Archivio mensile marzo 2020

30 Marzo 2020 – Decima puntata: “Una seconda opportunità” di Araldo Gennaro Caparco

30 Marzo 2020…

Decima puntata: “Una seconda opportunità”.

…un mio nuovo “romanzo spontaneo sgrammaticato” in diretta web ogni settimana, cinque pagine da condividere con voi!!

Prossima puntata il 6 aprile 2020.

Araldo Gennaro Caparco

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Immediatamente, rossa come un peperone
– Certamente!
Ci salutarono e rimanemmo solo noi due
– Che storia incredibile!
Mio padre parlava da solo, nel prendere un fazzoletto nella borsa, avvertii il gonfiore del portafoglio, lo presi e stavo dando uno sguardo, c’era l’indirizzo della casa a Marsiglia, stavo continuando a sbirciare nel portafoglio ma fui distolta
– Si è svegliato, venga signorina!
Era un infermiere inviato dai medici, mi alzai di scatto
– Dove vai?
– Da lui!
– Vengo anch’io?
Lo bloccai con la mano
– Fammi un piacere, aspettami qui se vuoi!
Rimase di sasso!
All’inizio del corridoio c’era l’accettazione del pronto soccorso, l’infermiere mi fermò per chiedere le generalità del paziente per le dimissioni, presi il documento d’identità di Rino dal portafoglio e dopo averlo registrato, finalmente entrai nella camera, era rannicchiato su se stesso in posizione quasi fetale, un infermiere cercava di convincerlo a girarsi, ma lui scuoteva solo la testa in senso negativo, mi avvicinai, provavo un misto di tenerezza e paura per la sua reazione, feci un cenno all’infermiere, si allontanò un poco, con la sinistra presi il suo braccio
– Dobbiamo andare!
Iniziò a tremare, con l’altra mano accarezzai le sue spalle
– Rino, dobbiamo andare, girati!
Non potrò, finche vivo dimenticarmi il suo volto quando si girò, era terrorizzato
– Dove?
Feci uno sforzo immenso per sorridere poi con decisione
– A casa…
Si dovette convincere, i suoi occhi mi fissavano, solo allora si tranquillizzò, con l’aiuto dell’infermiere lo rivestimmo, era molto debole e a tratti il dolore al torace lo lasciava senza fiato, si appoggiò in uno di quei momenti sul mio seno, poi si rese conto, si alzò all’improvviso
– Scusami!
Ero diventata di fuoco, quel contatto mi aveva procurato una grande emozione e gioia nello stesso tempo, come un bambino ubbidiente terminò di vestirsi, cercava di mettersi le scarpe, ma non ci riusciva
– Faccio io!
E lui fermandomi
– No, grazie, ce la farò da solo!
Cento contorcimenti, ma alla fine ce l’aveva fatta, si aggrappò al mio braccio, guardava la porta della stanza, una lacrima iniziò a scendere sul viso, riprese la sua paura e il panico
– Aiutami, non ricordo nulla, non so chi sei, non so chi sono, ho paura!
Le mie gambe stavano per cedere, la sua era l’espressione di un disagio interiore che non aveva limiti, ed io finii di domandarvi perché stavo lì, con lui, tutto mi era più chiaro, con voce ferma
– Ci sono io!
Fuori c’era mio padre che aspettava, quando uscimmo
– Salve.
Rino sobbalzò, guardava a terra cercando di non inciampare
– Salve signore.
Poi rivolto a me
– Dove vai?
– Lo porto a casa sua.
– E…
Stizzita, sapevo bene quello che voleva dire, ma non ero in animo di litigare con qualcuno e non era proprio il caso di farlo con Rino aggrappato a me come una cozza
– Ci vediamo stasera al locale!
Troncai così la conversazione e mi avviai all’uscita, lasciandolo a bocca aperta, in auto, finalmente iniziò a prendere colore il viso, guardava fuori e quando era sicuro che non lo guardassi, si girava
– Ho una casa?
Per poco non scoppiai a ridere, ma non era il caso
– Si.
Si fermò un attimo, evidentemente aveva presa coscienza
– Grazie.
Lo disse quasi sottovoce, mi fermai nei pressi di un supermercato, mi girai
– Di cosa?
Abbassò la testa
– Tutto questo è irreale, scusami, non so chi sei e nessuno ad oggi si era preso così cura di me…
Fece una pausa per prendere fiato
– … i medici hanno detto che sono caduto ed è per questo che non ricordo nulla, poi sei arrivata tu…sono confuso e disorientato, non so chi sono, cosa faccio, ma quando sono con te sono tranquillo, sereno, grazie.
Ma come diavolo può succedere…
… la sua voce scendeva ai minimi livelli e invece il mio cuore innalzava il ritmo, quasi mi vergognavo, ma che mi sta succedendo, mai mi ero sentita così, per fortuna lui non se ne accorse, mi sentivo il viso in fiamme, prima di scendere
– E’ momentaneo, stai tranquillo, ora faccio la spesa e poi ti accompagno a casa.
Scesi dall’auto come una furia, prima che potesse dire qualcosa, ero turbata per la prima volta in vita mia, si avevo conosciuto altri della mia età, ma mai, avevo sentito quel trasporto che adesso mi incuteva paura e timore, di cosa? Non lo so!
