3 febbraio 2020 – Seconda puntata: “Una seconda opportunità” di Araldo Gennaro Caparco

3 febbraio 2020 – Seconda puntata: “Una seconda opportunità” di Araldo Gennaro Caparco

3 febbraio 2020…

Seconda puntata: “Una seconda opportunità”.

…un mio nuovo “romanzo spontaneo sgrammaticato” in diretta web ogni settimana, cinque pagine da condividere con voi!!

Prossima puntata il 10 febbraio 2020.

Araldo Gennaro Caparco


– Scusami, sono stato impegnato, ma ce l’ho fatta!
Ero contento, mi aspettava, stranamente nel rivederla mi sembrava che avesse un’aria familiare, mi ripresi immediatamente pensando ad una sciocchezza, fui distratto dall’avvicinarsi di una persona alle sue spalle, lei seguì il mio sguardo e lo vide, mi prese immediatamente per mano
– Venga le faccio vedere il food truck.
E mi trascinò verso l’automezzo, l’uomo
– Ivvy, non è possibile, tra poco suona la sirena di chiusura della fiera e dobbiamo andare.
Ma lei incurante delle sue parole
– Venga, le faccio vedere.
E così entrammo nell’automezzo
– Scusami, ma non potevo fare in altro modo, oggi è l’ultimo giorno della fiera, almeno qui non entrerà nessuno.
Non ascoltavo nulla, guardavo solo la sua bocca, era bella e a forma di cuore, rimasi incantato, mi venne un’idea
– Se vuoi ti aspetto fuori, nulla di impegnativo, mi farebbe piacere, andiamo a mangiare una pizza come due vecchi amici, conosco un posticino poco distante, è carino, è confortevole….
Mi fermò, con la sua mano appoggiandola sulla bocca, inalai tutto il profumo che potevo, chiusi gli occhi per poi riaprirli immediatamente, annuì contenta e uscimmo, mi feci da parte per farla uscire per prima e…
…tutto accadde in un attimo, un pannello radiante si staccò dalla cupola e la colpì di striscio, feci appena in tempo a rientrare nell’automezzo e la vidi lì per terra con il sangue che le usciva dalla testa.
Urlai e non si capì più nulla, dopo poco si sentì la sirena dell’autoambulanza!
Mentii spudoratamente in ospedale, seguivo l’autoambulanza in modo spericolato, entrò in pronto soccorso e in codice rosso in sala operatoria, volevo seguirla, ma mi fermarono
– Lei è?
Immediatamente
– Il suo… fidanzato, fatemi andare, voglio vederla…
Ma fui bloccato da due agenti della sicurezza, mi portarono di peso nella sala d’aspetto
– Stia qui!
Ecco quello che successe in quella giornata indimenticabile, paonazzo mi guardai intorno, c’era quell’uomo che mi fissava, era quello della fiera, si avvicinò
– Non sapevo che avesse un fidanzato qui in Italia, ora capisco, perché ha accettato, ecco tenga.
E mi diede il suo cappotto e la sua borsa, non dissi nulla
– Non si preoccupi, vedrà si riprenderà!
Singhiozzavo, se solo non l’avessi raggiunta in serata, nulla sarebbe accaduto, ma ora? Chissà colpito dalla mia reazione, abbracciavo con forza quello che mi aveva dato, disse con una voce dolce
– Stia tranquillo, vedrà tra poco avremo buone notizie.
Ma così non fu!
Arrivò un agente, mi scortò dal medico di servizio, dalla borsa presi i suoi documenti per la registrazione e mentre lui digitava al computer
– Dottore?
E lui scuotendo la testa si alzò e con fare premuroso e preoccupato mi strinse la spalla con la mano
– E’ in coma!
Ero sul punto di sentirmi male, mi cadde il mondo addosso!
Lui continuava a parlare ed io ascoltavo come se fosse stato lontano chilometri, il pannello aveva colpito la parte superiore del cranio, era stata operata per rimuovere un edema, ma aveva perso i sensi ed era nello stato incosciente del coma.
I primi cinque giorni furono terribili, Nico, quell’uomo che l’aveva assunta faceva la spola tutti i giorni ed io non mi spostai dall’ospedale, era nel reparto di rianimazione e aspettavo con ansia il momento di entrare e starle vicino, ma era…
…difficile esprimere a parole quello che sentivo, ero vuoto dentro, non mangiavo da giorni, tant’è che il personale del reparto con dolcezza mi obbligarono dopo un poco a mangiare qualcosa
– Se non stai bene, lei come farà a riconoscerti?
Li accontentai di malavoglia, fu allora che presi quella decisione, non mi sarei allontanato da lei!
Nico mi assicurò che tutte le spese mediche sarebbero state coperte dall’assicurazione, la dirigenza della fiera stava valutando il risarcimento dopo aver appurato che il pannello non era stato posizionato correttamente, mi portò il trolley con le sue cose prese dall’albergo dove pernottava, ero pallido, gli occhi fuori dalle orbite, scavati, non dormivo da ore e raccontai realmente come stavano le cose, lui era stupito e colpito dalle mie parole con aria più dolce
