile 2020…

Undicesima puntata: “Una seconda opportunità”.

…un mio nuovo “romanzo spontaneo sgrammaticato” in diretta web ogni settimana, cinque pagine da condividere con voi!!

Prossima puntata il 13 aprile 2020.

Araldo Gennaro Caparco

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Dopo un attimo di smarrimento, realizzai, sapevo bene cosa potesse significare, detto e fatto, presi un giubbotto, una cintura con dei pesi, lui intuì quello che volevo fare
– Ma non può farlo lei è infortunato!
Gridò, urlai
– Vado io!
Con una mano feci cenno di mettermi sulle spalle la bombola piccola di ossigeno, strinsi la cinghia, inserii il boccaglio e dopo aver messo le pinne un salto in acqua, l’impatto non fu proprio da manuale, ero scoordinato, quando risalii in superficie localizzai la boa e nonostante i dolori, a bracciate la raggiunsi, per poi immergermi, non vedevo nulla, seguivo la corda, ogni tanto davo uno strappo, sperando in una risposta, ma nulla, furono secondi interminabili e quando raggiunsi la fine mi spaventai, lei non c’era, il gancio si era impigliato in un cespuglio di corallo, lo strattonai e lo inserii nella cintura, pregavo di vederla, girai a 360 gradi intorno a me stesso, furono delle bollicine che mi diedero la direzione, provenivano da una cavità poco distante, le bollicine stavano diminuendo, l’ossigeno era quasi terminato, come una furia con le pinne in modalità motore, inserii la mano nella cavità, presi una gamba, recalcitrava, la tenni stretta e tirai, era semi incosciente, staccai il mio boccaglio e il suo facendo inalare l’ossigeno, solo allora aprì gli occhi, mi riconobbe, velocemente, le staccai le due bombole e abbracciandola, tirai il sondino del giubbotto, sganciando la cintura che avevo sui fianchi, si gonfio e con forti pinnate stavamo volando verso l’alto.
Era svenuta!
Ero talmente intento nello sforzo verso l’alto che non mi resi conto di un’ombra in superficie, feci giusto in tempo a spostarla ma non potetti fare a meno di colpire la vetroresina, in un attimo un dolore violento alla testa e dopo poco una chiazza di sangue intorno a me
– Lasciate, la prendo io!
Furono le parole che sentii appena fuori dall’acqua e due poderose mani la issavano a bordo, solo allora la lasciai andare, la stessa mano dopo poco agguantò il mio braccio e riuscii anch’io a salire
– Siete ferito!
Urlò, la guardavo non si era ancora ripresa, sembrava morta, a mia volta
– Andiamo alla barca!
Le slacciai la tuta fino all’inguine, il cuore batteva ma era flebile, il viso cereo, iniziai a insufflare ossigeno dalla bocca alternando ritmicamente con le mani sul torace, ero senza fiato, ma non mi fermavo, lanciai un urlo e continuai, vedevo avvicinarsi la barca, continuai , diventò rossa all’improvviso e un getto d’acqua annebbiò la mia vista, ero seduto, l’abbracciai per consentire di cacciare l’acqua
– Vivaddio!
Tossiva!
Agganciata la barca, attaccai la scaletta con lei sulle spalle, l’uomo salì velocemente dopo di me, la posai con delicatezza su un gavone
– Nina, Nina…
Non rispondeva, sentii solo la sua mano che cercava di stringere il braccio
– Tenga questo, a lei provvedo io.
Era un asciugamano per tamponare il sangue, come un fuscello, la prese e la portò giù sotto coperta, finalmente mi sfogai piangendo!
Ero disorientato, lentamente iniziavo a ricordare e a pormi delle domande, ma ora il mio pensiero era per lei, non so quanto tempo ho passato su quel ponte, il sangue cessò di uscire, avevo solo un gran mal di testa e il torace dolorante
– Venga che l’aiuto a togliere e a farle la medicazione.
Mi girai
– Ma lei è?
– Didier, questo è il mio nome.
– Come sta?
Sorrise finalmente
– Lei è arrivato giusto in tempo, era molto agitata, le ho fatto un’iniezione calmante e l’ho messa a letto, continuava a chiedere di lei, quando le ho detto che stava bene, ha acconsentito a mettersi a letto, ora venga le tolgo le bende.
Meravigliato
– L’ha messa a letto?
Iniziando con le forbici a togliere la fasciatura al torace
– Non è mica la prima volta, sono vent’anni che la conosco l’ho vista crescere…
Sgranai gli occhi
– …lei per me è come una figlia e io per lei il vice padre.
– Mi chiamo Rino, sarei onorato se mi deste del tu!
– Anche tu Rino.
Con una precisione e senza parlare, mi medicò la ferita alla testa e rifece la fasciatura al torace
– Grazie.
Si spostò verso il timone
– Ecco, adesso vai, guido la barca nel porto più vicino, scendi, sono certo che la vuoi vedere.
Nonostante tutto, scattai in piedi e scesi giù, la porta era aperta della cabina, respirava bene, com’era bella, mi accoccolai ai piedi della cuccetta in silenzio, ma evidentemente lei aveva avvertito qualcosa, cercava con la mano, la presi
– Sono qua Nina, riposa.
E tutto mi ritornò alla mente!
Spossato mi addormentai ricordando, non so per quanto tempo dormimmo, non sentivo più la mia mano si era addormentata, poi all’improvviso iniziai a respirare male, avevo mancanza d’aria, strinsi più forte la mano, si svegliò
– Che succede Rino?
Non riuscivo a rispondere, con l’altra mano battevo sul petto, la bocca aperta e gli occhi fuori dalle orbite
– Aiuto, Didier presto!
Arrivò e mi alzò come un fuscello per portarmi in coperta, Nina piangeva
– Che è successo?
– Una crisi respiratoria, aspetta lo libero dalle fasciature al torace.
– Cosa devo fare?
– Vai al timone, vai a manetta verso Bastia, siamo a pochi chilometri.
Era tutto ovattato, ascoltavo senza poter rispondere, l’aria fredda della sera aveva avuto un effetto benefico, Didier non perse tempo, con il coltello che aveva nella cintura, con un taglio netto lacerò la fascia che mi teneva stretto il torace, alla fine, iniziai a respirare, sentii urlare Nina
– Allora?
– Tutto tranquillo Nina, sta respirando, vieni.
Pochi secondi e una massa di capelli mi coprì il viso
– Mi farai morire!
Rimanemmo in silenzio, arrivammo con le prime ombre della sera, eravamo in rada, da lontano si vedevano le luci della città, il respiro fino ad allora affannato stava diminuendo, lei sonnecchiava, accarezzai i suoi capelli
– Grazie.
Alzò la testa e forse solo allora si rese conto che non avevo più l’aria smarrita e disorientata di prima
– Come stai?
Invece di risponderle
– Chi l’avrebbe mai detto, da un autobus ad una barca.
Le strappai un sorriso, era raggiante
– Ti sei ripreso allora?
Si avvicinò Didier
– Sarà stato il colpo di testa che hai dato sotto il barchino di vetroresina.
Lo guardai
– Si certamente…
Poi guardando lei
-… ma cos’è successo Nina, il mio ultimo ricordo è quando ho colpito qualcosa al porto e…
Contenta con la mano sulla mia bocca
– Inizia a fare freddo quassù scendiamo e ti racconto tutto.
Didier aveva preparato la cena e mentre Nina raccontava cosa era accaduto, non riuscivo a mangiare
– E’ venuto Giosef?
Ero meravigliato
– Si, ma è dovuto andare via perché avevano fermato quelle auto alla stazione dell’eurostar…
– E poi cos’è successo?
Era diventata rossa all’improvviso
– Sono stata nel tuo appartamento.
E mi guardò, rimasi a bocca aperta
– Perché?
Si girò dall’altra parte
– Non potevo lasciarti solo, sapevo che qui non conoscevi nessuno, i medici avevano detto che potevi andare a casa e ho deciso, è venuto mio padre…
E saltò il mio primo boccone
– Cosa?
Divertita, stava per rispondermi, quando una sirena ululò, Didier
– E’ una corvetta della Capitaneria.
E si avviò all’esterno, guardai Nina
– Sarà per un controllo…
Ma non riuscì a proseguire, Didier l’aveva chiamata sul ponte, ci alzammo e quando uscimmo in coperta, un fascio di luce la illuminò, c’era un ufficiale della marina con un megafono
– Mlle Legroxe, le directeur du capitaine m’a envoyé pour vous inviter au dîner de gala ce soir. (Signorina Legroxe il Direttore della capitaneria mi ha inviato per invitarvi stasera alla Cena di Gala)
Non avevo capito nulla, Didier lo capì
– E’ stata invitata stasera ad un galà in Capitaneria…
Nina
– Je le remercie, mais je suis avec un invité. (Lo ringrazio, ma sono con un ospite)….
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Buona lettura la dodicesima puntata sarà pubblicata il 13 aprile 2020

30 Marzo 2020 – Decima puntata: “Una seconda opportunità” di Araldo Gennaro Caparco

30 Marzo 2020…

Decima puntata: “Una seconda opportunità”.

…un mio nuovo “romanzo spontaneo sgrammaticato” in diretta web ogni settimana, cinque pagine da condividere con voi!!

Prossima puntata il 6 aprile 2020.