Quasi meccanicamente, presi il carrello e lo riempii delle cose essenziali che potevano essere utili, giunta alla cassa, guardai verso la mia auto nel parcheggio, lo vedevo da lontano, teneva la testa tra le sue mani scuotendola
– Ti ha trovato poi il tuo amico?
Feci un salto, mi girai era Andrè
– Chi?
Meravigliato
– Qualche sera fa è venuto al mio ristorante, Rino, quel tuo amico era in compagnia di Alfio, sai quello che ha una grande pescheria al centro città…
Fece una pausa
– …c’era anche Ines.
E si fermò!
Ines, quella cavallona bionda? Si, eravamo amiche, ma sempre mi aveva soffiato i ragazzi che si interessavano a me, a scuola, eravamo l’una diversa dall’altra e fra noi due, sceglievano lei.
Cosa ci faceva con lui?
Poi Alfio? Certo che lo conoscevo, dovevo tagliare corto, ero preoccupata per Rino nell’auto
– Si, grazie, ci siamo sentiti!
Pagai, salutandolo frettolosamente
– Ciao, buona giornata.
Appena entrai nell’auto, dopo aver depositato la spesa nel cofano
– Ho avuto paura che non venissi più!
Era spaesato
– Andiamo!
Quando arrivammo a casa sua, sgranai gli occhi, era tutto sottosopra e mi resi subito conto che pur mettendo a posto, era troppo piccola per ospitare due persone, si è vero, avevo pensato di restare con lui, il tempo necessario, ma era evidente che non potevo farlo, si guardava intorno come se l’avesse vista per la prima volta e per nulla sorpreso dal disordine
– Sono stanco!
– Mettiti qui sul divano, vado a prendere la roba in auto.
Quando ritornai sopra, lui era disteso sul divano, era nel mondo dei sogni, solo allora mi resi conto di quanto fosse diventato importante per me, l’osservavo così inerme, avrei voluto accarezzare quel viso, mi sentivo strana, era la prima volta che succedeva, si avevo avuto delle storie, l’ultima era stata disastrosa, ma oramai era un ricordo lontano, e ora, questa sensazione quasi opprimente, questo desiderio di non lasciarlo da solo, mi lasciava senza fiato e dopo averlo coperto con uno scialle, uscii fuori al balconcino che dava sul porto, avevo preso una decisione, digitai un numero sul cellulare
– Papà…
Iniziò a fare una raffica di domande, non mi lasciava parlare, lo bloccai quasi urlando
– …ascoltami, l’appartamento e invivibile, non posso lasciarlo qui…
Silenzio, lo immaginavo a bocca aperta
– Che vuoi fare?
La voce era tremolante, mi conosceva bene e sapeva che se avessi deciso qualcosa era difficile farmi cambiare idea
– Non voglio portarlo a casa..
Un sibilo era niente in confronto al sospiro di mio padre in quel momento
– …armo la barca e lo porto lontano da qui!
Silenzio totale o era svenuto oppure era sul punto di farlo
– Papà?
Finalmente
– Perché?
E subito dopo
– Sola con lui? Con uno sconosciuto? Ma ti rendi conto…
Ecco la vera ragione, per tranquillizzarlo
-C’è Didier con te?
Era la mia carta vincente, lui per me era come un vice padre, era l’uomo di fiducia di papà e mi aveva visto crescere dopo la morte della mamma, una presenza costante e discreta, ero la figlia che non aveva mai potuto avere non essendosi mai sposato
– Si
– Passamelo!
Un attimo dopo
– Piccola dimmi?
Mi svegliai e mi preoccupai!
Avevo appena aperto gli occhi e il lampadario sopra di me ondeggiava ritmicamente, mi guardai intorno, tutto mi era sconosciuto, la cuccetta dove mi trovavo era incassata sotto ad un piccolo armadio di noce, tutto profumava di mare, chiusi gli occhi e iniziai a fantasticare, ero in cielo?
Mi domandavo, allora ero morto!
Riaprii immediatamente gli occhi, toccai il bordo del letto e mi resi conto della morbidezza del legno, allora ero vivo, con una mano tastai la testa, avevo come un cerchio, c’era una fasciatura, con l’altra esplorai il torace, identica fasciatura, ma dove mi trovavo, mi sporsi dalla cuccetta, inforcai le pantofole e mi guardai nello specchio di fronte, ero in tuta, un colore che mi era sempre piaciuto, un celeste mare e sulla maglietta un timone di una nave, in basso a sinistra, una scritta “Nina”!
Oddio ero su una barca!
Come se avessi ricevuto una scossa elettrica, nonostante la testa che ronzava e il dolore fisso al torace, mi fiondai per il corridoio e dopo pochi istanti, salita la scaletta, vidi il cielo azzurro che si fondeva all’orizzonte con il mare, visione celestiale per me e improvvisa, guardai la parte inferiore, non c’era nessuno sul ponte, mi girai verso la prua e vidi un signore, era curvo e stava cercando di mettersi una tuta
– Dove sono? Lei chi è? Nina dov’è?
Sorpreso di ascoltare la mia voce si girò in malo modo e finì per cadere su un rotolo di corde
– Nina è in acqua!
Esclamò e con la mano indicava una boa
– Da qualche minuto la boa non si muove…
Pausa, poi abbassando la testa
-…sono preoccupato!….
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prossima puntata il 6 aprile 2020…buona lettura

