24 febbraio 2020 – Quinta puntata: “Una seconda opportunità” di Araldo Gennaro Caparco

24 febbraio 2020 – Quinta puntata: “Una seconda opportunità” di Araldo Gennaro Caparco

24 febbraio 2020…

Quinta puntata: “Una seconda opportunità”.

…un mio nuovo “romanzo spontaneo sgrammaticato” in diretta web ogni settimana, cinque pagine da condividere con voi!!

Prossima puntata il 2 marzo 2020.

Araldo Gennaro Caparco

.-.-.-.-.-.
Lo consegnò frettolosamente e stava andando via, la fermai
– No, per piacere rimani!
Si fermò contenta
– Ecco Giosef!
E gli diedi lo scatolo
– Non volevo nascondere nulla come tu sai, ma non ho avuto il tempo di capire l’importanza, di certo voi ne verrete a capo, so soltanto che una meteora mi ha colpito in pieno e mi ero affezionato, è andata via, avevo costruito dei castelli di sabbia su di noi, ma adesso tutto è crollato.
Lui aprì il pacchetto senza dire una parola, prese prima il passaporto e mi guardò, poi la macchina fotografia
– Ti ringrazio, sei stato sincero e leale, riporterò tutto al generale e racconterò quello che mi hai detto, hai fatto bene, questo…
Prese il passaporto, con il cellulare fece delle foto e poi
– …lo puoi tenere tu, oramai lei è lontana e sono certo che le farebbe piacere che lo avessi, lei non ne ha più bisogno, di certo le avranno cambiato identità e luogo di destinazione.
Ringraziai con gli occhi e lo presi, mettendo dentro il suo biglietto e Giosef dopo avermi dato un suo bigliettino da visita
– Per qualsiasi cosa, sono a tua disposizione, basta chiamarmi.
– Grazie.
Ci abbracciammo, scese accompagnato da Nico, rimanemmo solo io e Rosa e finalmente riuscii a sfogarmi piangendo confortato da lei, alla fine le raccontai tutto. proprio tutto la verità e il suo volto esprimeva una totale meraviglia, Nico era salito è raccontò del risarcimento dell’assicurazione, solo allora la vidi diventare triste
– Ora che farai?
Bella domanda!
Erano proprio una bella coppia, li guardai, mi facevano tenerezza, dondolai la testa sconsolatamente
– Non lo so!
Mi mancava il respiro, avevo bisogno d’aria, a cosa era servito quello che avevo fatto per lei?
Chi era veramente?
Perchè non salutarmi se già da qualche giorno stava bene?
Tutto irreale, tutto disordinato nella mia vita, avevo immaginato tanto, forse troppo e sono stato castigato!
La testa iniziava a girarmi, poi in un attimo di lucidità vidi Rosa preoccupatissima e Nico che cercava di consolarla, certo, non potevano immaginare come mi sentissi, ma la mia espressione di smarrimento era evidente, mi dispiaceva, avevo conosciuto due brave persone e non potevo coinvolgerle più di tanto
– Stai tranquilla Rosa, devo solo fare chiarezza dentro di me, ora scusatemi vado a fare due passi, ho bisogno d’aria, vi ringrazio, torno tra poco.
E li abbracciai, erano emozionati, quando uscii dalla stanza, con la coda dell’occhio vidi Nico, aveva preso coraggio e le aveva preso la sua mano e stava parlando, lei se la portò sul cuore, fui contento, non so il perché e nemmeno il come, ma dopo aver avvertito Liam di continuare in cucina, mi ritrovai nei pressi dell’ospedale, scesi nel seminterrato, davanti la porta del reparto di rianimazione e cercai quella panchina di fronte all’ingresso, era lì che avevo sogggiornato tante notti in attesa di poter entrare e vederla.
Furono minuti terribili, chiudevo gli occhi e come in un film, le immagini mi passavano davanti agli occhi, dal mio primo incontro con lei all’ultimo ricordo quando l’avevo lasciata ancora in coma, si in coma, come sono stato stupido, iniziai a singhiozzare, non meritavo quella fine, ne avevo immaginata un’altra, certamente migliore, mi sentivo svuotato, senza forze, poi una mano calda mi accarezzò i capelli, mi girai era Patrizia la caposala, mi guardò fisso negli occhi
