10 febbraio 2020 – Terza puntata: “Una seconda opportunità” di Araldo Gennaro Caparco

10 febbraio 2020 – Terza puntata: “Una seconda opportunità” di Araldo Gennaro Caparco

10 febbraio 2020…

Terza puntata: “Una seconda opportunità”.

…un mio nuovo “romanzo spontaneo sgrammaticato” in diretta web ogni settimana, cinque pagine da condividere con voi!!

Prossima puntata il 17 febbraio 2020.

.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-….segue dalla seconda puntata del 3 febbraio 2020.

…non mi uscì del sangue, non vedevo nulla di appuntito, tastai bene con la mano e trovai una tasca minuscola nascosta nel trolley in fondo a sinistra, c’era una chiave, la presi e con il pezzettino di carta la riposi nel portafoglio.

Quella mattinata fu frenetica, non ci fermammo per un minuto e forse per la prima volta ruscii ad avere un incasso record e come sempre a fine lavoro, mi recai allo sportello della banca, distante pochi centinaia di metri per depositare la somma, si, non volevo avere soldi in contanti nel camper, spesso lo lasciavo per andare in ospedale e chiunque poteva entrare e rubare quello che c’era, all’ingresso notai la fila e mi misi in coda, nel prendere il portafoglio vidi la chiave e quel pezzettino di carta, fui distolto da un ragazzo che faceva volantinaggio, mi diede un foglio, lo ringraziai.

E tutto mi fu più chiaro!

Il volantino era la pubblicità delle poste italiane che promuovevano i prodotti postali, quella che mi colpì di più le cassette postali ubicate presso la stazione centrale, c’erano degli esempi con delle foto delle chiavi per accedere e tutto combaciava, ecco cosa erano quelle due cose che avevo trovato nel trolley, avevo due ore prima di andare in ospedale, mi allungai alla stazione e…

…tutto cambiò!

Non c’era nessuno davanti alle cassette postali, erano una marea, non so nemmeno il perché, ma la mano mi tremava mentre cercavo di aprire la 1254, c’era una busta formato A4 dentro, la presi e dopo aver chiuso la cassetta, mi allontanai per fermarmi in un bar poco distante della stazione ma non feci in tempo ad aprirla, squillò il mio cellulare, guardai era il numero della caposala

– Pronto?

Mi mancava il respiro, ma dopo un attimo fui preso dal panico

– Ivvy non c’è più in reparto e non si trova in tutto l’ospedale, abbiamo avvertito i carabinieri!

E chiuse la telefonata! Si scatenò il putiferio!

Quando raggiunsi l’ospedale, fui subito bloccato dai carabinieri, mi interrogarono come se fossi stato un delinquente, era presente una persona in abiti borghesi, ascoltava seduto senza battere ciglio, per fortuna vennero in mio soccorso la caposala e Nico che raccontarono la verità, quelle persone l’avevano già sentita da me, ma erano increduli, venne un agente che raccontò che dai filmati, Ivvy era scomparsa nel cambio turno e sempre dal filmato del retro dell’ospedale si vedeva chiaramente una grossa auto nera che aspettava per poi partire sgommando verso l’autostrada nell’alba.

Ero senza parole, solo poche ore prima l’avevo lasciata, non dava segni di ripresa, immobile e con gli occhi chiusi, e adesso? Scappata su un’auto con delle persone, in perfetta salute, ma allora stava bene!

Non capivo come poteva essere possibile, ma stranamente questo mi tranquillizzò un attimo sul suo stato di salute, ma fu solo per un attimo, prima che mi montasse la rabbia, perché fingere? A che pro?

Disorientato, dopo essere stato rilasciato dai carabinieri, mi avviai verso la metropolitana, stavo per scendere i primi gradini, quando una persona in salita mi diede uno strattone e disse in inglese

“Se fossi in te non scenderei, lascerei perdere, sei seguito!”

E scomparve!