23 Marzo 2020 – Nona puntata: “Una seconda opportunità” di Araldo Gennaro Caparco

Nona puntata: “Una seconda opportunità”.

…un mio nuovo “romanzo spontaneo sgrammaticato” in diretta web ogni settimana, cinque pagine da condividere con voi!!

Prossima puntata il 30 marzo 2020.

Araldo Gennaro Caparco
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…La luce scomparve all’improvviso e l’uomo con una scarpa premeva forte sul torace
– Non ce l’ho più!
La stretta della scarpa si allentò
– Menti!
Sentivo il sangue in bocca, gridai
– No!
Sempre in inglese
– A chi l’hai data?
Stavo per perdere i sensi, non riuscivo a ricordare, la scarpa continuava ad affondare, mi toglieva il respiro, annaspavo, cercai di allontanarla con l’altra mano, senza nessun esito
– Parla, a chi?
Non riuscivo a ricordare, poi un lampo, un ricordo all’improvviso
– Caprì, il generale Caprì!
Un’imprecazione e poi…
… tutto successe in un attimo, ricevetti un calcio nel torace mentre si sentiva il rombo dell’avvicinarsi di un elicottero, un faro di luce illuminò a giorno l’auto, fui catapultato fuori dalla macchina e finii direttamente sbattendo la testa su un pilastro di cemento, quello per evitare che le auto potessero parcheggiare, sentii lo sgommare di ruote delle auto e l’elicottero che le seguiva, un dolore violento alla fronte e sangue che continuava a colare dal naso, sirene in lontananza, la vista si annebbiò e tutto fu buio.
– Posso entrare?
– Lei chi è? Lo conosce?
– Sono la sua fidanzata e…
– E’ in uno stato confusionale, l’abbiamo medicato, ha due costole incrinate e il colpo che ha preso in testa ha procurato un vuoto di memoria, continua solo a ripetere “Nina, Nina” e null’altro.
– Oddio, sono io Nina!
Una mano sulla fronte, sensazione di freddo, testa fasciata, torace fasciato, apro gli occhi…
…una visione, una ragazza, una montagna di capelli rossi arruffati, mi sta accarezzando, com’è bella, sorride, ma il viso esprime altro, preoccupazione, incrocio i suoi occhi, scende una lacrima
– Chi sei?
Stupore, apprensione,meraviglia si fondono in un attimo, il volto si rattrista
– Nina!
Cerco di sollevarmi, non ci riesco, quel nome è l’unico che ho in testa, ma non so chi è, mi volto dall’altra parte, mi vergogno, mi sento svuotato, lei continua
– Sono io, Rino sono Nina!
Dolcemente con l’altra mano mi fa girare, stavolta sono io che ho le lacrime che scendono copiose
– Non ricordo nulla!
Il cuore iniziò a pulsare all’impazzata, la macchina segnalava il mio disagio, mi martella, non lo sopporto, sento il sangue sale, sale, chiudo gli occhi, sento il suo urlo
– Aiuto!
E nulla più!
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– Oddio!
Vedevo quelle persone che lo manipolavano, prima di svenire era riuscito a prendere la mia mano e la teneva stretta, mi mancava l’aria, ma che ci facevo qui?
– Si sposti signorina.
Era un medico, mi guardava strano
– Non posso, la sua mano!
Esclamai ad alta voce, immediatamente mi sciolse da quella stretta micidiale, mi allontanai di qualche metro, quando l’avevo visto poco prima nel ristorante all’improvviso, il cuore era salito in gola, tante volte ero sul punto di chiamarlo, ma mio padre mi teneva sotto osservazione, qualcuno, la sera in cui lo lasciai di punto in bianco al ristorante la Costa D’Oro, mi aveva visto a Parigi con il suo fidatissimo cliente e glielo aveva detto, quella sera ci fu una scenata epica, urla e grida da parte sua, terminata con una telefonata bollente, al suo cliente ed io…reclusa in casa e guardata a vista.
Dopo molti giorni, solo quella sera, mi diede il permesso di uscire, era addolorato, ero l’unica figlia, mia madre era morta pochi anni prima e lui non riusciva a credere che avessi fatto quella cosa alle sue spalle, tradendo la sua fiducia, conoscendolo avevo accettato dopo proteste e pianti, di essere reclusa a casa, lo avevo fatto per affetto, vedendolo sconvolto e proprio in quei giorni pensavo a quella persona incontrata per caso su un autobus e forte era il desiderio di chiamarlo, ma non ci riuscivo per due ragioni, la prima che non potevo vederlo e la seconda che lui non poteva venire a casa da me, pena l’ira di mio padre.
Quando mi chiese aiuto, non mi domandai nulla, non appena fu uscito dal retro del locale, chiamai quel numero
– Pronto
– Sono Nina, il numero me l’ha dato un mio amico Rino, mi ha detto di dirvi che è in pericolo.
Dall’altro lato, nessuna sorpresa, ma solo due domande
– Dove? Mi dia l’indirizzo!
E riagganciò!