Araldo Gennaro Caparco

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Immediatamente, rossa come un peperone
– Certamente!
Ci salutarono e rimanemmo solo noi due
– Che storia incredibile!
Mio padre parlava da solo, nel prendere un fazzoletto nella borsa, avvertii il gonfiore del portafoglio, lo presi e stavo dando uno sguardo, c’era l’indirizzo della casa a Marsiglia, stavo continuando a sbirciare nel portafoglio ma fui distolta
– Si è svegliato, venga signorina!
Era un infermiere inviato dai medici, mi alzai di scatto
– Dove vai?
– Da lui!
– Vengo anch’io?
Lo bloccai con la mano
– Fammi un piacere, aspettami qui se vuoi!
Rimase di sasso!
All’inizio del corridoio c’era l’accettazione del pronto soccorso, l’infermiere mi fermò per chiedere le generalità del paziente per le dimissioni, presi il documento d’identità di Rino dal portafoglio e dopo averlo registrato, finalmente entrai nella camera, era rannicchiato su se stesso in posizione quasi fetale, un infermiere cercava di convincerlo a girarsi, ma lui scuoteva solo la testa in senso negativo, mi avvicinai, provavo un misto di tenerezza e paura per la sua reazione, feci un cenno all’infermiere, si allontanò un poco, con la sinistra presi il suo braccio
– Dobbiamo andare!
Iniziò a tremare, con l’altra mano accarezzai le sue spalle
– Rino, dobbiamo andare, girati!
Non potrò, finche vivo dimenticarmi il suo volto quando si girò, era terrorizzato
– Dove?
Feci uno sforzo immenso per sorridere poi con decisione
– A casa…
Si dovette convincere, i suoi occhi mi fissavano, solo allora si tranquillizzò, con l’aiuto dell’infermiere lo rivestimmo, era molto debole e a tratti il dolore al torace lo lasciava senza fiato, si appoggiò in uno di quei momenti sul mio seno, poi si rese conto, si alzò all’improvviso
– Scusami!
Ero diventata di fuoco, quel contatto mi aveva procurato una grande emozione e gioia nello stesso tempo, come un bambino ubbidiente terminò di vestirsi, cercava di mettersi le scarpe, ma non ci riusciva
– Faccio io!
E lui fermandomi
– No, grazie, ce la farò da solo!
Cento contorcimenti, ma alla fine ce l’aveva fatta, si aggrappò al mio braccio, guardava la porta della stanza, una lacrima iniziò a scendere sul viso, riprese la sua paura e il panico
– Aiutami, non ricordo nulla, non so chi sei, non so chi sono, ho paura!
Le mie gambe stavano per cedere, la sua era l’espressione di un disagio interiore che non aveva limiti, ed io finii di domandarvi perché stavo lì, con lui, tutto mi era più chiaro, con voce ferma
– Ci sono io!
Fuori c’era mio padre che aspettava, quando uscimmo
– Salve.
Rino sobbalzò, guardava a terra cercando di non inciampare
– Salve signore.
Poi rivolto a me
– Dove vai?
– Lo porto a casa sua.
– E…
Stizzita, sapevo bene quello che voleva dire, ma non ero in animo di litigare con qualcuno e non era proprio il caso di farlo con Rino aggrappato a me come una cozza
– Ci vediamo stasera al locale!
Troncai così la conversazione e mi avviai all’uscita, lasciandolo a bocca aperta, in auto, finalmente iniziò a prendere colore il viso, guardava fuori e quando era sicuro che non lo guardassi, si girava
– Ho una casa?
Per poco non scoppiai a ridere, ma non era il caso
– Si.
Si fermò un attimo, evidentemente aveva presa coscienza
– Grazie.
Lo disse quasi sottovoce, mi fermai nei pressi di un supermercato, mi girai
– Di cosa?
Abbassò la testa
– Tutto questo è irreale, scusami, non so chi sei e nessuno ad oggi si era preso così cura di me…
Fece una pausa per prendere fiato
– … i medici hanno detto che sono caduto ed è per questo che non ricordo nulla, poi sei arrivata tu…sono confuso e disorientato, non so chi sono, cosa faccio, ma quando sono con te sono tranquillo, sereno, grazie.
Ma come diavolo può succedere…
… la sua voce scendeva ai minimi livelli e invece il mio cuore innalzava il ritmo, quasi mi vergognavo, ma che mi sta succedendo, mai mi ero sentita così, per fortuna lui non se ne accorse, mi sentivo il viso in fiamme, prima di scendere
– E’ momentaneo, stai tranquillo, ora faccio la spesa e poi ti accompagno a casa.
Scesi dall’auto come una furia, prima che potesse dire qualcosa, ero turbata per la prima volta in vita mia, si avevo conosciuto altri della mia età, ma mai, avevo sentito quel trasporto che adesso mi incuteva paura e timore, di cosa? Non lo so!
Quasi meccanicamente, presi il carrello e lo riempii delle cose essenziali che potevano essere utili, giunta alla cassa, guardai verso la mia auto nel parcheggio, lo vedevo da lontano, teneva la testa tra le sue mani scuotendola
– Ti ha trovato poi il tuo amico?
Feci un salto, mi girai era Andrè
– Chi?
Meravigliato
– Qualche sera fa è venuto al mio ristorante, Rino, quel tuo amico era in compagnia di Alfio, sai quello che ha una grande pescheria al centro città…
Fece una pausa
– …c’era anche Ines.
E si fermò!
Ines, quella cavallona bionda? Si, eravamo amiche, ma sempre mi aveva soffiato i ragazzi che si interessavano a me, a scuola, eravamo l’una diversa dall’altra e fra noi due, sceglievano lei.
Cosa ci faceva con lui?
Poi Alfio? Certo che lo conoscevo, dovevo tagliare corto, ero preoccupata per Rino nell’auto
– Si, grazie, ci siamo sentiti!
Pagai, salutandolo frettolosamente
– Ciao, buona giornata.
Appena entrai nell’auto, dopo aver depositato la spesa nel cofano
– Ho avuto paura che non venissi più!
Era spaesato
– Andiamo!
Quando arrivammo a casa sua, sgranai gli occhi, era tutto sottosopra e mi resi subito conto che pur mettendo a posto, era troppo piccola per ospitare due persone, si è vero, avevo pensato di restare con lui, il tempo necessario, ma era evidente che non potevo farlo, si guardava intorno come se l’avesse vista per la prima volta e per nulla sorpreso dal disordine
– Sono stanco!
– Mettiti qui sul divano, vado a prendere la roba in auto.
Quando ritornai sopra, lui era disteso sul divano, era nel mondo dei sogni, solo allora mi resi conto di quanto fosse diventato importante per me, l’osservavo così inerme, avrei voluto accarezzare quel viso, mi sentivo strana, era la prima volta che succedeva, si avevo avuto delle storie, l’ultima era stata disastrosa, ma oramai era un ricordo lontano, e ora, questa sensazione quasi opprimente, questo desiderio di non lasciarlo da solo, mi lasciava senza fiato e dopo averlo coperto con uno scialle, uscii fuori al balconcino che dava sul porto, avevo preso una decisione, digitai un numero sul cellulare
– Papà…
Iniziò a fare una raffica di domande, non mi lasciava parlare, lo bloccai quasi urlando
– …ascoltami, l’appartamento e invivibile, non posso lasciarlo qui…
Silenzio, lo immaginavo a bocca aperta
– Che vuoi fare?
La voce era tremolante, mi conosceva bene e sapeva che se avessi deciso qualcosa era difficile farmi cambiare idea
– Non voglio portarlo a casa..
Un sibilo era niente in confronto al sospiro di mio padre in quel momento
– …armo la barca e lo porto lontano da qui!
Silenzio totale o era svenuto oppure era sul punto di farlo
– Papà?
Finalmente
– Perché?
E subito dopo
– Sola con lui? Con uno sconosciuto? Ma ti rendi conto…
Ecco la vera ragione, per tranquillizzarlo
-C’è Didier con te?
Era la mia carta vincente, lui per me era come un vice padre, era l’uomo di fiducia di papà e mi aveva visto crescere dopo la morte della mamma, una presenza costante e discreta, ero la figlia che non aveva mai potuto avere non essendosi mai sposato
– Si
– Passamelo!
Un attimo dopo
– Piccola dimmi?
Mi svegliai e mi preoccupai!
Avevo appena aperto gli occhi e il lampadario sopra di me ondeggiava ritmicamente, mi guardai intorno, tutto mi era sconosciuto, la cuccetta dove mi trovavo era incassata sotto ad un piccolo armadio di noce, tutto profumava di mare, chiusi gli occhi e iniziai a fantasticare, ero in cielo?
Mi domandavo, allora ero morto!
Riaprii immediatamente gli occhi, toccai il bordo del letto e mi resi conto della morbidezza del legno, allora ero vivo, con una mano tastai la testa, avevo come un cerchio, c’era una fasciatura, con l’altra esplorai il torace, identica fasciatura, ma dove mi trovavo, mi sporsi dalla cuccetta, inforcai le pantofole e mi guardai nello specchio di fronte, ero in tuta, un colore che mi era sempre piaciuto, un celeste mare e sulla maglietta un timone di una nave, in basso a sinistra, una scritta “Nina”!
Oddio ero su una barca!
Come se avessi ricevuto una scossa elettrica, nonostante la testa che ronzava e il dolore fisso al torace, mi fiondai per il corridoio e dopo pochi istanti, salita la scaletta, vidi il cielo azzurro che si fondeva all’orizzonte con il mare, visione celestiale per me e improvvisa, guardai la parte inferiore, non c’era nessuno sul ponte, mi girai verso la prua e vidi un signore, era curvo e stava cercando di mettersi una tuta
– Dove sono? Lei chi è? Nina dov’è?
Sorpreso di ascoltare la mia voce si girò in malo modo e finì per cadere su un rotolo di corde
– Nina è in acqua!
Esclamò e con la mano indicava una boa
– Da qualche minuto la boa non si muove…
Pausa, poi abbassando la testa
-…sono preoccupato!….
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prossima puntata il 6 aprile 2020…buona lettura

23 Marzo 2020 – Nona puntata: “Una seconda opportunità” di Araldo Gennaro Caparco

Nona puntata: “Una seconda opportunità”.

…un mio nuovo “romanzo spontaneo sgrammaticato” in diretta web ogni settimana, cinque pagine da condividere con voi!!

Prossima puntata il 30 marzo 2020.