– Posso fare qualcosa per te?
– Si, voglio acquistare quell’automezzo, mi puoi aiutare a trovare un camper per trasportarlo, lo userò come casa in attesa che lei si sveglia, perché lei si sveglierà, ne sono certo!
Con le lacrime agli occhi, disse di si.
In un sol giorno, perfezionai i passaggi di proprietà, presi le mie cose a Lecco e mi trasferii nella mia casa mobile alla periferia di Parma, ancora non sapevo bene cosa stessi facendo, ma allontanarmi da lei no, mi sembrava di tradirla, quella notte tenendo la sua mano nella mia, decisi cosa fare.
Avrei utilizzato il food truck e mi sarei posizionato dopo essermi organizzato con il mio automezzo nei giorni della settimana in prossimità del Tribunale di Parma e nei fine settimana in trasferta a San Pellegrino Terme, non ero un grande Chef, ma avevo la qualifica per le fritture e la griglie, dovevo decidere cosa fare e la scelta fu improvvisa, in questo mi aiutò il ricordo di mia nonna, si divertiva con me quando ero piccolo in una gara sulle polpette, ecco cosa avrei fatto, avrei proposto dei piatti pronti d’asporto in tutte le sue variazioni regionali con un contorno di verdura polpette fritte o al sugo.
Nico mi aiutò con le autorizzazioni amministrative per la qualifica di ambulante, ero eccitato, non vedevo l’ora di iniziare, in questo modo potevo essere vicino a lei, passai la settimana successiva a studiare le pietanze e al quindicesimo giorno, iniziai la mia avventura e ogni volta che entravo nel camper guardavo quel trolley, ma non osavo aprirlo.
Mentalmente troppo impegnato a pensare ad Ivvy e purtroppo in ospedale ogni giorno ricevevo la stessa risposta
– Nessuna novità, mi dispiace!
…mi diceva Patrizia la caposala senza guardarmi negli occhi, era gentile e affettuosa con me e non mi piaceva mentirle e dopo poco le raccontai la verità, le dissi che non ero il suo fidanzato e cosa era successo veramente, lei capì e non raccontò nulla a nessuno, contenta della mia confessione, mi fece entrare nella stanza e come sempre mi sedevo vicino a lei e le prendevo la mano, raccontando tutto quello che avevo fatto in quella giornata, poi nei giorni successivi iniziai a raccontarle la mia vita, portavo con me il registratore e spesso le facevo ascoltare le nostre canzoni, quelle del nostro gruppo musicale di un tempo, iniziando sempre con il nostro cavallo di battaglia “Sognando California”, era la canzone che avevamo utilizzato per il primo provino, quella che ci aveva portato fortuna.
Dentro di me continuavo a chiedermi il perché di quello che stavo facendo, una follia, stavo rimodulando la mia vita su una persona che nemmeno conoscevo, mi ero auto assunto una responsabilità che non mi competeva, avevo quasi ridotto al lumicino le mie finanze in questo assurdo progetto culinario, perché?
Poi la guardavo, era lì inerme, senza nessuno vicino, con gli occhi chiusi, era molto bella, forse era per questo che stavo facendo tutto questo mi dicevo e pregavo che si risvegliasse, il personale medico era abituato alla mia presenza e facevo finta di non vedere la loro commiserazione quando mi trovavano al suo capezzale, qualcuno più coraggioso, dopo aver fatto i rilievi quotidiani su di lei, mi accarezzava la spalla per incoraggiarmi, ed io senza guardare
– Si riprenderà, lo so!
Il primo mese del nuovo lavoro fu un disastro, dopo il primo impatto positivo e gratuito, le vendite scemarono notevolmente, non riuscivano nemmeno a compensare le mie trasferte a San Pellegrino Terme, tant’è che decisi di cambiare luogo e mi posizionai stabilmente nella zona mercato, il food truck l’avevo modificato con fornelli ad induzione e creai una griglia esterna con un camino ad assorbimento per non affumicare i vicini, dopo l’intervento di Nico e del Sindaco avvertito da lui della mia situazione, mi trovarono un posto periferico del mercato, ero posizionato sotto due grossi alberi, lì avevo la fortuna di non dare fastidio a nessuno, di spalle, posizionai il camper e avevo tutto il necessario, acqua e luce, raggiungevo l’ospedale con la metropolitana e avevo dovuto vendere anche l’auto per andare avanti.