Da lontano notai tutta la scena, c’erano delle persone che l’avevano preso sottobraccio, fu portato in un auto, avevo paura per lui senza sapere il perché, ero sul punto di uscire fuori per raggiungerlo ma dovevo avvertire mio padre, non riuscivo a trovarlo, era con dei clienti, stravolta tornai in cucina, le auto erano sempre lì, dopo poco il rumore di un elicottero che arrivava e quasi contemporaneamente lui fu scaraventato fuori dall’auto centrale, uscii fuori, le auto scomparvero sgommando e con il cellulare in mano, vedendo da lontano che non si muoveva, chiamai il servizio d’emergenza, arrivammo quasi in contemporanea io e l’autoambulanza, lo misero su una lettiga, volevo salire, ma non mi diedero il permesso, ritornando verso il locale, un cameriere mi disse che lo aveva visto scendere da un furgone lì vicino, mi avvicinai, c’erano ancora le chiavi nel cruscotto, una busta con dei soldi sul sedile di guida e un portafogli con altre chiavi, automaticamente li presi e mi avviai alla mia auto per andare in ospedale, mettendo tutto al sicuro nella mia borsa.
Arrivammo quasi contemporaneamente, non ascoltando le proteste l’auto era dietro l’autoambulanza raggiunsi la lettiga, fui bloccata da un agente di guardia
– Lei chi è?
Senza pensarci due volte
– E’ il mio fidanzato, lasciatemi passare!
Urlai, si fece da parte, c’era una porta che si stava chiudendo , l’aprii…
…ed ora sono qui in un angolino, squilla il cellulare
– Pronto, Nina dove sei?
Era mio padre, non potevo dirgli una bugia erano le quattro del mattino, certamente qualcuno l’aveva avvertito di quello che era successo fuori dal ristorante, no, non potevo inventarmi una scusa
– In ospedale…
Silenzio
– Arrivo!
Oddio!
Vedo i medici indaffarati, ma lui non si sveglia, un infermiera, risponde al telefono della stanza, mi fa cenno di uscire dalla stanza, non vorrei, esco, e…
…ci sono tre uomini sulla porta, il più anziano, mi prende per mano
– Venga!
Siamo nella sala d’aspetto completamente vuota, uno dei tre si avvia alla macchinetta per il caffè, la mano di quell’uomo è ghiacciata
– Chi siete?
– Sono Giosef quella persona a cui ha telefonato!
Mi portano il caffè, non solo per me, quei due si spostano, uno all’ingresso e l’altro fuori la porta dove è stato portato Rino, in silenzio sollecitata da quell’uomo, sorseggio il caffè, ogni tanto guardo verso quella porta, vorrei stare lì
– Non si preoccupi, verrò avvertito appena si riprenderà…
Aveva seguito il mio sguardo
– Ho paura per lui, i medici mi hanno detto che ha un vuoto di memoria ma che continuava a gridare un nome, il mio…
Con fare paterno, la voce si è addolcita
– Evidentemente è stato l’ultimo ricordo impresso nella mente, mi vuole raccontare come ha fatto ad avere il mio numero di telefono?
Ero meravigliata, ma mi sentivo più tranquilla e così iniziai a raccontare, ero quasi alla fine, sento un vociare all’ingresso, mi girai, era mio padre e quell’uomo non lo faceva passare
– Papà!
Solo un cenno della testa e
– Nina, ma che cosa è successo? Chi è quest’uomo? Come stai?
Era preoccupato, l’abbracciai
– Sto bene, non ti preoccupare, questa persona è un amico di Rino…
Meravigliato
– E chi è Rino?
E lui
– Mi chiamo Giosef e sono un capitano dei carabinieri, ecco il tesserino.
Sgranò gli occhi
– Mia figlia?
– Stia tranquillo, non siamo qui per lei, ovvero, è stata proprio lei che ci ha chiamato…
La situazione era tragicomica, vedevo mio padre guardare alternando me e lui e poi l’uomo che aveva impedito l’ingresso, si mise le mani in faccia
– Non capisco più nulla!
Arrivo un medico, ci alzammo, rivolto a me
– Signorina, siamo riusciti a risvegliarlo, ma era troppo agitato, ha detto frasi sconnesse e chiesto più volte di lei, abbiamo detto che eravate assente per la deposizione dai carabinieri, solo allora si è calmato, ma abbiamo deciso di fargli un tranquillante, ora riposa, tra qualche ora potrà lasciare l’ospedale al suo risveglio.
Non riuscivo a crederci
– Grazie dottore!
Mi lasciai andare pesantemente sulla sedia
– Allora?
Era mio padre, squillò il cellulare del capitano, si spostò per rispondere
– Ora ti racconto!
Nell’ascoltare il racconto, mio padre rimase senza parole, mi fermò solo quando raccontai dell’autobus
– Come senza soldi?
Lo guardai stizzita ora per allora
– Ti sei dimenticato che avevi bloccato tutte le mie carte di credito per farmi ritornare il prima possibile da Parigi?
Abbassò la testa, alla fine
– Quindi lui non sa chi sei?
– No
– E tu che sai di lui? Cosa fa qui a Marsiglia? Te l’ha detto?
Mio scappò una risata nervosa, se ne accorse, stavo per scoppiare, in quel momento si avvicinò il capitano
– Devo andare, sembra che quei delinquenti siano stati bloccati al confine, alla stazione dell’Eurostar per l’Inghilterra e si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, mi dispiace, vorrei esserci quando si risveglierà.
Mio padre
– Ma è un delinquente?
E guardò verso il corridoio dove si trovava l’altro uomo di guardia, si girò e ammutolì, il capitano serissimo lo fissò negli occhi
– Assolutamente no! Ne avessi di persone come lui…
E in modo conciso raccontò quello che era successo a Parma, rivelando delle cose che Rino non mi aveva detto, concluse con
– Ha perso tutto a Parma!
Eravamo allibiti
– Signorina può farmi la cortesia di avvertirmi del suo stato di salute?….
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prossima puntata il 30 marzo 2020…buona lettura