Araldo Gennaro Caparco
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…La luce scomparve all’improvviso e l’uomo con una scarpa premeva forte sul torace
– Non ce l’ho più!
La stretta della scarpa si allentò
– Menti!
Sentivo il sangue in bocca, gridai
– No!
Sempre in inglese
– A chi l’hai data?
Stavo per perdere i sensi, non riuscivo a ricordare, la scarpa continuava ad affondare, mi toglieva il respiro, annaspavo, cercai di allontanarla con l’altra mano, senza nessun esito
– Parla, a chi?
Non riuscivo a ricordare, poi un lampo, un ricordo all’improvviso
– Caprì, il generale Caprì!
Un’imprecazione e poi…
… tutto successe in un attimo, ricevetti un calcio nel torace mentre si sentiva il rombo dell’avvicinarsi di un elicottero, un faro di luce illuminò a giorno l’auto, fui catapultato fuori dalla macchina e finii direttamente sbattendo la testa su un pilastro di cemento, quello per evitare che le auto potessero parcheggiare, sentii lo sgommare di ruote delle auto e l’elicottero che le seguiva, un dolore violento alla fronte e sangue che continuava a colare dal naso, sirene in lontananza, la vista si annebbiò e tutto fu buio.
– Posso entrare?
– Lei chi è? Lo conosce?
– Sono la sua fidanzata e…
– E’ in uno stato confusionale, l’abbiamo medicato, ha due costole incrinate e il colpo che ha preso in testa ha procurato un vuoto di memoria, continua solo a ripetere “Nina, Nina” e null’altro.
– Oddio, sono io Nina!
Una mano sulla fronte, sensazione di freddo, testa fasciata, torace fasciato, apro gli occhi…
…una visione, una ragazza, una montagna di capelli rossi arruffati, mi sta accarezzando, com’è bella, sorride, ma il viso esprime altro, preoccupazione, incrocio i suoi occhi, scende una lacrima
– Chi sei?
Stupore, apprensione,meraviglia si fondono in un attimo, il volto si rattrista
– Nina!
Cerco di sollevarmi, non ci riesco, quel nome è l’unico che ho in testa, ma non so chi è, mi volto dall’altra parte, mi vergogno, mi sento svuotato, lei continua
– Sono io, Rino sono Nina!
Dolcemente con l’altra mano mi fa girare, stavolta sono io che ho le lacrime che scendono copiose
– Non ricordo nulla!
Il cuore iniziò a pulsare all’impazzata, la macchina segnalava il mio disagio, mi martella, non lo sopporto, sento il sangue sale, sale, chiudo gli occhi, sento il suo urlo
– Aiuto!
E nulla più!
-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-
– Oddio!
Vedevo quelle persone che lo manipolavano, prima di svenire era riuscito a prendere la mia mano e la teneva stretta, mi mancava l’aria, ma che ci facevo qui?
– Si sposti signorina.
Era un medico, mi guardava strano
– Non posso, la sua mano!
Esclamai ad alta voce, immediatamente mi sciolse da quella stretta micidiale, mi allontanai di qualche metro, quando l’avevo visto poco prima nel ristorante all’improvviso, il cuore era salito in gola, tante volte ero sul punto di chiamarlo, ma mio padre mi teneva sotto osservazione, qualcuno, la sera in cui lo lasciai di punto in bianco al ristorante la Costa D’Oro, mi aveva visto a Parigi con il suo fidatissimo cliente e glielo aveva detto, quella sera ci fu una scenata epica, urla e grida da parte sua, terminata con una telefonata bollente, al suo cliente ed io…reclusa in casa e guardata a vista.
Dopo molti giorni, solo quella sera, mi diede il permesso di uscire, era addolorato, ero l’unica figlia, mia madre era morta pochi anni prima e lui non riusciva a credere che avessi fatto quella cosa alle sue spalle, tradendo la sua fiducia, conoscendolo avevo accettato dopo proteste e pianti, di essere reclusa a casa, lo avevo fatto per affetto, vedendolo sconvolto e proprio in quei giorni pensavo a quella persona incontrata per caso su un autobus e forte era il desiderio di chiamarlo, ma non ci riuscivo per due ragioni, la prima che non potevo vederlo e la seconda che lui non poteva venire a casa da me, pena l’ira di mio padre.
Quando mi chiese aiuto, non mi domandai nulla, non appena fu uscito dal retro del locale, chiamai quel numero
– Pronto
– Sono Nina, il numero me l’ha dato un mio amico Rino, mi ha detto di dirvi che è in pericolo.
Dall’altro lato, nessuna sorpresa, ma solo due domande
– Dove? Mi dia l’indirizzo!
E riagganciò!
Da lontano notai tutta la scena, c’erano delle persone che l’avevano preso sottobraccio, fu portato in un auto, avevo paura per lui senza sapere il perché, ero sul punto di uscire fuori per raggiungerlo ma dovevo avvertire mio padre, non riuscivo a trovarlo, era con dei clienti, stravolta tornai in cucina, le auto erano sempre lì, dopo poco il rumore di un elicottero che arrivava e quasi contemporaneamente lui fu scaraventato fuori dall’auto centrale, uscii fuori, le auto scomparvero sgommando e con il cellulare in mano, vedendo da lontano che non si muoveva, chiamai il servizio d’emergenza, arrivammo quasi in contemporanea io e l’autoambulanza, lo misero su una lettiga, volevo salire, ma non mi diedero il permesso, ritornando verso il locale, un cameriere mi disse che lo aveva visto scendere da un furgone lì vicino, mi avvicinai, c’erano ancora le chiavi nel cruscotto, una busta con dei soldi sul sedile di guida e un portafogli con altre chiavi, automaticamente li presi e mi avviai alla mia auto per andare in ospedale, mettendo tutto al sicuro nella mia borsa.
Arrivammo quasi contemporaneamente, non ascoltando le proteste l’auto era dietro l’autoambulanza raggiunsi la lettiga, fui bloccata da un agente di guardia
– Lei chi è?
Senza pensarci due volte
– E’ il mio fidanzato, lasciatemi passare!
Urlai, si fece da parte, c’era una porta che si stava chiudendo , l’aprii…
…ed ora sono qui in un angolino, squilla il cellulare
– Pronto, Nina dove sei?
Era mio padre, non potevo dirgli una bugia erano le quattro del mattino, certamente qualcuno l’aveva avvertito di quello che era successo fuori dal ristorante, no, non potevo inventarmi una scusa
– In ospedale…
Silenzio
– Arrivo!
Oddio!
Vedo i medici indaffarati, ma lui non si sveglia, un infermiera, risponde al telefono della stanza, mi fa cenno di uscire dalla stanza, non vorrei, esco, e…
…ci sono tre uomini sulla porta, il più anziano, mi prende per mano
– Venga!
Siamo nella sala d’aspetto completamente vuota, uno dei tre si avvia alla macchinetta per il caffè, la mano di quell’uomo è ghiacciata
– Chi siete?
– Sono Giosef quella persona a cui ha telefonato!
Mi portano il caffè, non solo per me, quei due si spostano, uno all’ingresso e l’altro fuori la porta dove è stato portato Rino, in silenzio sollecitata da quell’uomo, sorseggio il caffè, ogni tanto guardo verso quella porta, vorrei stare lì
– Non si preoccupi, verrò avvertito appena si riprenderà…
Aveva seguito il mio sguardo
– Ho paura per lui, i medici mi hanno detto che ha un vuoto di memoria ma che continuava a gridare un nome, il mio…
Con fare paterno, la voce si è addolcita
– Evidentemente è stato l’ultimo ricordo impresso nella mente, mi vuole raccontare come ha fatto ad avere il mio numero di telefono?
Ero meravigliata, ma mi sentivo più tranquilla e così iniziai a raccontare, ero quasi alla fine, sento un vociare all’ingresso, mi girai, era mio padre e quell’uomo non lo faceva passare
– Papà!
Solo un cenno della testa e
– Nina, ma che cosa è successo? Chi è quest’uomo? Come stai?
Era preoccupato, l’abbracciai
– Sto bene, non ti preoccupare, questa persona è un amico di Rino…
Meravigliato
– E chi è Rino?
E lui
– Mi chiamo Giosef e sono un capitano dei carabinieri, ecco il tesserino.
Sgranò gli occhi
– Mia figlia?
– Stia tranquillo, non siamo qui per lei, ovvero, è stata proprio lei che ci ha chiamato…
La situazione era tragicomica, vedevo mio padre guardare alternando me e lui e poi l’uomo che aveva impedito l’ingresso, si mise le mani in faccia
– Non capisco più nulla!
Arrivo un medico, ci alzammo, rivolto a me
– Signorina, siamo riusciti a risvegliarlo, ma era troppo agitato, ha detto frasi sconnesse e chiesto più volte di lei, abbiamo detto che eravate assente per la deposizione dai carabinieri, solo allora si è calmato, ma abbiamo deciso di fargli un tranquillante, ora riposa, tra qualche ora potrà lasciare l’ospedale al suo risveglio.
Non riuscivo a crederci
– Grazie dottore!
Mi lasciai andare pesantemente sulla sedia
– Allora?
Era mio padre, squillò il cellulare del capitano, si spostò per rispondere
– Ora ti racconto!
Nell’ascoltare il racconto, mio padre rimase senza parole, mi fermò solo quando raccontai dell’autobus
– Come senza soldi?
Lo guardai stizzita ora per allora
– Ti sei dimenticato che avevi bloccato tutte le mie carte di credito per farmi ritornare il prima possibile da Parigi?
Abbassò la testa, alla fine
– Quindi lui non sa chi sei?
– No
– E tu che sai di lui? Cosa fa qui a Marsiglia? Te l’ha detto?
Mio scappò una risata nervosa, se ne accorse, stavo per scoppiare, in quel momento si avvicinò il capitano
– Devo andare, sembra che quei delinquenti siano stati bloccati al confine, alla stazione dell’Eurostar per l’Inghilterra e si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, mi dispiace, vorrei esserci quando si risveglierà.
Mio padre
– Ma è un delinquente?
E guardò verso il corridoio dove si trovava l’altro uomo di guardia, si girò e ammutolì, il capitano serissimo lo fissò negli occhi
– Assolutamente no! Ne avessi di persone come lui…
E in modo conciso raccontò quello che era successo a Parma, rivelando delle cose che Rino non mi aveva detto, concluse con
– Ha perso tutto a Parma!
Eravamo allibiti
– Signorina può farmi la cortesia di avvertirmi del suo stato di salute?….
.-.-.-.-.-.-.-
prossima puntata il 30 marzo 2020…buona lettura

16 Marzo 2020 – Ottava puntata: “Una seconda opportunità” di Araldo Gennaro Caparco

16 Marzo 2020…

Ottava puntata: “Una seconda opportunità”.

…un mio nuovo “romanzo spontaneo sgrammaticato” in diretta web ogni settimana, cinque pagine da condividere con voi!!

Prossima puntata il 23 marzo 2020.