– L’ha fatto per te!
Alzai così violentemente la testa , la sfiorai per fortuna, urlai
– Cosa?
Lei saltò
– Se mi prometti di non agitarti, ti racconterò che cosa è successo!
Annuii
– Non sono stupida, avevo già notato qualcosa di diverso in lei, durante il giorno e la notte, a turno staccavamo le macchine in modo da farla respirare autonomamente e in una di quelle notti, lei non mi vedeva, ma mi trovavo dietro al vetro della stanza, la vidi chiaramente sveglia, dalla contentezza, non volendo, feci cadere una bacinella di alluminio “Chi è la?” mi disse, uscii fuori, era terrorizzata, aveva gli occhi fuori dalle orbite, quando capì che ero io, tirò un grosso sospiro di sollievo “Da quando stai meglio?”, nascose la testa dall’altra parte, poi con un filo di voce “Da ieri!”, meravigliata “Ma come? Sei vigile da ieri e non hai detto nulla? Quel povero ragazzo è stato con te fino alla mezzanotte e sei stata capace di non dirgli nulla?”, il suo volto si addolcì “Si Patrizia, non potevo, anche se avevo il desiderio di farlo, è stato così dolce, mi ha fatto ascoltare le canzoni, mi ha parlato di lui, di quello che stava facendo, finalmente stava ingranando nel lavoro, era soddisfatto…”, la fermai “E tu? Ti sei comportata così con lui, ma sai quello che lui ha fatto fino ad oggi?…” e le raccontai in conciso tutto dal momento del suo ricovero, mille espressioni colorarono il suo volto e alla fine iniziarono a scendere delle lacrime, mi preoccupai, il suo battito era accelerato “Che dolce, non lo dimenticherò mai, ma è meglio per lui se io sparisca dalla sua vita per sempre!”….
– Sparire, per sempre, ma perché?
Lei con fare materno mi aggiustò i capelli
– Si Rino, queste sono state le sue parole, quando le chiesi il perché mi raccontò tutta la sua storia, puoi immaginare la mia sorpresa, aveva paura, era cosciente che era una morta che camminava e…
– Come?
-…mi disse “Ora che sai tutto, capisci che non posso e non devo metterlo in pericolo, ti devo chiedere un piacere, puoi?”…
Ero attentissimo
-…ero ancora scioccata per quello che mi aveva raccontato, la guardai stupita “Cosa?” e lei “Dovrei fare due telefonate, mi presti il cellulare?”, automaticamente glielo diedi…e poi sai quello che è successo!
E si fermò esausta, non riusciva più a sostenere il mio sguardo, abbassai la testa per rialzarla subito dopo
– Due telefonate?
Disse di si, mi ricordai delle parole di Giosef, ma aveva parlato di una sola telefonata
– Hai sentito qualcosa?
Arrossì
– Si, mi sono allontanata, ma ho potuto ascoltare, la prima telefonata, ha detto un codice numerico e poi “Attendo contatto!”…
– E la seconda?
La guardai con ansia, ma vidi che era dispiaciuta
– Non ho capito nulla, parlava in inglese, l’unica parola che ho sentito per bene, è stata Parigi, se non sbaglio Rue Fellini bistrò “La dolce vita”!
Bingo, ecco dove poteva essere diretta, altro che Stati Uniti, mi alzai sorridendo e l’abbracciai
– Grazie, grazie, mi sei stata d’aiuto, ti farò sapere!
E la lasciai lì, interdetta!
Non mi era ancora chiaro quello che volevo fare, ma una cosa era certa, volevo rivederla, salutarla per…non lo so!
Volevo partire al più presto, ma nei giorni successivi dovetti sbrigare delle incombenze per ottenere il risarcimento, Nico si era finalmente dichiarato a Rosa e insieme mi accompagnarono all’aeroporto