16 Marzo 2020 – Ottava puntata: “Una seconda opportunità” di Araldo Gennaro Caparco

16 Marzo 2020…

Ottava puntata: “Una seconda opportunità”.

…un mio nuovo “romanzo spontaneo sgrammaticato” in diretta web ogni settimana, cinque pagine da condividere con voi!!

Prossima puntata il 23 marzo 2020.

Araldo Gennaro Caparco

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…centralmente c’era invece il mio tavolo, visibile da tutti, da lì avrei insegnato la tecnica per friggere e preparare il pescato.
Prima di allora, alla fine della quinta giornata, dopo la prova generale effettuata nella pescheria un applauso spontaneo da tutti mi ripagò delle nottate insonni a preparare nella mia cucina a casa la gestualità e la dialettica per rendere facile la comprensione della pietanza che dovevamo preparare
– Figliolo, devo dire che avevo delle perplessità, ma stasera non ne ho più.
Questo fu il commento di Alfio siculo-francese!
Ero gasato e in attesa di mettere in pratica l’evento, desideravo condividere con una persona e il pensiero ricorrente era per lei, Nina, cercai di chiamarla, ma niente, mi tuffai a capofitto nella preparazione dell’evento, quella sera stanco di provare al suo cellulare, volevo recarmi nel ristorante dove eravamo stati insieme, anche per avere sue notizie e colsi l’occasione di invitare Alfio e sua figlia Ines per festeggiare la prova generale, l’invito fu subito accettato da Ines con una certa felicità, fui sorpreso, ma poi capii il perché, arrivai in anticipo, ma loro già mi stavano aspettando dentro, vedevo di spalle una persona che parlava con loro, mi avvicinai
– Rino questo è il proprietario…
Non lo feci terminare, tra la sua meraviglia, stendendo la mano
– Salve Andrè!
Quando realizzò chi ero, il suo sorriso si spense e rimase con la bocca aperta
– Sai lui è lo Chef dell’evento, stavamo parlando proprio di te con Andrè.
Era Ines, lui balbettò
– Ma tu non sei l’amico di Nina?
Sorpreso
– Si, sono io, perché?
Chiudendo la bocca e cercando di fare il disinvolto
– No, nulla, sono stato sorpreso, non sapevo che eri uno Chef, ma Nina lo sa?
Stavolta ero io meravigliato
– No, non penso!
– Scusatemi!
E scomparve in ritirata, vidi Ines che martoriava un tovagliolo e Alfio che la fissava
– C’è qualche problema Ines?
Di getto
– Non sapevo che conoscevi Nina!
C’era rabbia nelle sue parole, Alfio
– Da quando?
Non mi piaceva la piega che stavamo prendendo e non volevo avere degli attriti con loro, proprio adesso che stavo per ultimare i preparativi dell’evento
– L’ho conosciuta in autobus quando sono venuto qui a Marsiglia ed è una parola grossa amico, siamo quasi due estranei, l’ho invitata a pranzo una volta per ringraziarla dei consigli che mi aveva dato per la mia permanenza qui, ma dopo non l’ho più rivista.
Vidi Ines tirare un respiro di sollievo, grande come un tsunami e poi ridiventare luminosa
– Scusatemi.
Si allontanò presso i servizi, Alfio
– Scusala, credo sia gelosa di Nina, lei e Andrè si conoscono da una vita, non lo vuole ammettere ma ha una cotta per lui da tempo.
Ecco perché!
E’ inutile aggiungere, quando ritornò Ines, parlammo d’altro e non si parlò più di Nina, anche se io volevo avere qualche altra notizia su di lei, ma mi guardai bene dal dirlo, anche durante la cena, parlammo dell’evento, mettemmo a punto diversi argomenti e per evitare discussioni sul conto, anticipai senza dire nulla e mi recai presso la cassa, dove era stabilmente il proprietario, nel vedermi, mi accolse guardingo
– E’ stato tutto ottimo!
E il volto si illuminò
– Ti fanno i complimenti, specialmente Ines è stata colpita delle ostriche magistralmente preparate.
Divenne rosso come un peperoncino
– Sono contento!
Pagai e stavo per andare via, quando
– Per caso sai Nina dov’è, non la vedo da diversi giorni.
Lui, oramai conquistato dai complimenti, gentilissimo
– No, anch’io non la vedo in giro da diversi giorni.
Evitai di chiedere altro Andrè mi segui e dopo un caloroso saluto con Alfio e un abbraccio ad Ines, cosa che la fece diventare paonazza dalla contentezza, ci salutammo per darci appuntamento per la mattina successiva.
Per non incorrere in un flop, decisi di non pubblicizzare eccessivamente l’evento, continuavo a pensare…
… e se fosse andata male?
Ero scaramantico ma Alfio fece promozione con i suoi clienti aiutato dalla figlia, l’appuntamento era per le 21.00, ordinatamente arrivarono i 20 partecipanti, erano quasi tutti clienti della pescheria, appartenevano alla classe medio alta di Marsiglia, avvocati, medici, commercialisti, notai, ma questo lo venni a sapere dopo.
Nell’imbarazzo iniziale mi presentai
– Ringrazio chi ha voluto partecipare a questo primo evento, mi chiamo Rino e sono un Chef di partita, stasera cucineremo insieme i vostri acquisti fatti in questa pescheria, un grazie va al signor Alfio e a sua figlia che hanno accettato questa mia idea particolare e originale, sono certo che insieme formeremo una bellissima squadra e gusteremo quello che insieme prepareremo, gustando la freschezza di un prodotto fresco di giornata, certo che possiate replicare a casa quello che stasera faremo qui, prepareremo i Tocchetti di salmone grigliati ai quattro formaggi e misticanza di erbe spontanee.
Inizia a spiegare nel silenzio assoluto corredato da cenni storici della gastronomia nel silenzio generale, ma la cucina avvicina e permette di relazionarsi, Ines aveva stabilito i componenti delle cinque postazioni e inframezzavo le spiegazioni cucinando, ma spesso mi allontanavo e seguivo ogni tavolo all’opera replicando quello che io avevo fatto, questo fu gradito da tutti e dopo una mezzora, ogni gruppo parlavano, ridevano e cucinavano, avevo raggiunto lo scopo, forse!