Immediatamente feci dietrofront e mi imbattei in due grossi omoni con degli occhiali scuri e senza fermarsi sacramentando scesero i gradini della metro, aumentai il passo e ogni tanto mi fermavo per vedere se fossi ancora inseguito da qualcuno, fu proprio nei pressi di un bar e per una necessità biologica impellente, riuscii nell’angusta toilette maleodorante di quel bar ad aprire quella busta, per poco non mi veniva un accidenti, era un passaporto, era il suo, ma il suo nome non era Ivvy, ma Robin Write con un tesserino con la sua foto, era della FBI.

Iniziai a sudare freddo, ecco questo spiegava perché mi stavano seguendo, e ora?

Cosa mi dovevo aspettare?

Non ci volle molto per capirlo, arrivai affannato e senza fiato di corsa al camper, avevo ancora la borsa con gli indumenti di Ivvy/Robin,  Liam stava servendo dei clienti, mi avviai alla porta del camper senza farmi vedere da lui, ma mi bloccai all’improvviso, mi stavano aspettando, c’era quell’uomo in borghese dell’ospedale quando ero stato interrogato dai carabinieri  e quei due omoni della metro in attesa, non appena mi videro, mi sbarrarono la strada di fuga e quasi contemporaneamente mostrarono dei tesserini, erano dei servizi segreti italiani, l’uomo taciturno dell’ospedale, stranamente sorrise

– Non si preoccupi, non siamo venuti per lei, abbiamo fatto i nostri riscontri e tutto quello che ci ha raccontato combacia, siamo venuti solo per ritirare il trolley che le è stato dato dall’espositore Nico, quello della sua addetta alle vendite alla Fiera di Parma, ce l’ha lei, vero?

Non era una domanda, ma un’affermazione, deglutivo, giuro le parole non mi uscivano, sentivo il passaporto di lei sul torace, poi presi coraggio

– Certo, ma non posso darglielo!

Dissi con foga guardandolo fisso negli occhi, l’avevo stupito

– Perché?

– Perché non è mio!

Prese un foglio dalla tasca e me lo diede, c’erano solo tre frasi e lo stemma dei servizi segreti in alto, firmato dal Generale Caprì, comandante dei servizi segreti italiani, era una ricevuta per me dell’avvenuta consegna di un “elemento importante per una indagine internazionale”

– E ora?

Capitolai, entrò con me nel camper, agguantò con soddisfazione il trolley e la borsa che avevo in mano e scomparvero

Liam

– Che vi succede?

Sentivo la sua voce lontana

– Perché?

– Siete bianco pallido, vi sentite bene?

– No! Continua tu per piacere.

– Va bene!

Avevo paura!

Ecco quello che sentivo, una paura incontrollata, quale mistero c’era sotto, avevo con me due cose non mie e non avevo detto nulla, perché? Guardavo sul tavolo del camper il passaporto e la macchina fotografica, avevo timore a toccarla, perché Ivvy/Robin era scappata? Perché fingere di stare male? Perché prendermi in giro così?

Una sola cosa mi era chiara, quelle due cose non potevo certo tenerle per me, preparai un pacchetto e per paura che qualcuno mi stesse controllando, chiamai Liam, era in procinto di portare le cene a domicilio

– Ditemi?

– Tra le consegne, c’è anche la fornitura per la Trattoria “Da Rosa”?

Annuì

– Bene! Allora quando farai la prima consegna, porta anche questo pacco da parte mia e dille di metterlo da parte come sa lei.

– Va bene!

Aveva due grosse ceste in mano, ripose il pacco nella prima, sotto le ordinazioni e si avviò, solo allora, tirai un sospiro di sollievo. Quando tutto fu buio, un’ora dopo, uscii dal camper e mi avviai verso quella trattoria, la titolare Rosa, era una donna sulla cinquantina, ma ne dimostrava dieci anni di meno, era bella e molto corteggiata da tutti gli ambulanti del mercato, era vedova e non aveva figli, ci incontrammo una sera mentre stava per andare ad aprire la trattoria, ero da solo impegnato a preparare i piatti d’asporto, ero impegnato e non la notai, ma lei si mise in disparte e osservò tutto quello che facevo, alla fine mi chiese di acquistare uno dei piatti pronti fumanti, era una nuova potenziale cliente non volli essere pagato “Un omaggio ad una bella signore” fu sorpresa.