Araldo Gennaro Caparco

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…centralmente c’era invece il mio tavolo, visibile da tutti, da lì avrei insegnato la tecnica per friggere e preparare il pescato.
Prima di allora, alla fine della quinta giornata, dopo la prova generale effettuata nella pescheria un applauso spontaneo da tutti mi ripagò delle nottate insonni a preparare nella mia cucina a casa la gestualità e la dialettica per rendere facile la comprensione della pietanza che dovevamo preparare
– Figliolo, devo dire che avevo delle perplessità, ma stasera non ne ho più.
Questo fu il commento di Alfio siculo-francese!
Ero gasato e in attesa di mettere in pratica l’evento, desideravo condividere con una persona e il pensiero ricorrente era per lei, Nina, cercai di chiamarla, ma niente, mi tuffai a capofitto nella preparazione dell’evento, quella sera stanco di provare al suo cellulare, volevo recarmi nel ristorante dove eravamo stati insieme, anche per avere sue notizie e colsi l’occasione di invitare Alfio e sua figlia Ines per festeggiare la prova generale, l’invito fu subito accettato da Ines con una certa felicità, fui sorpreso, ma poi capii il perché, arrivai in anticipo, ma loro già mi stavano aspettando dentro, vedevo di spalle una persona che parlava con loro, mi avvicinai
– Rino questo è il proprietario…
Non lo feci terminare, tra la sua meraviglia, stendendo la mano
– Salve Andrè!
Quando realizzò chi ero, il suo sorriso si spense e rimase con la bocca aperta
– Sai lui è lo Chef dell’evento, stavamo parlando proprio di te con Andrè.
Era Ines, lui balbettò
– Ma tu non sei l’amico di Nina?
Sorpreso
– Si, sono io, perché?
Chiudendo la bocca e cercando di fare il disinvolto
– No, nulla, sono stato sorpreso, non sapevo che eri uno Chef, ma Nina lo sa?
Stavolta ero io meravigliato
– No, non penso!
– Scusatemi!
E scomparve in ritirata, vidi Ines che martoriava un tovagliolo e Alfio che la fissava
– C’è qualche problema Ines?
Di getto
– Non sapevo che conoscevi Nina!
C’era rabbia nelle sue parole, Alfio
– Da quando?
Non mi piaceva la piega che stavamo prendendo e non volevo avere degli attriti con loro, proprio adesso che stavo per ultimare i preparativi dell’evento
– L’ho conosciuta in autobus quando sono venuto qui a Marsiglia ed è una parola grossa amico, siamo quasi due estranei, l’ho invitata a pranzo una volta per ringraziarla dei consigli che mi aveva dato per la mia permanenza qui, ma dopo non l’ho più rivista.
Vidi Ines tirare un respiro di sollievo, grande come un tsunami e poi ridiventare luminosa
– Scusatemi.
Si allontanò presso i servizi, Alfio
– Scusala, credo sia gelosa di Nina, lei e Andrè si conoscono da una vita, non lo vuole ammettere ma ha una cotta per lui da tempo.
Ecco perché!
E’ inutile aggiungere, quando ritornò Ines, parlammo d’altro e non si parlò più di Nina, anche se io volevo avere qualche altra notizia su di lei, ma mi guardai bene dal dirlo, anche durante la cena, parlammo dell’evento, mettemmo a punto diversi argomenti e per evitare discussioni sul conto, anticipai senza dire nulla e mi recai presso la cassa, dove era stabilmente il proprietario, nel vedermi, mi accolse guardingo
– E’ stato tutto ottimo!
E il volto si illuminò
– Ti fanno i complimenti, specialmente Ines è stata colpita delle ostriche magistralmente preparate.
Divenne rosso come un peperoncino
– Sono contento!
Pagai e stavo per andare via, quando
– Per caso sai Nina dov’è, non la vedo da diversi giorni.
Lui, oramai conquistato dai complimenti, gentilissimo
– No, anch’io non la vedo in giro da diversi giorni.
Evitai di chiedere altro Andrè mi segui e dopo un caloroso saluto con Alfio e un abbraccio ad Ines, cosa che la fece diventare paonazza dalla contentezza, ci salutammo per darci appuntamento per la mattina successiva.
Per non incorrere in un flop, decisi di non pubblicizzare eccessivamente l’evento, continuavo a pensare…
… e se fosse andata male?
Ero scaramantico ma Alfio fece promozione con i suoi clienti aiutato dalla figlia, l’appuntamento era per le 21.00, ordinatamente arrivarono i 20 partecipanti, erano quasi tutti clienti della pescheria, appartenevano alla classe medio alta di Marsiglia, avvocati, medici, commercialisti, notai, ma questo lo venni a sapere dopo.
Nell’imbarazzo iniziale mi presentai
– Ringrazio chi ha voluto partecipare a questo primo evento, mi chiamo Rino e sono un Chef di partita, stasera cucineremo insieme i vostri acquisti fatti in questa pescheria, un grazie va al signor Alfio e a sua figlia che hanno accettato questa mia idea particolare e originale, sono certo che insieme formeremo una bellissima squadra e gusteremo quello che insieme prepareremo, gustando la freschezza di un prodotto fresco di giornata, certo che possiate replicare a casa quello che stasera faremo qui, prepareremo i Tocchetti di salmone grigliati ai quattro formaggi e misticanza di erbe spontanee.
Inizia a spiegare nel silenzio assoluto corredato da cenni storici della gastronomia nel silenzio generale, ma la cucina avvicina e permette di relazionarsi, Ines aveva stabilito i componenti delle cinque postazioni e inframezzavo le spiegazioni cucinando, ma spesso mi allontanavo e seguivo ogni tavolo all’opera replicando quello che io avevo fatto, questo fu gradito da tutti e dopo una mezzora, ogni gruppo parlavano, ridevano e cucinavano, avevo raggiunto lo scopo, forse!
Preparai anche dei fuori programmi, delle conchiglie ripiene di salmone crudo insaporito con delle spezie e con l’aiuto di Alfio e della figlia venivano proposti e accettati favorevolmente, ero quasi alla fase finale, ma avevo la sensazione di essere osservato e non sbagliavo, quando fu il momento per ogni coppia d presentare il loro piatto preparato, in fondo alla sala vidi qualcuno che stava osservando, mi staccai dalla postazione con un piatto in mano ma non arrivai per tempo, quella persona non c’era più.
Non ebbi modo di soffermarmi, perché uno dei componenti di una coppia a nome di tutti, volle ringraziarmi e chiedevano a gran voce applaudendo la data per il prossimo evento, Alfio sottovoce
– Rino la settimana prossima.
Ed io
– Perfetto!
L’annuncio fu ri sottolineato con un applauso e Ines prese già le prenotazioni.
Mentre con Alfio stavamo riponendo tutta l’attrezzatura in un furgone da me preso a nolo, carico del successo dell’iniziativa, elaborai la possibilità di replicare lo stesso evento in altri locali, finimmo verso le due, ero stanchissimo, le gambe erano al limite della loro portata, non vedevo l’ora di parcheggiare in garage il furgone e mettermi a letto.
Ma l’uomo propone e…
…non arrivai mai nel mio letto!!
Ero contento, il tempo di partire, Alfio aveva voluto darmi il compenso per la serata detratto dalle spese e dal suo utile, era una bella cifra, avevo visto giusto, l’iniziativa aveva bisogno di essere limata, ma il format funzionava, si, avevo trovato una formula, che strano, in quel momento avrei voluto dirlo a qualcuno, si quella testa rossa con gli occhi neri come la pece, Nina, chiusi gli occhi e vidi nitidamente il suo volto, che sciocchezza, mi dissi, girai la chiave dell’avviamento, avevo percorso solo qualche chilometro
– Fermati immediatamente!
Mi bloccai, era la voce di un uomo e sentii all’altezza del mio orecchio destro il freddo di una canna di pistola, sempre in inglese
– Vai verso il porto!
– Ma…
Cercai di girarmi, ma la canna stava per entrarmi nel collo
– Ora!
Arrivammo nei pressi di un gran ristorante sul mare, lessi l’insegna Costa d’Oro, di fronte c’erano tre auto in attesa
– Scendi e vai verso l’auto al centro!
– Ma cosa volete da me?
Urlai, e lui
– Qualcuno ti aspetta!
Le auto erano al di la della strada, scesi e guardai nel ristorante lì vicino, una festa era ancora in atto a quell’ora, poi guardai le auto, l’uomo era sul punto di scendere dal furgone, ora o mai più, pensai e invece di attraversare la strada mi fiondai nel locale, immediatamente sentii la portiera del furgone sbattuta e un’imprecazione, appena entrato, mi bloccai, stavano facendo il trenino e la musica era assordante, e ora?
Avevo paura, cosa volevano da me quelle persone, perché mi aspettavano?
Sulla destra in fondo, vidi il cartello dei servizi, pensando di trovare l’uscita posteriore e dribblando il trenino, mi avviai di corsa, ero sul punto di arrivare, guardai indietro, una persona mi stava seguendo, lo riconobbi, era quell’uomo della metropolitana, lo stesso che con una spallata mi aveva avvertito di non entrare nella metro perché seguito, iniziai a sudare, ma quando è lungo questo salone, entrai nell’avanti porta e….
– Rino ma che fai qui?
Era Nina con un vassoio in mano
– Dove vai?
L’abbracciai
– Nascondimi, presto!
Immediatamente mi prese per il braccio e mi tirò nella cucina
– Vieni!
Sentii distintamente un’imprecazione al di la della porta, mi stava cercando, tremavo
– Sei stravolto, ma che ti è successo?
Con la mano cercai nella tasca il mio portafoglio senza risponderle
– C’è un’uscita qui?
Aveva gli occhi sgranati
– Si, ma…
Presi un cartoncino, quello di Giosef
– Non posso spiegarti nulla adesso, chiama questo numero per me, si chiama Giosef, digli che ho bisogno d’aiuto e dove mi trovo.
Lei lo prese, in quel momento si stava per aprire la porta, Nina lanciò un coperchio d’una pentola verso la porta, si richiuse, io ero a terra
– Vai, in fondo a sinistra!
Mi alzai immediatamente e mi avviai, aprii la porta e…
…ricevetti un pugno in testa!
Ero tramortito, ma vigile, due uomini mi presero di peso e attraversarono la strada, una portiera si aprì, fui buttato come un sacco di patate dentro, era tutto buio, i finestrini erano oscurati, una voce distintamente
– Dov’è la macchina fotografica?
Sbattendo sul pavimento dell’auto, sentii un dolore al naso, usciva del sangue, avevo la mano destra bagnata, urlai
– Ma che volete da me? Chi siete?
Sentii una mano che premeva sulla testa, bloccandomi sul pavimento dell’auto
– Dannazione, dov’è la macchina fotografica di Robin?
Ecco chi erano!
Sperando che Nina avesse fatto la telefonata, pur nella situazione tragica in cui mi trovavo, cercai di prendere tempo
– Non conosco nessuna Robin!
La mano continuava a premere, ma stavolta mi prese per i capelli, una luce improvvisa e mi mise davanti agli occhi il passaporto, quello di Robin
– Questa!
Ma come diavolo avevano fatto, dove l’avevano preso, erano stati nel mio appartamento allora, diavolo e ora?
– La macchina fotografica!…
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Buona lettura la prossima puntata il 23 marzo 2020

9 Marzo 2020 – Settima puntata: “Una seconda opportunità” di Araldo Gennaro Caparco

9 Marzo 2020…

Settima puntata: “Una seconda opportunità”.

…un mio nuovo “romanzo spontaneo sgrammaticato” in diretta web ogni settimana, cinque pagine da condividere con voi!!

Prossima puntata il 16 marzo 2020.