Preparai anche dei fuori programmi, delle conchiglie ripiene di salmone crudo insaporito con delle spezie e con l’aiuto di Alfio e della figlia venivano proposti e accettati favorevolmente, ero quasi alla fase finale, ma avevo la sensazione di essere osservato e non sbagliavo, quando fu il momento per ogni coppia d presentare il loro piatto preparato, in fondo alla sala vidi qualcuno che stava osservando, mi staccai dalla postazione con un piatto in mano ma non arrivai per tempo, quella persona non c’era più.
Non ebbi modo di soffermarmi, perché uno dei componenti di una coppia a nome di tutti, volle ringraziarmi e chiedevano a gran voce applaudendo la data per il prossimo evento, Alfio sottovoce
– Rino la settimana prossima.
Ed io
– Perfetto!
L’annuncio fu ri sottolineato con un applauso e Ines prese già le prenotazioni.
Mentre con Alfio stavamo riponendo tutta l’attrezzatura in un furgone da me preso a nolo, carico del successo dell’iniziativa, elaborai la possibilità di replicare lo stesso evento in altri locali, finimmo verso le due, ero stanchissimo, le gambe erano al limite della loro portata, non vedevo l’ora di parcheggiare in garage il furgone e mettermi a letto.
Ma l’uomo propone e…
…non arrivai mai nel mio letto!!
Ero contento, il tempo di partire, Alfio aveva voluto darmi il compenso per la serata detratto dalle spese e dal suo utile, era una bella cifra, avevo visto giusto, l’iniziativa aveva bisogno di essere limata, ma il format funzionava, si, avevo trovato una formula, che strano, in quel momento avrei voluto dirlo a qualcuno, si quella testa rossa con gli occhi neri come la pece, Nina, chiusi gli occhi e vidi nitidamente il suo volto, che sciocchezza, mi dissi, girai la chiave dell’avviamento, avevo percorso solo qualche chilometro
– Fermati immediatamente!
Mi bloccai, era la voce di un uomo e sentii all’altezza del mio orecchio destro il freddo di una canna di pistola, sempre in inglese
– Vai verso il porto!
– Ma…
Cercai di girarmi, ma la canna stava per entrarmi nel collo
– Ora!
Arrivammo nei pressi di un gran ristorante sul mare, lessi l’insegna Costa d’Oro, di fronte c’erano tre auto in attesa
– Scendi e vai verso l’auto al centro!
– Ma cosa volete da me?
Urlai, e lui
– Qualcuno ti aspetta!
Le auto erano al di la della strada, scesi e guardai nel ristorante lì vicino, una festa era ancora in atto a quell’ora, poi guardai le auto, l’uomo era sul punto di scendere dal furgone, ora o mai più, pensai e invece di attraversare la strada mi fiondai nel locale, immediatamente sentii la portiera del furgone sbattuta e un’imprecazione, appena entrato, mi bloccai, stavano facendo il trenino e la musica era assordante, e ora?
Avevo paura, cosa volevano da me quelle persone, perché mi aspettavano?
Sulla destra in fondo, vidi il cartello dei servizi, pensando di trovare l’uscita posteriore e dribblando il trenino, mi avviai di corsa, ero sul punto di arrivare, guardai indietro, una persona mi stava seguendo, lo riconobbi, era quell’uomo della metropolitana, lo stesso che con una spallata mi aveva avvertito di non entrare nella metro perché seguito, iniziai a sudare, ma quando è lungo questo salone, entrai nell’avanti porta e….
– Rino ma che fai qui?
Era Nina con un vassoio in mano
– Dove vai?
L’abbracciai
– Nascondimi, presto!
Immediatamente mi prese per il braccio e mi tirò nella cucina
– Vieni!
Sentii distintamente un’imprecazione al di la della porta, mi stava cercando, tremavo
– Sei stravolto, ma che ti è successo?
Con la mano cercai nella tasca il mio portafoglio senza risponderle
– C’è un’uscita qui?
Aveva gli occhi sgranati
– Si, ma…
Presi un cartoncino, quello di Giosef
– Non posso spiegarti nulla adesso, chiama questo numero per me, si chiama Giosef, digli che ho bisogno d’aiuto e dove mi trovo.
Lei lo prese, in quel momento si stava per aprire la porta, Nina lanciò un coperchio d’una pentola verso la porta, si richiuse, io ero a terra
– Vai, in fondo a sinistra!
Mi alzai immediatamente e mi avviai, aprii la porta e…
…ricevetti un pugno in testa!
Ero tramortito, ma vigile, due uomini mi presero di peso e attraversarono la strada, una portiera si aprì, fui buttato come un sacco di patate dentro, era tutto buio, i finestrini erano oscurati, una voce distintamente
– Dov’è la macchina fotografica?
Sbattendo sul pavimento dell’auto, sentii un dolore al naso, usciva del sangue, avevo la mano destra bagnata, urlai
– Ma che volete da me? Chi siete?
Sentii una mano che premeva sulla testa, bloccandomi sul pavimento dell’auto
– Dannazione, dov’è la macchina fotografica di Robin?
Ecco chi erano!
Sperando che Nina avesse fatto la telefonata, pur nella situazione tragica in cui mi trovavo, cercai di prendere tempo
– Non conosco nessuna Robin!
La mano continuava a premere, ma stavolta mi prese per i capelli, una luce improvvisa e mi mise davanti agli occhi il passaporto, quello di Robin
– Questa!
Ma come diavolo avevano fatto, dove l’avevano preso, erano stati nel mio appartamento allora, diavolo e ora?
– La macchina fotografica!…
.-.-.-.-.–.-.
Buona lettura la prossima puntata il 23 marzo 2020

9 Marzo 2020 – Settima puntata: “Una seconda opportunità” di Araldo Gennaro Caparco

9 Marzo 2020…

Settima puntata: “Una seconda opportunità”.

…un mio nuovo “romanzo spontaneo sgrammaticato” in diretta web ogni settimana, cinque pagine da condividere con voi!!

Prossima puntata il 16 marzo 2020.