Si fermò di lato e gustò la pietanza, alla fine, acquistò dieci confezioni e notando la mia meraviglia mi disse che aveva una trattoria poco distante e quella sera li avrebbe fatti assaggiare ai suoi clienti abituali, invitandomi alla trattoria, quando avevo terminato di lavorare, cosa che feci e da allora ogni sera partivano delle pietanze per lei e i suoi clienti, visto il gradimento dei suoi clienti per quello che preparavo, mi iniziòa corteggiare per andare a lavorare da lei.

La ringraziai contento e le raccontai anche il perché non potevo lavorare per lei, di Ivvy e di quello che mi era capitato fino ad allora, alla fine aveva gli occhi che le lacrimavano, ma da allora nacque un rapporto bellissimo di reciproca fiducia e collaborazione, spesso le mandavo il ricavato della serata e lei lo custodiva nella cassaforte in modo che al mattino potessi versarlo in banca.

Ma non arrivai mai!

Ero a metà strada, nessuno passeggiava, il silenzio era totale, quando si sentì l’ululato di una sirena dei vigili del fuoco e quasi contemporaneamente squillò il mio cellulare, era Liam

– Dove sei, sta bruciando il tuo food truck!

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– Liam ma Rino dov’è?

Era Rosa

– Nella cella frigorifero!

– Benedetto figlio, si starà congelando.

Da un po’ di tempo mi assalivano dei momenti di panico e capitavano quasi sempre quando avevo già preparato tutto e finito di lavorare, iniziavo a pensare a tutto quello che era succcesso in così breve tempo e l’unica via d’uscita era la cella frigorifero

– Ma che stai facendo?

La guardai, aveva una rosa in mano, non mi nascosi, avevo il fazzoletto pieno di lacrime, mi venne vicino

– Stai bene?

Con lei non mi vergognavo di essere sincero

– No!

Appoggiò la rosa su un piano di lavoro e venne ad abbracciarmi

– Sei gelato, vieni andiamo fuori da questa cella, vuoi?

Così dicendo, mi prese sottobraccio e uscimmo, il calore di quel contatto mi fece bene, cercai di sdrammatizzare

– Quella rosa è per me?

Ci riuscii, le strappai una risata

– Sciocco, c’è di là Nico che ti vuole parlare.

Ecco chi era stato a darle la rosa, la fissai negli occhi

– Ti piace?

Voltando la testa

– Chi?

– Quello che ti ha portato la rosa, scommetto che è stato un certo Nico che mi aspetta in sala.

Arrossì

– Ma dai!

– E’ un brav’uomo, oramai è quasi un mese che viene qui tutte le sere e certo non viene per me, questo l’hai capito vero?

Sorrise, ma non mi rispose.

E già, è passato quasi un mese, quella sera quando raggiunsi il mio furgone, non potetti fare nulla, c’erano i vigili del fuoco, tentavano di spegnere l’incendio, ma era quasi tutto distrutto, di corsa eludendo la loro sorveglianza mi fiondai verso il camper dietro, c’era tanto fumo, lo trovai vandalizzato, riuscii a recuperare solo una valigetta con i documenti, avevano messo tutto a soqquadro, dopo rimasi paralizzato all’ingresso, fino a quando due robuste braccia mi allontanarono, ma mai, dico mai, potrò dimenticare quella scena, tutto quello che avevo creato, distrutto in così poco tempo.

I carabinieri dopo le indagini sul caso, mi consigliarono di fare una denuncia contro ignoti, i vigili del fuoco, avevano trovato due taniche di benzina collegate ad un timer, l’incendio era stato procurato, quindi depositai la denuncia all’assicurazione corredata dalle fotografie dei resti carbonizzati, in poco tempo si formò una piccola folla, ma la prima ad arrivare fu Rosa, ero distrutto, dentro e fuori, mi stette accanto con Nico e Liam, alla fine singhiozzando

– Mi hanno ucciso, non so dove andare!

Parlavo da solo e ripetevo sempre la stessa frase

– Non sei solo!

Mi girai, era lei che aveva parlato…

…il prossimo appuntamento per la quarta puntata il 17 febbraio 2020…buona lettura

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