Araldo Gennaro Caparco

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…- Ti ringrazio per avermi aiutata, mi dai il tuo numero di cellulare, vorrei restituirti…
La fermai.
No, non era il caso, dovevo io ringraziarla
– E’ stato un piacere incontrarti, no, non mi devi nulla…
– Grazie, ma se me lo dai lo stesso, potremmo prenderci un caffè insieme, se poi non vuoi…
Presi il biglietto dell’autobus e le scrissi il numero
– Con piacere!
Le nostre mani si incrociarono e lei colse l’occasione per scrivere il suo numero di cellulare sul palmo della mia mano, mi dispiaceva lasciarla, ma alle volte non servono solo le parole per esprimere quello che abbiamo dentro, ci fissavamo negli occhi senza parlare, arrivò un taxi, prima che aprisse la portiera
– Vogliamo prendere qualcosa di caldo insieme adesso?
Lo dissi istintivamente, ma mi resi conto di essermi spinto oltre, mi guardò con una espressione mista di sorpresa e tristezza insieme
– Devo andare, ma sono certa che prima o poi ci incontreremo!
Mi strinse il braccio sorridendo ed entrò nel taxi.
La guardai andar via, ma cosa mi aspettavo?
Nulla, è vero!
Ma vederla scomparire… mi procurò un certo disagio, mi guardai intorno, continuare a pensarla, era inutile, sono quegli incontri che non ti aspetti e ti cambiano qualcosa, accadono e basta!
Mi avviai verso un’insegna rossa, la vedevo lontano immersa nella nebbia mattutina, sentivo solo l’aria di mare, ero in un posto sconosciuto e da solo!
Dopo una settimana dal mio arrivo a Marsiglia, fui tentato di telefonare a quella ragazza, Nina, poi dicevo, non era il caso, lei non si era fatta viva, evidentemente aveva bel altro da fare ed io, ero stordito, insoddisfatto e intontito, non sapevo quello che volevo fare, rimanere, partire… ritornare a Parma? No, non ci pensavo proprio!
Troppi ricordi e Parma ne faceva l’ultimo posto dove avrei voluto essere.
Marsiglia era molto bella e accogliente, per giorni passeggiai senza un perché per le sue strade, alla fine mi decisi, mi piaceva, entrai in un’agenzia immobiliare e dopo due giorni presi possesso in locazione di un monolocale nei pressi del porto, l’esperienza del food truck era terminata, ma mi aveva insegnato molto, tornare a lavorare presso un ristorante mi allettava, c’erano molti locali ed erano ben frequentati, ma non era quello che volevo, poi avevo una cosa in sospeso, cedetti e una mattina digitai il suo numero di cellulare, rispose immediatamente
– Ne hai messo del tempo per chiamarmi!
Esclamò, non so perché sorrisi, era tipico del suo carattere
– Ma a quanto pare nemmeno tu avevi tanta voglia di sentirmi.
L’avevo sorpresa, non rispose
– Ci sei?
– Ci sono, dove sei?
– A Parma!
Immediatamente
– Te ne sei andato subito a quanto pare.
Mi divertiva, avvertii la delusione, cambiai discorso
– Allora com’è è stato il rientro?
– Turbolento!
– Racconta…
Pausa
– Perché dovrei?
– Perché te l’ho chiesto, mi interessa saperlo.
Con soddisfazione
– Peccato!
– Cosa?
– Peccato che sei andato via, mi avrebbe fatto piacere raccontartelo di persona.
Era il momento
– Sei certa?
– Certissima!
– Bene, allora sei libera stasera?
Pausa
– Nina, allora?
– Perché?
– Volevo invitarti a cena.
– A Parma, ma tu sei matto!
Mi scappò una risata, non riuscivo a mantenere il cellulare
– Sei libera allora?
– No, forse a pranzo, ma non credo proprio di arrivare puntuale a Parma per le 13.00.
Disse ridendo
– Alle 13.00, ti aspetto alla Brasserie Le Soleil a Marsiglia, che ne pensi?
Colpita e affondata, così almeno pensavo, invece
– Sei un bas….
La bloccai, stava ridendo a crepapelle
– E’ un si?
– Vedremo!
E chiuse la telefonata!
Per tutta la durata del pranzo, ci scrutammo a vicenda, era molto conosciuta in quel locale ed è forse per questo che non le andava di parlare, mi piaceva come era vestita, arrivò con circa trenta minuti di ritardo
– Scusami, ma non sono riuscita a liberarmi prima.
Era molto casual, senza ombra di trucco e un’enorme treccia costringeva i suoi capelli, sorrideva sorniona
– Qualcosa mi dice che non eri convinta ad accettare il mio invito, sbaglio?
Girò il viso dall’altro lato, lasciai correre, il locale era bello, aveva in mostra tanti attrezzi di marina, un poco alla rinfusa, ma l’atmosfera era calda, lasciai che lei scegliesse il tavolo, volle mettersi quasi sulla veranda, da lì si poteva ammirare tutto il porto e ordinammo
– Perché hai telefonato?
– Ero curioso!
– Di cosa?
Contrattaccai
– Hai aspettato la mia telefonata!
Immediatamente
– Chi io? Non ti illudere!
Ne ero certo, non era quello che pensava, i suoi occhi dicevano altro
– Io illudermi? E di cosa? Ero curioso di sapere come era andato il ritorno, poi hai aggiunto…
Arrivo il cameriere
– Andrè mi ha detto di farvi assaggiare questo, è un omaggio da parte sua come aperitivo.
Posizionando una sperlonga grande con due aragoste su un letto di insalata al centro del tavolo
– Grazie.
Ero stupito, la guardai
– Andrè è il proprietario di questo ristorante, vedrai che fra uno, due, tre….
Si avvicinò un bel ragazzo sulla trentina, con un sorriso a tutta bocca
– Buongiorno, ciao Nina, mai avrei immaginato stamattina di avere il sole nel mio ristorante.
E lei
– Non sono stata io a scegliere, Rino è un amico italiano e mi ha invitato qui da te…
Solo allora si girò verso di me
– La devo ringraziare, è difficile per lei ammettere che da tempo desiderava venire qui…
Si girò verso di lei, ma ricevette un’ occhiataccia, si bloccò
– …vi auguro una buon pranzo.
Battendo in ritirata, quando si fu allontanato abbastanza
– Sbaglio o ti ha fatto un complimento?
– Per me può aspettare cent’anni!
E attaccò l’aragosta, per il resto notai che era una buona forchetta e non chiesi altro sull’argomento fino al dolce, parlammo d’altro, ma non mollai
– Allora?
Riluttante
– Quel porco ha telefonato a mio padre per avvertirlo che sarebbe venuto, poi non so come ha chiesto di me, in quel momento passavo vicino e lui mi diede il cellulare, voleva un chiarimento, non potevo parlare, avrei voluto gridare tutto quello che tenevo in corpo, ma mi dovetti contenere, non salutai nemmeno e chiusi la telefonata, la sera stessa chiamò sul mio cellulare, disse le solite cose che si dicono in questo caso, disse che stava per separarsi e tante altre cose, prima di riattaccare gli ho detto “Fatti vivo e riceverai una pallottola destinata a te”.
Stavo per strozzarmi, avevo ingoiato un profitterol per intero, provvidenziale fu il bicchiere d’acqua, ero diventato paonazzo, quando ripresi fiato
– E lui?
– E’ sparito!
– Hai fatto bene, certo però che arrivare a…
– Sapeva che l’avrei fatto!
Alzai le mani come per arrendermi e lei scoppiò in una grande risata
– Ecco, sei avvertito!
In quel momento squillò il cellulare, si allontanò dalla tavola e vidi che stava discutendo animatamente, tornò paonazza
– Scusami, devo andare, grazie per il pranzo.
E’ scomparve, lasciandomi senza parole.
Strana la vita, strana quella ragazza, era un mordi e fuggi continuo, cercai di farmene una ragione e nei giorni seguenti inizia a pensare ad un lavoro, si, avevo i soldi dell’assicurazione in banca, avrei potuto proseguire a non far nulla per diverso tempo senza farmene una preoccupazione, ma non era certamente nel mio dna, avevo fatto una scelta, telefonai a Rosa per avvertirla e rimase sorpresa
– Marsiglia, perché?
Sorridendo
– Perché no! Devo cercare una strada, se non ci riesco ritorno da te.
– Ti aspetto!
Si, è vero, avevo detto una bugia, ma era a fin di bene.
E la provvidenza mi diede una mano!
Un giorno mentre stavo facendo la spesa in una pescheria, ammirai il pescato, c’era l’imbarazzo della scelta, pesci di ogni tipo e molluschi giganti, avevo il desiderio di preparare una zuppa mista di cozze e vongole, aggiungendo delle meravigliose fasulare, stavo scegliendo da solo, il proprietario era intento in una conversazione con una persona
– Come sempre del pesce di ottima qualità, complimenti.
– Grazie, peccato che non riesco a raggiungere tante persone, potrei raddoppiare la vendita e spesso a fine giornata, devo congelare una buona parte per venderlo nei giorni successivi.
– E’ proprio un peccato, potrebbero gustare la freschezza del giorno e non accontentarsi di qualcosa di scongelato!
Disse il cliente sconsolato andando via, fu allora che mi venne un’idea, iniziai ad elaborarla attardandomi nei pressi dei banchi di pesce, poteva funzionare, mi dicevo, il locale era ampio, chiusi gli occhi e immaginai la scena, mi piaceva, ma ora dovevo proporla, detto e fatto mi avvicinai al proprietario, guardò il mio cestino pieno
– Che bella scelta, è tutto pesce fresco di giornata, complimenti.
Era il momento
– Grazie, avrei una proposta da farle.
Mi guardò meravigliato e attento
– Prego dica!
Dieci giorni dopo.
Era la sera dell’inaugurazione, ero emozionato, era una prova generale, avevo destinato una cifra per gli arredi e nei cinque giorni precedenti, avevo fatto delle prove sul campo con i dipendenti della pescheria e i loro familiari, avevo previsto cinque postazioni, ad ogni postazione la possibilità di ospitare quattro persone, ognuna era fornita di vaschetta con l’acqua per la pulizia, tagliere, corredo di coltelli e cinque vaschette dove venivano riposti i componenti per creare il condimento, due forni a microonde, grembiuli e copricapo….

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Buona lettura, la prossima puntata il 16 marzo 2020.

2 Marzo 2020 – Sesta puntata: “Una seconda opportunità” di Araldo Gennaro Caparco

2 Marzo 2020…

Sesta puntata: “Una seconda opportunità”.

…un mio nuovo “romanzo spontaneo sgrammaticato” in diretta web ogni settimana, cinque pagine da condividere con voi!!

Prossima puntata il 9 marzo 2020.