Avevo organizzato il lavoro, in modo da preparare la sera prima la carne per le polpette, le conciavo e poi restavano a frollare nel frigorifero tutta la notte, la mattina preparavo le prime dieci vaschette pronte con vari contorni, insalata, riso in bianco, al pomodoro, con i fagioli, con i ceci e alle spezie, ne lasciavo una parte pronta per prepararle al momento, il mercato solitamente si affollava la mattina ed era quello il momento della vendita, ma a fine giornata, i miei conti erano sempre in rosso, non usavo la plastica per i contenitori, ma quelle vaschette riciclabili che avevo notato sul mercato inglese.
Il pomeriggio andavo in ospedale e la sera ero l’unico in attività in un mercato vuoto, cercavo così di raggiungere quelle persone che tornavano a casa dall’ufficio e da me potevano trovare qualcosa di pronto da riscaldare una volta a casa, i commenti erano positivi, ma mi mancava quella spinta iniziale che avrebbe potuto far decollare l’attività, stampai volantini, li consegnai personalmente a tutti i venditori del mercato, ai negozi vicini ma…una mattina…alla fine del secondo mese, un colpo di fortuna.
La provvidenza non si era dimenticata di me!
Quella notte, ero agitato e contento ma non per il vento che fuori infuriava, ma perchè la sera prima mi avevano telefonato dall’ospedale per darmi una piccola buona notizia, sembrava che Ivvy iniziasse leggermente a respirare quando le staccavano il tubo dell’ossigeno, insonne ed elettrizzato mi alzai, erano le tre di mattina e pur di tenere impegnata la mia mente in altro iniziai a preparare i piatti di quella giornata, per le cinque ero già pronto, sentivo le squadre del comune che stavano pulendo l’area del mercato dalle foglie, decisi di iniziare a lavorare, saranno stati i fumi delle fritture, sarà stata l’aria fredda intorno, qualcuno sbirciò quello che stavo facendo, poi senza accorgermene mi resi conto, erano incuriositi, ma notai dalla loro espressione che forse il costo era troppo alto, e qui, mi venne l’idea, presi un cartone bianco e con un pennarello rosso
“Eccezionalmente e per tutte le mattine, siamo lieti di proporre le nostre prelibatezze calde al cinquanta per cento fino alle ore 08.00 – Le FrittuRino!”
Fu la molla e feci centro!
Per le otto avevo finito tutto quello che avevo già preparato, ma non solo, quelle persone con il passa parola, raccontarono tutto agli altri esercenti del mercato e da allora tutto iniziò ad andare per il suo verso, tant’è che dopo quindici giorni, trovai un giovane che voleva lavorare con me e lo presi come apprendista, Liam.
Ivvy, ancora non si era svegliata, ma c’erano delle buone probabilità di uscire dal coma, pregavo di poter assistere al miracolo e quando la caposala mi chiese di portarle delle altre vestaglie e camicie da notte sorridendo in modo complice
– Tutto può avvenire da un momento all’altro!
Volai verso casa, senza nemmeno prendere la metropolitana, ero sul punto di acquistarle quello che le serviva ma spostando una coperta nel camper, vidi il trolley, forse era arrivato il momento di aprirlo, di certo sarebbe stata più contenta di indossare i suoi capi di vestiario pensai e d’istinto la poggiai delicatamente sul letto e…
…aperto, mi venne quasi un mancamento, il suo profumo mi investì, iniziai a lacrimare, tutto era in ordine, piegate con una grande meticolosità e con molta delicatezza spostai i capi di abbigliamento intimo e presi una borsa per riporre due vestaglie e tre camicie da notte, strano, c’erano delle iniziali, ma non erano con la I, ma una R, non mi soffermai molto, in fondo sulla destra c’era una scatola, piuttosto grande, la presi e trovai una macchina fotografica di ultima generazione elettronica, togliendo la custodia vidi svolazzare un minuscolo pezzo di carta, lo presi e sopra veniva riportato “C.P.1254”, riposi tutto di nuovo nel trolley, tranne il pezzettino di carta, sentii bussare alla porta del camper
– Rino, ci sei?
Era Liam
– Si, dimmi?
– Inizio ad aprire, fuori ci sono le persone che aspettano.
Cavolo, non mi ero reso conto dell’ora
– Certo, vengo subito!
E quindi con una certa fretta stavo riponendo le ultime cose e non so nemmeno il perché, presi la macchina fotografica e la misi nell’ultimo cassettone della dinetta matrimoniale del camper, poi riponendo il resto qualcosa mi graffio la mano destra…

…segue…la terza puntata il 10 febbraio 2020…buona lettura.

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