Araldo Gennaro Caparco

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…- Ti ringrazio per avermi aiutata, mi dai il tuo numero di cellulare, vorrei restituirti…
La fermai.
No, non era il caso, dovevo io ringraziarla
– E’ stato un piacere incontrarti, no, non mi devi nulla…
– Grazie, ma se me lo dai lo stesso, potremmo prenderci un caffè insieme, se poi non vuoi…
Presi il biglietto dell’autobus e le scrissi il numero
– Con piacere!
Le nostre mani si incrociarono e lei colse l’occasione per scrivere il suo numero di cellulare sul palmo della mia mano, mi dispiaceva lasciarla, ma alle volte non servono solo le parole per esprimere quello che abbiamo dentro, ci fissavamo negli occhi senza parlare, arrivò un taxi, prima che aprisse la portiera
– Vogliamo prendere qualcosa di caldo insieme adesso?
Lo dissi istintivamente, ma mi resi conto di essermi spinto oltre, mi guardò con una espressione mista di sorpresa e tristezza insieme
– Devo andare, ma sono certa che prima o poi ci incontreremo!
Mi strinse il braccio sorridendo ed entrò nel taxi.
La guardai andar via, ma cosa mi aspettavo?
Nulla, è vero!
Ma vederla scomparire… mi procurò un certo disagio, mi guardai intorno, continuare a pensarla, era inutile, sono quegli incontri che non ti aspetti e ti cambiano qualcosa, accadono e basta!
Mi avviai verso un’insegna rossa, la vedevo lontano immersa nella nebbia mattutina, sentivo solo l’aria di mare, ero in un posto sconosciuto e da solo!
Dopo una settimana dal mio arrivo a Marsiglia, fui tentato di telefonare a quella ragazza, Nina, poi dicevo, non era il caso, lei non si era fatta viva, evidentemente aveva bel altro da fare ed io, ero stordito, insoddisfatto e intontito, non sapevo quello che volevo fare, rimanere, partire… ritornare a Parma? No, non ci pensavo proprio!
Troppi ricordi e Parma ne faceva l’ultimo posto dove avrei voluto essere.
Marsiglia era molto bella e accogliente, per giorni passeggiai senza un perché per le sue strade, alla fine mi decisi, mi piaceva, entrai in un’agenzia immobiliare e dopo due giorni presi possesso in locazione di un monolocale nei pressi del porto, l’esperienza del food truck era terminata, ma mi aveva insegnato molto, tornare a lavorare presso un ristorante mi allettava, c’erano molti locali ed erano ben frequentati, ma non era quello che volevo, poi avevo una cosa in sospeso, cedetti e una mattina digitai il suo numero di cellulare, rispose immediatamente
– Ne hai messo del tempo per chiamarmi!
Esclamò, non so perché sorrisi, era tipico del suo carattere
– Ma a quanto pare nemmeno tu avevi tanta voglia di sentirmi.
L’avevo sorpresa, non rispose
– Ci sei?
– Ci sono, dove sei?
– A Parma!
Immediatamente
– Te ne sei andato subito a quanto pare.
Mi divertiva, avvertii la delusione, cambiai discorso
– Allora com’è è stato il rientro?
– Turbolento!
– Racconta…
Pausa
– Perché dovrei?
– Perché te l’ho chiesto, mi interessa saperlo.
Con soddisfazione
– Peccato!
– Cosa?
– Peccato che sei andato via, mi avrebbe fatto piacere raccontartelo di persona.
Era il momento
– Sei certa?
– Certissima!
– Bene, allora sei libera stasera?
Pausa
– Nina, allora?
– Perché?
– Volevo invitarti a cena.
– A Parma, ma tu sei matto!
Mi scappò una risata, non riuscivo a mantenere il cellulare
– Sei libera allora?
– No, forse a pranzo, ma non credo proprio di arrivare puntuale a Parma per le 13.00.
Disse ridendo
– Alle 13.00, ti aspetto alla Brasserie Le Soleil a Marsiglia, che ne pensi?
Colpita e affondata, così almeno pensavo, invece
– Sei un bas….
La bloccai, stava ridendo a crepapelle
– E’ un si?
– Vedremo!
E chiuse la telefonata!
Per tutta la durata del pranzo, ci scrutammo a vicenda, era molto conosciuta in quel locale ed è forse per questo che non le andava di parlare, mi piaceva come era vestita, arrivò con circa trenta minuti di ritardo
– Scusami, ma non sono riuscita a liberarmi prima.
Era molto casual, senza ombra di trucco e un’enorme treccia costringeva i suoi capelli, sorrideva sorniona
– Qualcosa mi dice che non eri convinta ad accettare il mio invito, sbaglio?
Girò il viso dall’altro lato, lasciai correre, il locale era bello, aveva in mostra tanti attrezzi di marina, un poco alla rinfusa, ma l’atmosfera era calda, lasciai che lei scegliesse il tavolo, volle mettersi quasi sulla veranda, da lì si poteva ammirare tutto il porto e ordinammo
– Perché hai telefonato?
– Ero curioso!
– Di cosa?
Contrattaccai
– Hai aspettato la mia telefonata!
Immediatamente
– Chi io? Non ti illudere!
Ne ero certo, non era quello che pensava, i suoi occhi dicevano altro
– Io illudermi? E di cosa? Ero curioso di sapere come era andato il ritorno, poi hai aggiunto…
Arrivo il cameriere
– Andrè mi ha detto di farvi assaggiare questo, è un omaggio da parte sua come aperitivo.
Posizionando una sperlonga grande con due aragoste su un letto di insalata al centro del tavolo
– Grazie.
Ero stupito, la guardai
– Andrè è il proprietario di questo ristorante, vedrai che fra uno, due, tre….
Si avvicinò un bel ragazzo sulla trentina, con un sorriso a tutta bocca
– Buongiorno, ciao Nina, mai avrei immaginato stamattina di avere il sole nel mio ristorante.
E lei
– Non sono stata io a scegliere, Rino è un amico italiano e mi ha invitato qui da te…
Solo allora si girò verso di me
– La devo ringraziare, è difficile per lei ammettere che da tempo desiderava venire qui…
Si girò verso di lei, ma ricevette un’ occhiataccia, si bloccò
– …vi auguro una buon pranzo.
Battendo in ritirata, quando si fu allontanato abbastanza
– Sbaglio o ti ha fatto un complimento?
– Per me può aspettare cent’anni!
E attaccò l’aragosta, per il resto notai che era una buona forchetta e non chiesi altro sull’argomento fino al dolce, parlammo d’altro, ma non mollai
– Allora?
Riluttante
– Quel porco ha telefonato a mio padre per avvertirlo che sarebbe venuto, poi non so come ha chiesto di me, in quel momento passavo vicino e lui mi diede il cellulare, voleva un chiarimento, non potevo parlare, avrei voluto gridare tutto quello che tenevo in corpo, ma mi dovetti contenere, non salutai nemmeno e chiusi la telefonata, la sera stessa chiamò sul mio cellulare, disse le solite cose che si dicono in questo caso, disse che stava per separarsi e tante altre cose, prima di riattaccare gli ho detto “Fatti vivo e riceverai una pallottola destinata a te”.
Stavo per strozzarmi, avevo ingoiato un profitterol per intero, provvidenziale fu il bicchiere d’acqua, ero diventato paonazzo, quando ripresi fiato
– E lui?
– E’ sparito!
– Hai fatto bene, certo però che arrivare a…
– Sapeva che l’avrei fatto!
Alzai le mani come per arrendermi e lei scoppiò in una grande risata
– Ecco, sei avvertito!
In quel momento squillò il cellulare, si allontanò dalla tavola e vidi che stava discutendo animatamente, tornò paonazza
– Scusami, devo andare, grazie per il pranzo.
E’ scomparve, lasciandomi senza parole.
Strana la vita, strana quella ragazza, era un mordi e fuggi continuo, cercai di farmene una ragione e nei giorni seguenti inizia a pensare ad un lavoro, si, avevo i soldi dell’assicurazione in banca, avrei potuto proseguire a non far nulla per diverso tempo senza farmene una preoccupazione, ma non era certamente nel mio dna, avevo fatto una scelta, telefonai a Rosa per avvertirla e rimase sorpresa
– Marsiglia, perché?
Sorridendo
– Perché no! Devo cercare una strada, se non ci riesco ritorno da te.
– Ti aspetto!
Si, è vero, avevo detto una bugia, ma era a fin di bene.
E la provvidenza mi diede una mano!
Un giorno mentre stavo facendo la spesa in una pescheria, ammirai il pescato, c’era l’imbarazzo della scelta, pesci di ogni tipo e molluschi giganti, avevo il desiderio di preparare una zuppa mista di cozze e vongole, aggiungendo delle meravigliose fasulare, stavo scegliendo da solo, il proprietario era intento in una conversazione con una persona
– Come sempre del pesce di ottima qualità, complimenti.
– Grazie, peccato che non riesco a raggiungere tante persone, potrei raddoppiare la vendita e spesso a fine giornata, devo congelare una buona parte per venderlo nei giorni successivi.
– E’ proprio un peccato, potrebbero gustare la freschezza del giorno e non accontentarsi di qualcosa di scongelato!
Disse il cliente sconsolato andando via, fu allora che mi venne un’idea, iniziai ad elaborarla attardandomi nei pressi dei banchi di pesce, poteva funzionare, mi dicevo, il locale era ampio, chiusi gli occhi e immaginai la scena, mi piaceva, ma ora dovevo proporla, detto e fatto mi avvicinai al proprietario, guardò il mio cestino pieno
– Che bella scelta, è tutto pesce fresco di giornata, complimenti.
Era il momento
– Grazie, avrei una proposta da farle.
Mi guardò meravigliato e attento
– Prego dica!
Dieci giorni dopo.
Era la sera dell’inaugurazione, ero emozionato, era una prova generale, avevo destinato una cifra per gli arredi e nei cinque giorni precedenti, avevo fatto delle prove sul campo con i dipendenti della pescheria e i loro familiari, avevo previsto cinque postazioni, ad ogni postazione la possibilità di ospitare quattro persone, ognuna era fornita di vaschetta con l’acqua per la pulizia, tagliere, corredo di coltelli e cinque vaschette dove venivano riposti i componenti per creare il condimento, due forni a microonde, grembiuli e copricapo….