Araldo Gennaro Caparco

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…segue
La presi alla sprovvista e prima che si coprisse riuscii a vedere una massa di capelli rossi che fuoriuscivano dal cappuccio
– Di sicuro non sono affari miei, ma insisto, cosa ci fai qui sotto?
Non rispose, si girò e mostrò la schiena, chiusi la torcia
– Se questa è la risposta, vado a chiedere spiegazioni al secondo conducente…
Non finii nemmeno di parlare
– No, non lo fare!
Stavolta la voce era insicura girandosi
– Sto andando!
Come un artiglio, sbucò la sua mano da qualche parte bloccandomi
– Ti prego, non ho il biglietto!
Mi stava incuriosendo, questa storia inaspettata, forse anche perché cercavo di non pensare a quello che mi era accaduto qualche ora prima, si scoprì il cappuccio e uscii qualche centimetro da lì sotto, era all’apparenza più giovane di me, volto piccolo pieno di lentiggini, capelli rossi, occhi celesti come il mare, per un attimo i nostri occhi si incrociarono, non sapevo cosa fare dopo
– Potresti essere una terrorista, potresti essere chiunque, no non posso…
– Non sono né l’uno, né l’altra e nemmeno una ladra…
– Questo lo dici tu, a proposito sei appoggiata sul mio borsone…
Come se fosse stata punta da uno spillo, alzò la testa con una certa velocità andando a sbattere sotto il sedile
– Ahi!
Non volendo mi morsicai la lingua e istintivamente cercai di toccarla con la mano
– Ma che fai?
La ritirai immediatamente
– Nulla! Volevo solo controllare che non ti fossi ferita!
– Tranquillo, ho la testa dura, mi chiamo Nina.
Cercai di convincerla con un tono un pochino più dolce
– Dai, esci fuori!
– Ma non posso!
– Perché?
– Stiamo per arrivare a Lione e controllano i biglietti!
Immediatamente distesi la mano, stavolta non fece in tempo a rintanarsi e riuscii a prenderla per un braccio, la sentii tremare
– Lo pago io, dai esci fuori, mi chiamo Rino, non posso sopportare questa tua situazione, dai!
Fece un timido tentativo di ritrarsi, ma poi lentamente uscì con vari contorcimenti aiutata da me, era gelata, si sedette solo per un attimo, le luci blu della notte del bus non erano molto forti, ma finalmente riuscii a vederla, stava tremando
– Grazie, colgo l’occasione per andare in bagno, non ce la facevo più.
E corse verso la toilette, a metà dell’autobus!
In quel momento vidi il secondo conducente alzarsi, stava controllando i biglietti e dopo poco sarebbe arrivato all’altezza del bagno di servizio, mi alzai, raggiungendolo prima che bussasse
– E’ occupato, c’è la mia ragazza dentro, sa è riuscita a prendere l’autobus all’ultimo minuto a Parigi, stiamo andando a Marsiglia e non è riuscita a fare il biglietto, mi dica quanto le devo, lo faccio adesso.
Mi guardò strano, ma la mia disponibilità a pagare fece centro, con una macchinetta di fianco stampò il biglietto e pagai quaranta euro, lo ringraziai e tornai al mio posto, presi il suo bagaglio al di sotto del sedile e il mio borsone e l’appoggiai sopra, passarono diversi minuti prima che arrivasse, era infagottata con le braccia incrociate, fu sorpresa di vedere sopra la sua borsa, un sacco da marinaio, le feci spazio e quando si sedette
– Tieni questo, ti riscalderà!
Le passai un plaid caldo preso nel mio borsone e il biglietto, era meravigliata, senza dire una parola preso il plaid e mi lasciò il biglietto accoccolandosi sul sedile, solo allora
– Grazie, e tu?
– Non ne ho bisogno, ne hai preso del freddo qui sotto, vedrai questo plaid ti riscalderà, è peggio di una stufa portatile.
Sorrise, mi sentii meglio, erano le tre di notte, cercai di trovare una posizione per farla stare comoda occupando meno spazio possibile e dopo poco aveva chiuso gli occhi, feci altrettanto, anche se spesso con un occhio solo e senza farmene accorgere la controllavo.
Non so dopo quanto tempo, sentii il bus che si fermava, mi risvegliai completamente, lei dormiva beata, guardai fuori, eravamo a Lione, l’interfono gracchiò qualcosa e riuscii a capire che era in sosta per un quarto d’ora, guardai l’orologio, erano le quattro di mattina, mancava ancora un’ora e mezzo per Marsiglia, con delicatezza spostai le sue gambe, scendendo.
Non lo nascondo, la scoperta di lei così inaspettata era riuscita a distogliere la mia mente da quello che mi era accaduto, presi un caffè caldo e ordinai, acquistandoli due contenitori per bevanda termici con cioccolata bollente, dormiva ancora quando ripartimmo o almeno così pensavo, dopo qualche minuto
– Dove siamo?
Fui sorpreso
– Ma non dormivi?
– Si, ma mi sono svegliata all’improvviso…
– E…?
– Ho guardato l’orologio, tu non c’eri, ma ho visto il borsone, non ho avuto la forza di alzarmi…
Sorrisi, era impacciata
– Abbiamo lasciato adesso Lione!
Era surreale questo dialogo tra noi due perfettamente sconosciuti, le passai il contenitore con la cioccolata sorprendendola, solo allora, cercò di sedersi per bene
– Ho pensato che ti avrebbe fatto bene!
– Grazie.
Iniziammo a sorseggiarla, poi
– Sai che stavo per uscire qualche ora fa…
Un fascio di luce della strada, la illuminò all’improvviso, vidi i suoi occhi celesti che mi scrutavano
-…perché hai pianto tanto!
Mi spiazzò, mi guardai intorno, volevo dissolvermi nel nulla, pur di non rispondere, ma non era possibile e tutto mi ritornò alla mente, lei si avvicinò, appoggiandosi su una spalla
– Perché?
Sarà stata l’atmosfera o la stanchezza oppure quel gesto di intimità da parte sua iniziai a raccontarle quasi tutto, era molto attenta, almeno quelle volte che riuscii a guardarla in faccia, stava albeggiando e ora potevo vederla meglio, più volte si aggiustò i capelli, le espressioni mutavano all’andamento del racconto, quando arrivai a raccontarle di averli visti e di aver preso l’autobus al volo
– Quindi l’hai fatto…
– …solo per nascondermi, mi sentivo un imbecille e non volevo farmi riconoscere, quando sono salito ho saputo che andava a Marsiglia.
Era senza parole, poi sottovoce
– Sono stata fortunata allora…
E non continuò ma riuscii a sentirla, alla fine
– Bella stronza!
Mi lasciò di stucco, non me l’aspettavo e i suoi occhi lanciavano fiamme!
– Cosa?
Abbassò la testa e divenne più rossa in viso
– Scusami!
Incassai, ma poi a ripensarci per bene, era vero, era stata una stronza, mi sentii liberato, avevo un peso in meno
– E tu? Cosa mi racconti?
La spiazzai, cercò di evitare il mio sguardo, ma forse si rese conto che ero stato sincero e quindi non poteva non contraccambiare, personalmente non mi aspettavo nulla, ero ancora senza fiato al pensiero di aver raccontato quasi tutto ad una bella sconosciuta, si, perché nonostante quegli abiti impolverati, quel cappuccio eternamente calcato sulla testa, aveva un qualcosa di particolare, di diverso, ora la vedevo bene aveva qualche anno in meno a me, delle mani molto curate, nessuna ombra di trucco, un viso che esprimeva fiducia
– C’è ben poco da raccontare, ho detto una bugia a casa per andare a Parigi, da un anno avevo una relazione con un uomo più grande di me, ci vedevamo solo quando veniva a Marsiglia, lui…
Qui si fermò e vidi le mani stringersi a pugno
-…viaggiava molto, volevo fargli un’improvvista…ho detto a casa che andavo ad un corso, ho impiegato un mese per trovare dove abitava e invece l’ha fatta lui a me, la sorpresa, sposato con due figli piccoli, quel maiale, ed io una perfetta imbecille, innamorato di un porco, se lo venisse a sapere mio padre, lo ammazzerebbe prima che potesse dire un amen, si fidava di lui come se fosse stato un parente e alla fine si è rivelato quello che effettivamente era, un depravato.
Era rabbiosa, diventò quasi viola in viso, aggrottò le ciglia e digrignò i denti, sono certo che se l’avesse avuto in quel momento davanti, quell’uomo sarebbe finito in ospedale come minimo, ero senza parole, mi uscì spontaneo
– Azz!
Poi immediatamente
– E lui?
– Per qualche mese avrà qualche problema…
Si fermò guardando verso il mio inguine
– …non potrà più usarlo!
Istintivamente stavo per portare le mani all’inguine, mi fermai giusto in tempo, ma strinsi così forte le gambe senza rendermi conto del un suo piede sul mio, il risultato fu una sua risata di gusto, tanto forte, le vennero le lacrime agli occhi.
Oramai eravamo arrivati, non so se fosse stata una mia impressione ma entrambi senza parlare aspettammo che fossero scesi tutti e poi ci avviammo lentamente verso l’uscita, faceva freddo, l’aria gelida del mattino ci accolse, eravamo solo noi alla stazione dei bus, gli altri già erano andati via, riparammo dietro ad uno dei piloni della stazione
– Dove sei diretto?
Lei ruppe il silenzio imbarazzante che si era creato
– Non lo so!
Era meravigliata, non rispose, poi….

Buona lettura, la prossima puntata il 9 marzo 2020.

Sogni.

“Chi sogna, non è mai solo!”

Araldo Gennaro Caparco

24 febbraio 2020 – Quinta puntata: “Una seconda opportunità” di Araldo Gennaro Caparco

24 febbraio 2020…

Quinta puntata: “Una seconda opportunità”.

…un mio nuovo “romanzo spontaneo sgrammaticato” in diretta web ogni settimana, cinque pagine da condividere con voi!!

Prossima puntata il 2 marzo 2020.

Araldo Gennaro Caparco

.-.-.-.-.-.
Lo consegnò frettolosamente e stava andando via, la fermai
– No, per piacere rimani!
Si fermò contenta
– Ecco Giosef!
E gli diedi lo scatolo
– Non volevo nascondere nulla come tu sai, ma non ho avuto il tempo di capire l’importanza, di certo voi ne verrete a capo, so soltanto che una meteora mi ha colpito in pieno e mi ero affezionato, è andata via, avevo costruito dei castelli di sabbia su di noi, ma adesso tutto è crollato.
Lui aprì il pacchetto senza dire una parola, prese prima il passaporto e mi guardò, poi la macchina fotografia
– Ti ringrazio, sei stato sincero e leale, riporterò tutto al generale e racconterò quello che mi hai detto, hai fatto bene, questo…
Prese il passaporto, con il cellulare fece delle foto e poi
– …lo puoi tenere tu, oramai lei è lontana e sono certo che le farebbe piacere che lo avessi, lei non ne ha più bisogno, di certo le avranno cambiato identità e luogo di destinazione.
Ringraziai con gli occhi e lo presi, mettendo dentro il suo biglietto e Giosef dopo avermi dato un suo bigliettino da visita
– Per qualsiasi cosa, sono a tua disposizione, basta chiamarmi.
– Grazie.
Ci abbracciammo, scese accompagnato da Nico, rimanemmo solo io e Rosa e finalmente riuscii a sfogarmi piangendo confortato da lei, alla fine le raccontai tutto. proprio tutto la verità e il suo volto esprimeva una totale meraviglia, Nico era salito è raccontò del risarcimento dell’assicurazione, solo allora la vidi diventare triste
– Ora che farai?
Bella domanda!
Erano proprio una bella coppia, li guardai, mi facevano tenerezza, dondolai la testa sconsolatamente
– Non lo so!
Mi mancava il respiro, avevo bisogno d’aria, a cosa era servito quello che avevo fatto per lei?
Chi era veramente?
Perchè non salutarmi se già da qualche giorno stava bene?
Tutto irreale, tutto disordinato nella mia vita, avevo immaginato tanto, forse troppo e sono stato castigato!
La testa iniziava a girarmi, poi in un attimo di lucidità vidi Rosa preoccupatissima e Nico che cercava di consolarla, certo, non potevano immaginare come mi sentissi, ma la mia espressione di smarrimento era evidente, mi dispiaceva, avevo conosciuto due brave persone e non potevo coinvolgerle più di tanto
– Stai tranquilla Rosa, devo solo fare chiarezza dentro di me, ora scusatemi vado a fare due passi, ho bisogno d’aria, vi ringrazio, torno tra poco.
E li abbracciai, erano emozionati, quando uscii dalla stanza, con la coda dell’occhio vidi Nico, aveva preso coraggio e le aveva preso la sua mano e stava parlando, lei se la portò sul cuore, fui contento, non so il perché e nemmeno il come, ma dopo aver avvertito Liam di continuare in cucina, mi ritrovai nei pressi dell’ospedale, scesi nel seminterrato, davanti la porta del reparto di rianimazione e cercai quella panchina di fronte all’ingresso, era lì che avevo sogggiornato tante notti in attesa di poter entrare e vederla.
Furono minuti terribili, chiudevo gli occhi e come in un film, le immagini mi passavano davanti agli occhi, dal mio primo incontro con lei all’ultimo ricordo quando l’avevo lasciata ancora in coma, si in coma, come sono stato stupido, iniziai a singhiozzare, non meritavo quella fine, ne avevo immaginata un’altra, certamente migliore, mi sentivo svuotato, senza forze, poi una mano calda mi accarezzò i capelli, mi girai era Patrizia la caposala, mi guardò fisso negli occhi
– L’ha fatto per te!
Alzai così violentemente la testa , la sfiorai per fortuna, urlai
– Cosa?
Lei saltò
– Se mi prometti di non agitarti, ti racconterò che cosa è successo!
Annuii
– Non sono stupida, avevo già notato qualcosa di diverso in lei, durante il giorno e la notte, a turno staccavamo le macchine in modo da farla respirare autonomamente e in una di quelle notti, lei non mi vedeva, ma mi trovavo dietro al vetro della stanza, la vidi chiaramente sveglia, dalla contentezza, non volendo, feci cadere una bacinella di alluminio “Chi è la?” mi disse, uscii fuori, era terrorizzata, aveva gli occhi fuori dalle orbite, quando capì che ero io, tirò un grosso sospiro di sollievo “Da quando stai meglio?”, nascose la testa dall’altra parte, poi con un filo di voce “Da ieri!”, meravigliata “Ma come? Sei vigile da ieri e non hai detto nulla? Quel povero ragazzo è stato con te fino alla mezzanotte e sei stata capace di non dirgli nulla?”, il suo volto si addolcì “Si Patrizia, non potevo, anche se avevo il desiderio di farlo, è stato così dolce, mi ha fatto ascoltare le canzoni, mi ha parlato di lui, di quello che stava facendo, finalmente stava ingranando nel lavoro, era soddisfatto…”, la fermai “E tu? Ti sei comportata così con lui, ma sai quello che lui ha fatto fino ad oggi?…” e le raccontai in conciso tutto dal momento del suo ricovero, mille espressioni colorarono il suo volto e alla fine iniziarono a scendere delle lacrime, mi preoccupai, il suo battito era accelerato “Che dolce, non lo dimenticherò mai, ma è meglio per lui se io sparisca dalla sua vita per sempre!”….
– Sparire, per sempre, ma perché?
Lei con fare materno mi aggiustò i capelli
– Si Rino, queste sono state le sue parole, quando le chiesi il perché mi raccontò tutta la sua storia, puoi immaginare la mia sorpresa, aveva paura, era cosciente che era una morta che camminava e…
– Come?
-…mi disse “Ora che sai tutto, capisci che non posso e non devo metterlo in pericolo, ti devo chiedere un piacere, puoi?”…
Ero attentissimo
-…ero ancora scioccata per quello che mi aveva raccontato, la guardai stupita “Cosa?” e lei “Dovrei fare due telefonate, mi presti il cellulare?”, automaticamente glielo diedi…e poi sai quello che è successo!
E si fermò esausta, non riusciva più a sostenere il mio sguardo, abbassai la testa per rialzarla subito dopo
– Due telefonate?
Disse di si, mi ricordai delle parole di Giosef, ma aveva parlato di una sola telefonata
– Hai sentito qualcosa?
Arrossì
– Si, mi sono allontanata, ma ho potuto ascoltare, la prima telefonata, ha detto un codice numerico e poi “Attendo contatto!”…
– E la seconda?
La guardai con ansia, ma vidi che era dispiaciuta
– Non ho capito nulla, parlava in inglese, l’unica parola che ho sentito per bene, è stata Parigi, se non sbaglio Rue Fellini bistrò “La dolce vita”!
Bingo, ecco dove poteva essere diretta, altro che Stati Uniti, mi alzai sorridendo e l’abbracciai
– Grazie, grazie, mi sei stata d’aiuto, ti farò sapere!
E la lasciai lì, interdetta!
Non mi era ancora chiaro quello che volevo fare, ma una cosa era certa, volevo rivederla, salutarla per…non lo so!
Volevo partire al più presto, ma nei giorni successivi dovetti sbrigare delle incombenze per ottenere il risarcimento, Nico si era finalmente dichiarato a Rosa e insieme mi accompagnarono all’aeroporto
– Cosa intendi fare?
Era Rosa
– Non lo so ancora, per il momento devo trovarla, è importante per me, so che se non lo faccio avrò sempre questo chiodo fisso che mi martella…
– Ma perché?
Era Nico
– Vorrei avere delle spiegazioni!
Mi abbracciarono, Rosa
– Ricordati che noi siamo sempre qui, per qualsiasi cosa, noi ci siamo!
E partii!
Grande fu la sorpresa quando finalmente arrivai in quella strada di Parigi, non era solo un bistrò, ma anche un vecchio teatro e non appena ne fui cosciente un flash di memoria mi colse all’improvviso, era uno di quei locali dove ci eravamo esibiti tanti anni prima, rimasi impietrito, all’ingresso del locale, un foglio avvertiva che per causa dei lavori interni, il bistrò era chiuso e la riapertura era prevista dopo tre giorni.
E così mi ritrovai su una panchina proprio di fronte all’ingresso, chiusi gli occhi e mi assalirono i ricordi…
“- Rino hai visto Ludo?
Avevamo da poco terminato il concerto, non ero in gran forma, era passato solo un mese dalla morte di mo padre ed ero ancora profondamente scosso, ma non potevo abbandonare il gruppo, eravamo all’apice del successo, i soldi arrivavano con la pala, eravamo contenti e felici di fare quello ci piaceva, suonare, alzai la testa e vidi una ragazza appesa al collo di Dino, strafatto all’impossibile, una cascata di capelli ostruiva la faccia della ragazza, poi un folata di vento caldo…”
Riaprii gli occhi e sentii all’improvviso un gran freddo, ecco, dove avevo visto quella ragazza, ecco perché aveva un’aria familiare, era Robin/Ivvy, oddio!
Sconvolto dal ricordo improvviso, mi alzai come una furia e proprio in quel momento si aprirono le porte del bistrot di fronte a me dall’altro lato della strada e li vidi, mano nella mano, erano proprio loro, sorridevano felici baciandosi, mi girai dall’altra parte, si fermò un autobus, si aprirono le porte, entrai
– Per dove?
Era il guidatore, aspettava, imbambolato continuavo a seguire con gli occhi quei due che si stavano allontanando, automaticamente
– Dove va?
– Marsiglia.
Scomparvero, salii, guardai l’autista e come un robot
– Per Marsiglia!
Mi sentivo annientato, il mio sogno era svanito, conoscerla, parlarle, tutto era andato in frantumi, era con Dino!
Il mio più caro amico, vederli insieme così felici, era stato un colpo per me, il capitolo era chiuso e così svanivano tutte le mie possibilità con lei, una cosa da non credere, Robin e Dino insieme! Mi rintanai agli ultimi posti del bus, non c’era quasi praticamente nessuno, mi accartocciai come se avessi mal di stomaco e piansi, piansi, tutte le lacrime che avevo e il dondolio del bus mi aiutò ad addormentarmi.
Quando mi svegliai era notte fonda, il bus era pieno di persone, mi sentivo rattrappito, cercai di allungare le gambe e sentii sottovoce
– Ahi!
Mi bloccai a mezz’aria, la voce proveniva dal basso, meravigliato mi guardai intorno, tutti dormivano, era evidente che c’era qualcuno sotto al sediolino, presi il cellulare e schermandolo inserii la torcia, adesso non si sentiva più nulla, con tutta la cautela, abbassai le gambe e poi mi misi in ginocchio e…
…accesi la torcia
– Ma che diavolo fai!
…era la voce di una donna, vedevo solo un cappuccio marrone e dei jeans, si era sistemata sotto il sediolino appoggiata sul mio borsone
– Che stai facendo qui sotto, chi sei!
Immediatamente
– Ma perchè non ti fai gli affari tuoi?
Disse stizzita, rimasi a bocca aperta, riaccesi la torcia
– Ma la smetti?