– Cosa intendi fare?
Era Rosa
– Non lo so ancora, per il momento devo trovarla, è importante per me, so che se non lo faccio avrò sempre questo chiodo fisso che mi martella…
– Ma perché?
Era Nico
– Vorrei avere delle spiegazioni!
Mi abbracciarono, Rosa
– Ricordati che noi siamo sempre qui, per qualsiasi cosa, noi ci siamo!
E partii!
Grande fu la sorpresa quando finalmente arrivai in quella strada di Parigi, non era solo un bistrò, ma anche un vecchio teatro e non appena ne fui cosciente un flash di memoria mi colse all’improvviso, era uno di quei locali dove ci eravamo esibiti tanti anni prima, rimasi impietrito, all’ingresso del locale, un foglio avvertiva che per causa dei lavori interni, il bistrò era chiuso e la riapertura era prevista dopo tre giorni.
E così mi ritrovai su una panchina proprio di fronte all’ingresso, chiusi gli occhi e mi assalirono i ricordi…
“- Rino hai visto Ludo?
Avevamo da poco terminato il concerto, non ero in gran forma, era passato solo un mese dalla morte di mo padre ed ero ancora profondamente scosso, ma non potevo abbandonare il gruppo, eravamo all’apice del successo, i soldi arrivavano con la pala, eravamo contenti e felici di fare quello ci piaceva, suonare, alzai la testa e vidi una ragazza appesa al collo di Dino, strafatto all’impossibile, una cascata di capelli ostruiva la faccia della ragazza, poi un folata di vento caldo…”
Riaprii gli occhi e sentii all’improvviso un gran freddo, ecco, dove avevo visto quella ragazza, ecco perché aveva un’aria familiare, era Robin/Ivvy, oddio!
Sconvolto dal ricordo improvviso, mi alzai come una furia e proprio in quel momento si aprirono le porte del bistrot di fronte a me dall’altro lato della strada e li vidi, mano nella mano, erano proprio loro, sorridevano felici baciandosi, mi girai dall’altra parte, si fermò un autobus, si aprirono le porte, entrai
– Per dove?
Era il guidatore, aspettava, imbambolato continuavo a seguire con gli occhi quei due che si stavano allontanando, automaticamente
– Dove va?
– Marsiglia.
Scomparvero, salii, guardai l’autista e come un robot
– Per Marsiglia!
Mi sentivo annientato, il mio sogno era svanito, conoscerla, parlarle, tutto era andato in frantumi, era con Dino!
Il mio più caro amico, vederli insieme così felici, era stato un colpo per me, il capitolo era chiuso e così svanivano tutte le mie possibilità con lei, una cosa da non credere, Robin e Dino insieme! Mi rintanai agli ultimi posti del bus, non c’era quasi praticamente nessuno, mi accartocciai come se avessi mal di stomaco e piansi, piansi, tutte le lacrime che avevo e il dondolio del bus mi aiutò ad addormentarmi.
Quando mi svegliai era notte fonda, il bus era pieno di persone, mi sentivo rattrappito, cercai di allungare le gambe e sentii sottovoce
– Ahi!
Mi bloccai a mezz’aria, la voce proveniva dal basso, meravigliato mi guardai intorno, tutti dormivano, era evidente che c’era qualcuno sotto al sediolino, presi il cellulare e schermandolo inserii la torcia, adesso non si sentiva più nulla, con tutta la cautela, abbassai le gambe e poi mi misi in ginocchio e…
…accesi la torcia
– Ma che diavolo fai!
…era la voce di una donna, vedevo solo un cappuccio marrone e dei jeans, si era sistemata sotto il sediolino appoggiata sul mio borsone
– Che stai facendo qui sotto, chi sei!
Immediatamente
– Ma perchè non ti fai gli affari tuoi?
Disse stizzita, rimasi a bocca aperta, riaccesi la torcia
– Ma la smetti?

…segue…la sesta puntata il 2 marzo 2020…buona lettura.

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