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Buona lettura, la prossima puntata il 16 marzo 2020.

2 Marzo 2020 – Sesta puntata: “Una seconda opportunità” di Araldo Gennaro Caparco

2 Marzo 2020…

Sesta puntata: “Una seconda opportunità”.

…un mio nuovo “romanzo spontaneo sgrammaticato” in diretta web ogni settimana, cinque pagine da condividere con voi!!

Prossima puntata il 9 marzo 2020.

Araldo Gennaro Caparco

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…segue
La presi alla sprovvista e prima che si coprisse riuscii a vedere una massa di capelli rossi che fuoriuscivano dal cappuccio
– Di sicuro non sono affari miei, ma insisto, cosa ci fai qui sotto?
Non rispose, si girò e mostrò la schiena, chiusi la torcia
– Se questa è la risposta, vado a chiedere spiegazioni al secondo conducente…
Non finii nemmeno di parlare
– No, non lo fare!
Stavolta la voce era insicura girandosi
– Sto andando!
Come un artiglio, sbucò la sua mano da qualche parte bloccandomi
– Ti prego, non ho il biglietto!
Mi stava incuriosendo, questa storia inaspettata, forse anche perché cercavo di non pensare a quello che mi era accaduto qualche ora prima, si scoprì il cappuccio e uscii qualche centimetro da lì sotto, era all’apparenza più giovane di me, volto piccolo pieno di lentiggini, capelli rossi, occhi celesti come il mare, per un attimo i nostri occhi si incrociarono, non sapevo cosa fare dopo
– Potresti essere una terrorista, potresti essere chiunque, no non posso…
– Non sono né l’uno, né l’altra e nemmeno una ladra…
– Questo lo dici tu, a proposito sei appoggiata sul mio borsone…
Come se fosse stata punta da uno spillo, alzò la testa con una certa velocità andando a sbattere sotto il sedile
– Ahi!
Non volendo mi morsicai la lingua e istintivamente cercai di toccarla con la mano
– Ma che fai?
La ritirai immediatamente
– Nulla! Volevo solo controllare che non ti fossi ferita!
– Tranquillo, ho la testa dura, mi chiamo Nina.
Cercai di convincerla con un tono un pochino più dolce
– Dai, esci fuori!
– Ma non posso!
– Perché?
– Stiamo per arrivare a Lione e controllano i biglietti!
Immediatamente distesi la mano, stavolta non fece in tempo a rintanarsi e riuscii a prenderla per un braccio, la sentii tremare
– Lo pago io, dai esci fuori, mi chiamo Rino, non posso sopportare questa tua situazione, dai!
Fece un timido tentativo di ritrarsi, ma poi lentamente uscì con vari contorcimenti aiutata da me, era gelata, si sedette solo per un attimo, le luci blu della notte del bus non erano molto forti, ma finalmente riuscii a vederla, stava tremando
– Grazie, colgo l’occasione per andare in bagno, non ce la facevo più.
E corse verso la toilette, a metà dell’autobus!
In quel momento vidi il secondo conducente alzarsi, stava controllando i biglietti e dopo poco sarebbe arrivato all’altezza del bagno di servizio, mi alzai, raggiungendolo prima che bussasse
– E’ occupato, c’è la mia ragazza dentro, sa è riuscita a prendere l’autobus all’ultimo minuto a Parigi, stiamo andando a Marsiglia e non è riuscita a fare il biglietto, mi dica quanto le devo, lo faccio adesso.
Mi guardò strano, ma la mia disponibilità a pagare fece centro, con una macchinetta di fianco stampò il biglietto e pagai quaranta euro, lo ringraziai e tornai al mio posto, presi il suo bagaglio al di sotto del sedile e il mio borsone e l’appoggiai sopra, passarono diversi minuti prima che arrivasse, era infagottata con le braccia incrociate, fu sorpresa di vedere sopra la sua borsa, un sacco da marinaio, le feci spazio e quando si sedette
– Tieni questo, ti riscalderà!
Le passai un plaid caldo preso nel mio borsone e il biglietto, era meravigliata, senza dire una parola preso il plaid e mi lasciò il biglietto accoccolandosi sul sedile, solo allora
– Grazie, e tu?
– Non ne ho bisogno, ne hai preso del freddo qui sotto, vedrai questo plaid ti riscalderà, è peggio di una stufa portatile.
Sorrise, mi sentii meglio, erano le tre di notte, cercai di trovare una posizione per farla stare comoda occupando meno spazio possibile e dopo poco aveva chiuso gli occhi, feci altrettanto, anche se spesso con un occhio solo e senza farmene accorgere la controllavo.
Non so dopo quanto tempo, sentii il bus che si fermava, mi risvegliai completamente, lei dormiva beata, guardai fuori, eravamo a Lione, l’interfono gracchiò qualcosa e riuscii a capire che era in sosta per un quarto d’ora, guardai l’orologio, erano le quattro di mattina, mancava ancora un’ora e mezzo per Marsiglia, con delicatezza spostai le sue gambe, scendendo.
Non lo nascondo, la scoperta di lei così inaspettata era riuscita a distogliere la mia mente da quello che mi era accaduto, presi un caffè caldo e ordinai, acquistandoli due contenitori per bevanda termici con cioccolata bollente, dormiva ancora quando ripartimmo o almeno così pensavo, dopo qualche minuto
– Dove siamo?
Fui sorpreso
– Ma non dormivi?
– Si, ma mi sono svegliata all’improvviso…
– E…?
– Ho guardato l’orologio, tu non c’eri, ma ho visto il borsone, non ho avuto la forza di alzarmi…
Sorrisi, era impacciata
– Abbiamo lasciato adesso Lione!
Era surreale questo dialogo tra noi due perfettamente sconosciuti, le passai il contenitore con la cioccolata sorprendendola, solo allora, cercò di sedersi per bene
– Ho pensato che ti avrebbe fatto bene!
– Grazie.
Iniziammo a sorseggiarla, poi
– Sai che stavo per uscire qualche ora fa…
Un fascio di luce della strada, la illuminò all’improvviso, vidi i suoi occhi celesti che mi scrutavano
-…perché hai pianto tanto!
Mi spiazzò, mi guardai intorno, volevo dissolvermi nel nulla, pur di non rispondere, ma non era possibile e tutto mi ritornò alla mente, lei si avvicinò, appoggiandosi su una spalla
– Perché?
Sarà stata l’atmosfera o la stanchezza oppure quel gesto di intimità da parte sua iniziai a raccontarle quasi tutto, era molto attenta, almeno quelle volte che riuscii a guardarla in faccia, stava albeggiando e ora potevo vederla meglio, più volte si aggiustò i capelli, le espressioni mutavano all’andamento del racconto, quando arrivai a raccontarle di averli visti e di aver preso l’autobus al volo
– Quindi l’hai fatto…
– …solo per nascondermi, mi sentivo un imbecille e non volevo farmi riconoscere, quando sono salito ho saputo che andava a Marsiglia.
Era senza parole, poi sottovoce
– Sono stata fortunata allora…
E non continuò ma riuscii a sentirla, alla fine
– Bella stronza!
Mi lasciò di stucco, non me l’aspettavo e i suoi occhi lanciavano fiamme!
– Cosa?
Abbassò la testa e divenne più rossa in viso
– Scusami!
Incassai, ma poi a ripensarci per bene, era vero, era stata una stronza, mi sentii liberato, avevo un peso in meno
– E tu? Cosa mi racconti?
La spiazzai, cercò di evitare il mio sguardo, ma forse si rese conto che ero stato sincero e quindi non poteva non contraccambiare, personalmente non mi aspettavo nulla, ero ancora senza fiato al pensiero di aver raccontato quasi tutto ad una bella sconosciuta, si, perché nonostante quegli abiti impolverati, quel cappuccio eternamente calcato sulla testa, aveva un qualcosa di particolare, di diverso, ora la vedevo bene aveva qualche anno in meno a me, delle mani molto curate, nessuna ombra di trucco, un viso che esprimeva fiducia
– C’è ben poco da raccontare, ho detto una bugia a casa per andare a Parigi, da un anno avevo una relazione con un uomo più grande di me, ci vedevamo solo quando veniva a Marsiglia, lui…
Qui si fermò e vidi le mani stringersi a pugno
-…viaggiava molto, volevo fargli un’improvvista…ho detto a casa che andavo ad un corso, ho impiegato un mese per trovare dove abitava e invece l’ha fatta lui a me, la sorpresa, sposato con due figli piccoli, quel maiale, ed io una perfetta imbecille, innamorato di un porco, se lo venisse a sapere mio padre, lo ammazzerebbe prima che potesse dire un amen, si fidava di lui come se fosse stato un parente e alla fine si è rivelato quello che effettivamente era, un depravato.
Era rabbiosa, diventò quasi viola in viso, aggrottò le ciglia e digrignò i denti, sono certo che se l’avesse avuto in quel momento davanti, quell’uomo sarebbe finito in ospedale come minimo, ero senza parole, mi uscì spontaneo
– Azz!
Poi immediatamente
– E lui?
– Per qualche mese avrà qualche problema…
Si fermò guardando verso il mio inguine
– …non potrà più usarlo!
Istintivamente stavo per portare le mani all’inguine, mi fermai giusto in tempo, ma strinsi così forte le gambe senza rendermi conto del un suo piede sul mio, il risultato fu una sua risata di gusto, tanto forte, le vennero le lacrime agli occhi.
Oramai eravamo arrivati, non so se fosse stata una mia impressione ma entrambi senza parlare aspettammo che fossero scesi tutti e poi ci avviammo lentamente verso l’uscita, faceva freddo, l’aria gelida del mattino ci accolse, eravamo solo noi alla stazione dei bus, gli altri già erano andati via, riparammo dietro ad uno dei piloni della stazione
– Dove sei diretto?
Lei ruppe il silenzio imbarazzante che si era creato
– Non lo so!
Era meravigliata, non rispose, poi….

Buona lettura, la prossima puntata il 9 marzo 2020.