…segue…la sesta puntata il 2 marzo 2020…buona lettura.

17 febbraio 2020 – Quarta puntata: “Una seconda opportunità” di Araldo Gennaro Caparco

17 febbraio 2020…

Quarta puntata: “Una seconda opportunità”.

…un mio nuovo “romanzo spontaneo sgrammaticato” in diretta web ogni settimana, cinque pagine da condividere con voi!!

Prossima puntata il 24 febbraio 2020.

Araldo Gennaro Caparco

…- Vieni da me, momentaneamente puoi alloggiare sopra la trattoria.
E così fu, mi propose di lavorare in cucina e assumere Liam, da allora eravamo in pianta stabile in cucina in attesa del risarcimento dell’assicurazione, volle pagarmi settimanalmente e non volevo accettare quei soldi, ma alla fine vinse lei e ogni volta, al momento della paga, sottraevo una parte della somma e gliela consegnavo
– Questo è per la stanzetta di sopra.
Facevamo storie ogni volta, ma alla fine le davo un bacio in fronte e le infilavo in tasca i soldi
– Ti sarò grato per sempre, grazie!
Entrai nella sala, sapevo già dove si era posizionato, vicino alla cassa c’era un tavolino per due persone e Nico ne prendeva possesso pur di stare vicino a Rosa indaffarata, quando mi vide
– Allora le è piaciuta la rosa?
Pendeva dalle mie labbra, sorrisi
– Ma quando ti decidi? Tu scapolo impenitente, lei una bella vedova, c’è qualcosa tra di voi, ma tocca a te il primo passo.
Abbassò la testa
– Ci vuole coraggio!
C’era tanta tristezza in quelle parole, dovevo distrarlo
– Allora, perché sei venuto…
Alzò la testa
-…solo per Rosa o…
Solo nel sentire il suo nome si illuminò
– No, sono venuto a darti una bella notizia…e poi… anche per lei.
Abbassò la voce perché Rosa era apparsa
– L’assicurazione mi ha telefonato, hanno accettato il risarcimento…
Sgranai gli occhi
– Davvero?
– Si!
– Ma mi avevi detto che ci volevano mesi?
Sorrise
– E’ vero, ma qualcuno ti ha dato una mano…
Ero sul punto di parlare ma seguendo il suo sguardo mi accorsi che guardava dietro alle mie spalle, mi girai e con meraviglia vidi quell’uomo dei servizi segreti italiani a cui avevo dato il trolley, ero sorpreso e preoccupato contemporaneamente
Nico
– Ti presento il capitano…
A bassa voce
– Ci siamo già conosciuti!
Quell’uomo incuteva un certo timore, aveva un’aria diversa, sottovoce disse
– Non c’è un posto dove possiamo parlare con tranquillità?
In quel momento passò Rosa vicino
– Vai di sopra, non ti preoccupare, se ho bisogno di te, ti chiamo!
Ci ritrovammo tutti e tre in una stanzetta minuscola, Nico si sedette sul letto, Giosef, così si chiamava il capitano sull’unica poltroncina presente e io a terra tra loro due
Nico
– Quando sono stato chiamato stamattina dall’assicurazione, non riuscivo a crederci, ti è stato riconosciuto il risarcimento sulla polizza per furto e incendio che avevi sottoscritto senza nessuna decurtazione, sorpreso ho chiesto come mai tutto si era risolto in breve tempo visto che mi avevano detto che ci volevano almeno sei mesi, hanno risposto che dovevi ringraziare una persona che aveva accelerato il tutto…
Senza parole mi girai e Giosef, guardandomi e sorridendo
– Posso darti del tu? Non sono stato io Rino ad accelerare la pratica, ma il mio superiore il Generale Caprì!
Sorpreso
– Certo, che puoi darmi del tu!
Feci una pausa, non avevo più saliva
– Come mai, il generale si è interessato alla mia causa?
Divenne serio
– Il generale si è convinto della tua estraneità anche dopo aver avuto un colloquio con il suo omologo negli Stati Uniti…
Ero colpito, con aria di complicità
-… non potrei raccontarti quello che sto per dirti, ma penso che sia opportuno, anche perché sono messaggero di una persona che tu hai seguito e accudito per tanto tempo…
E si fermò, scattai in piedi
– Ivvy?
Mi guardò e annuì, facendomi segno di sedermi
– Ditemi!
Ero in attesa, con il fiato sospeso
– Alla fine te lo dirò, ma adesso mi devi ascoltare e devi essere sincero con me, quello che sto per rivelarti è coperto dalla massima segretezza e non mi è stata data l’autorizzazione a farlo, non dovrai raccontare a nessuno quello che è accaduto, si è stato il mio superiore ad inviarmi dopo la telefonata del signor Nico per ringraziarmi, a lui ho accennato che volevo incontrarti e si è reso disponibile per stasera.
Guardai Nico, ero arrossito
– Non potevo fare altrimenti!
Giosef abbassò ancora di più la voce avvicinandosi a noi due con la poltroncina
– Siamo stati noi che abbiamo prelevato su sua richiesta Ivvy dall’ospedale…
Sbigottito
– Cosa?
-…devi sapere che ogni agente operativo dei servizi segreti ha con se un numero di telefono per l’emergenza…
Mi guardò fisso, abbassai la testa rosso come un peperone
-… eravamo stati allertati da lei con una telefonata alla sala operativa in Corea, prontamente smistata per competenza qui in Italia, è bastato un controllo veloce sulla base del suo numero di matricola e dello Stato da cui proveniva per darci la certezza che era in pericolo, sono stato proprio io a contattarla travestito da medico e la mattina successiva avevamo già organizzato la sua fuga…
Stavo per scoppiare
-Ma dove l’avete portata e poi quale pericolo stava correndo, perché non mi ha contattato immediatamente, non capisco…
– L’abbiamo scortata in aeroporto, lì era attesa da un aereo militare che l’ha portata via, la sua destinazione non la conosco, ma l’equipaggio era americano e proveniva dalla base NATO di stanza a Genova…
Oddio negli Stati Uniti! Ecco quello che pensavo sempre più sbalordito, evidentemente la mia espressione non era sfuggita a Giosef
– Si, forse negli Stati Uniti, quello che posso assicurarti, era in pericolo di vita, ha detto che si era risvegliata completamente da due giorni, mi ha parlato di te e ti abbiamo fatto seguire immediatamente da un nostro agente per proteggerti, aveva scoperto un esponente dei servizi segreti americani in Italia che stava facendo il doppio gioco per denaro ed era in contatto con dei compratori orientali per cedere un progetto americano di un aereo militare invisibile ai radar e aveva avvertito i suoi superiori. Aveva le prove ed era l’unica testimone e di certo non le avrebbe permesso di rimanere in vita non appena avesse saputo del suo risveglio, poi mi ha chiesto di recuperare il suo trolley e di farlo arrivare ai suoi superiori…
Ero in difficoltà
-…ha aggiunto “C’è stata una persona vicina a me tutti questi giorni, non potrò salutarla, ma vi prego di dargli questo, ringraziatelo da parte mia, lui non sa nulla di me ma mi ha aiutato come solo una persona di famiglia poteva farlo, sarà sempre nel mio cuore”.
Arrossii all’inverosimile e Giosef mise una mano in tasca e prese un foglietto porgendolo, stentavo a prenderlo, l’emozione era a mille, il mio cuore batteva come non mai, vedevo solo la sua mano e quel foglietto rosa, alla fine riuscii a superare la tensione e lo presi, mi girai di spalle e lo aprii, le dita tremavano
“Love, California Dreamin”
Non capivo, era la mia canzone preferita, quella che le facevo ascoltare tutte le volte che portavo le registrazioni delle canzoni arrangiate a modo nostro, quando eravamo una band musicale, cosa aveva voluto dirmi? Rimasi interdetto con il foglietto in mano, Nico riuscì a leggerlo, ma non disse una parola, Giosef
– Non so cosa ha voluto dire, ma certamente era un messaggio importante, tremava quando me lo ha dato e poi è partita ringraziandomi!
Ero distrutto!
Ma la voce di Giosef mi risvegliò
– Noto con stupore che non hai battuto ciglio quando ti ho detto che era un’agente segreto, aveva ragione il generale, quando mi ha detto di venire…
Dritto nei miei occhi
– …Rino se sai qualcosa o meglio se hai qualcosa che non ti appartiene, devi essere sincero adesso con me, ti ho raccontato tutto, nel trolley non abbiamo trovato nulla di interessante, ma lei ci ha tenuto a dirmi che aveva delle prove e le teneva nascoste, allora?
E tutti i nodi vengono al pettine!
Dovevo fidarmi, cosa avevo da perdere, nulla! Ivvy/Robin era andata via e questo mi aveva lasciato senza forze, non potevo certamente tenere con me ancora quelle cose che avevo trovato
– Grazie per il messaggio di Ivvy, si è vero, per un caso fortuito, cercando delle camicie da notte da portare in ospedale, ho trovato qualcosa…
Mi fermai, Giosef era attentissimo …non ero proprio certo di far bene, ma non avevo altra scelta, quelle due cose per me erano importanti, erano la prova che non avevo sognato, era la prova che veramente avevo incontrato un angelo ed ero rimasto colpito fino nel profondo del cuore e separarmene era come strapparmi un ricordo caro, Giosef aspettava pazientemente, ma si vedeva da lontano che era sulle spine, guardai Nico
– Puoi farmi una cortesia?
Nico immediatamente
– Certo!
– Puoi chiedere a Rosa di salire sopra?
Non smisi nemmeno di parlare, era già sceso per le scale, ora eravamo solo noi due
– Perché l’hai nascoste?
Era Giosef
– Non lo so…
E raccontai tutto quello che avevo fatto, terminando
– …avevo paura che qualcuno entrasse nel mio camper e solo per prudenza le avevo messe al sicuro.
In quel momento salì Rosa
– Dimmi Rino, che succede?
Era preoccupata per me, la tranquillizzai
– Non è successo nulla Rosa, vorrei solo, se puoi prendere quel pacchetto che ti ho fatto arrivare tramite Liam.
Vidi il suo sguardo posarsi su Giosef
– Tranquilla, è un capitano dei servizi segreti, ma non è venuto per portarmi via.
Scortata da Nico scese per nulla imbarazzata dalla presenza di quell’uomo con lei e risalì dopo poco
– Ecco!

…segue…la quinta puntata il 24 febbraio 2020…buona lettura.

San Valentino 2020 – Ansia da prestazione

Buon San Valentino.

Ansia da prestazione

Ricordo pubblicato nel 2018 – dedicato a tutti i fidanzati da Araldo Gennaro Caparco

Prima parte

Maliziosi, non è quello che state pensando!

Nella vita c’è sempre una prima volta, in queste ore di “vacanza” dei giornali cartacei, la maggior parte delle trasmissioni radiofoniche e televisive stanno dissertando sulla “prima volta” nel 2017 di una persona “regale” non di sangue blu, che è stata invitata alla corte di un paese monarchico, al cospetto della Regina!

Analizzano tutte le più piccole sfaccettature della sua presenza a tavola e della sua presenza in Cattedrale per la funzione religiosa del Natale, non c’è stato un centimetro della sua persona che non sia stato posto sotto la lente di ingrandimento , ad esclusione (… si spera …) dell’intimo!

Di certo non è stata la sola a dover affrontare un’esperienza simile, chissà in quante famiglie , per la prima volta, si viene invitati a Natale per conoscere la famiglia del fidanzato o della fidanzata; l’ansia non sarà così grande come quella che si prova nell’essere presentati ad una famiglia blasonata, ma di certo è un’emozione che fa battere il cuore all’impazzata!

E visto che nelle “famiglie normali” tutti parlano al femminile, come se lo scoglio maggiore sia far conoscere la fidanzata alla tanta vituperata “suocera”, desidero spezzare una lancia a favore di tutti i fidanzati (esclusi i cinici e i menefreghisti) che per la prima volta conoscono la famiglia della propria amata ed entrano nel panico dell’”ansia da prestazione”!

Lui proveniente da famiglia medio borghese di modeste condizioni CONTRO la famiglia alto borghese di lei; dopo l’esaltazione per essere stato invitato al “tribunale” familiare, si passa all’esame della situazione ricorrendo ai sapienti consigli della fidanzata. I capi d’abbigliamento scelti dal ragazzo non sono graditi a lei, non bisogna essere né troppo casual né troppo “ingessati” quindi.. il guardaroba è tutto da rifare ad iniziare dai calzini!

Sistemata la “ vestizione” si passa a curare gli altri particolari…

…….

Seconda parte

“Mi raccomando”, queste due parole sono l’intercalare più frequente prima del “day after”. Primo step: fiori per la mamma;

secondo step: scelta della cravatta (deve essere sobria ,invisibile);

terzo step:non tenermi per mano che si ingelosisce mio padre;

quarto step: quando arriviamo di certo andremo nel salone sul divano tieni le gambe unite e le mani sulle ginocchia, sii eretto nella postura;

quinto step: complimentati per il vestito di mia madre e rispondi alle domande di mio padre guardandolo negli occhi, non sfregare le mani mentre parli e “mi raccomando” a tavola, non iniziare mai a mangiare per primo, aspetta che tutti si siano seduti e non ti abbassare verso il piatto, non parlare di politica o di sport, rispondi solo se sei “interrogato” e conta fino a dieci prima di parlare, “mi raccomando”!

Arriva il giorno fatidico, quello della ”esecuzione capitale”!

Il fidanzato è vestito di tutto punto, il nodo della cravatta stringe il collo all’altezza del pomo di Adamo, sale solo su e sembra non scendere (frutto dell’emozione), prima di entrare in macchina toglie la giacca per non sgualcirla; passa dal fioraio, senza giacca, nel riporre i fiori sul sedile posteriore dell’auto, un’ antera macchia la camicia all’altezza del torace, panico … nel tentativo di neutralizzarne la presenza la macchia si allarga , pazienza, la giacca non verrà aperta, mai!

Davanti al campanello ,dopo vari tentennamenti e dopo aver asciugato il sudore della fronte ( strano siamo a dicembre, ma che caldo che fa!!!), con i fiori nella mano destra come la torcia olimpica, si decide a bussare!

Apre un signore con l’aria truce che contrasta con la cravatta rossa, con l’immagine di un Babbo Natale, alla vista mi verrebbe spontanea una risata, ma si gela vedendo la signora alle sue spalle, in abito lungo argentato con una collana a palline rosse e argento. Si intravede in fondo (lontanissima…) l’amata che corre in soccorso, più veloce del 118, bianca come un capo appena lavato e attentissima a restare a debita distanza dalla mano che la cerca per avere un conforto.

I fiori passano goffamente dalla mano destra alla sinistra per salutare il padre, il quale con una stretta micidiale, della serie “ti spezzo in due se voglio”, sibila “benvenuto”; la “torcia fiorata” passa dalla mano sinistra alla destra per essere porta all’ “albero di Natale” (…ops la mamma), ma in tutto questo vari petali strapazzati invadono l’ingresso.

Si passa nel salone, nel sederci veniamo “risucchiati” nella parte posteriore del divano, le gambe vanno all’aria, le mani cercano qualcosa a cui aggrapparsi, per errore viene “arpionata” la cintura del vestito della fidanzata prontamente sganciata, in questa posizione precaria si cerca di rispondere alle domande di “rito” : Cosa fai? Di cosa ti occupi? E la tua famiglia?. L’incubo cresce, il bottone della giacca ha tenuto, ma la cravatta è andata e con essa il bottone della camicia.

L’amata da bianca è diventata rossa, paonazza, cerca di togliermi dall’imbarazzo, rispondendo come un “ventriloquo” alle domande del padre , sempre più rosso e prossimo all’infarto ( Gli sarà piaciuto lui?)…

…….

Terza parte – finale.

Si passa alla sala da pranzo e il primo pensiero è “Mai viste tante posate alla postazione”;il secondo pensiero è una nota positiva, un candelabro al centro della tavola nasconde l’imbarazzo e, in parte, la vista del “truce” genitore. Dopo aver “espletato” il rito dei complimenti per il “vestito” (…omettendo “natalizio”…) alla padrona di casa, lei scompare per poi ” riemergere” dalla cucina con una zuppiera in mano, seguita in processione dalla figlia con un vassoio con degli utensili per versare la minestra nei piatti.

Da “onnivoro” se c’è una cosa che lui non gradisce, il primo posto è occupato dal brodo di pollo, esattamente il contenuto della zuppiera con dei tortelli ricotta e spinaci che, la padrona di casa spiega, rappresenta una tradizione familiare per aprire il pranzo di Natale.

In qualità di ospite la porzione è abbondante, ma solo quell’odore paralizzano le mani e non solo; essendo cosciente che tutti hanno iniziato a mangiare, la “paralisi” momentanea sta per diventare definitiva, ma complice una gomitata per nulla femminile dell’amata, viene risvegliata la mobilità prensile, e con un sacrificio immane, deglutito il contenuto del piatto otturando i cinque sensi .

Morale della favola! L’avventura è stata intensa, ma breve!

Al termine della “minestra” e delle altre “squisite pietanze” il bottone recalcitrante della giacca è saltato mettendo in mostra non solo la macchia violacea dei fiori e, dopo una corsa alla toilette degna di un centometrista per “ espellere” tutto ,anche le tonsille, destinandole alle fogne pubbliche, con una forte cefalea, dopo mille scuse tra il sogghigno dell’augusto genitore, imbocca la strada della “liberazione”!

Mai presentazione/addio fu più veloce!

L’”ansia da prestazione” come si vede non è solo appannaggio “dell’”altra metà del Cielo”, ma anche di quelli che dicono di appartenere al sesso forte!

FINE

 

Araldo Gennaro Caparco